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welfare

Abbiate fiducia

Nel giorno in cui Gianfranco Fini, tutto teso a marcar differenze con Berlusconi, sbarca sulla stessa spiaggia culturale del poeta delle bagnarole Paolo Ferrero, il governo media sul welfare. O almeno ci prova, nell’indifferenza generale di chi è stato così fesso da andare al referendum estivo pensando che qualcuno ne avrebbe tenuto conto.

Invece procedono febbrili i contatti tra diniani e comunisti per arrivare ad un compromesso che non rappresenti alcuna delle posizioni di principio enunciate negli ultimi mesi così tutti voteranno qualcosa che potranno rimproverare ai fratelli coltelli della maggioranza.

 

In morte del sistema contributivo

Adesso sono proprio curioso di vedere come vota Dini quando sarà chiamato ad esprimersi sulla controriforma sindacalconfindustriale del sistema previdenziale perché dovrà mettere la sua firma sulla condanna a morte della sua riforma delle pensioni.

Tra i tanti punti e punticini del protocollo sul welfare, infatti, ce n’è uno piccolo piccolo che riporta il paese indietro di 20 anni e cambia un’altra volta, di fatto, il sistema di calcolo delle pensioni.

 

Uccellacci e uccellini

Vi è un qualcosa di enormemente malato nella polemica sui brogli nel referendum sul Welfare che in queste ore sta montando tra politici e sindacalisti. Una polemica che dovrebbe infiammare il pubblico, e invece, come si legge dalle cronache dei giornali on line, si è già sopita. Cosa è successo?

 

Pesi e misure

Dal Corriere:

«I lavoratori - dice Ugo B., da 10 anni alle Carrozzerie - sanno benissimo che se ci fosse stato un altro governo ci sarebbe anche stato un altro tipo di mobilitazione sindacale». Insomma, sostengono in molti, se ci fosse stato un governo Berlusconi gli operai sarebbero scesi in piazza. «Invece i sindacati non hanno fatto il loro dovere. Per l’articolo 18 siamo andati in tre milioni a Roma, bisognava fare altrettanto»

Tanto per mettere i puntini sulle "i" e per ribadire che quello che c'è scritto qua non è proprio fuori dal mondo.

 

Epifania

Probabilmente è una richiesta eccessiva, ma forse sarebbe anche arrivato il momento che ognuno cominciasse a stare al posto che gli compete visto che, se anche ci stesse, non si capirebbe lo stesso un accidenti.

Una delle organizzazione che invade sempre più spesso il campo è, tanto per cambiare, la CGIL la quale, molto tempo fa, faceva il sindacato dei lavoratori. Almeno, così diceva di fare. Oggi, al contrario, posto che più della metà dei suoi iscritti sono pensionati per cui diventerebbe assai arduo per la CGIL sostenere di essere ancora un’organizzazione che persegue lo scopo statutario che si è data alle origini, la truppa guidata da Epifani è diventata un vero e proprio partito.

 
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