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Unipol

Clementina Forleo fan club

Son due giorni che leggo post su post del Clementina Forleo fan club, quasi tutti comparsi sulle pagine della nostra città virtuale, e non riesco a vincere molte perplessità sulla vicenda.

Ora, a parte la considerazione quasi ovvia che ogni “partito dei magistrati” mi sembra un rimedio peggiore del male, quello che più mi stupisce è la memoria corta di molti di coloro che oggi strillano contro l’operazione di regime. Clementina Forleo è lo stesso magistrato che ebbe a pronunciarsi a favore di Mohamed Daki e del suo gruppo di pastori di kamikaze riconoscendo loro lo status privilegiato di guerriglieri invece di quello meno nobile di terroristi. Di fatto, prese una decisione “ideologica” motivandola con una personalissima tesi sull’impossibilità di stabilire un legame diretto tra attività di reclutamento e di finanziamento con le azioni effettivamente intraprese dagli arruolati.

 

Quando il cognome diventa professione

Tutti quanti, compreso chi scrive, ci riempiamo la bocca con la parola “democrazia” e non ci rendiamo conto che continuiamo a credere che la nostra illusione sia la realtà. Poi, ti svegli un giorno e scopri che Matrix ti ha fregato un’altra volta e la retina comincia a percepire qualche stringa verde in campo nero che scorre e disturba l’immagine del solito mondo che pensiamo di avere di fronte.

Succede stamattina leggendo della faccenda Unipol e di come va sviluppandosi la questione, ma senza addentrarsi nella polemica sul confine tra tifo e diritto penale. Basta scoprire che nessuno, tranne un ignoto burocrate della Camera, aveva nemmeno ipotizzato che D’Alema potesse non essere deputato al Parlamento italiano nel periodo in cui si sono verificati i colloqui telefonici tra lui e la cordata degli scalatori.

 

Le spiegazioni di Latorre accusano e non assolvono

Con questi qua l’accordo non è possibile. Punto. E’ tempo perso mettersi a discutere della rava e della fava perché noi partiamo da un concetto di legittimità e di normalità dell’azione politica che non coincide con quello degli eletti. Il problema, in fondo, sta tutto lì.

Per rendersene conto basta leggere la lettera accorata che Nicola Latorre ha spedito agli orchi complottisti del Corrierino e che, dal suo punto di vista, dimostra la sua totale estraneità ad eventuali illeciti.

Ecco, la sua idea di cosa sia legittimo fare per un politico si desume da questi illuminanti passaggi:

“[…] da più di due anni i mass media disquisiscono con asserita competenza su argomenti estremamente delicati e complessi e che costituiscono oggetto di valutazione da parte di alcune Procure della Repubblica.”

 

Giudicare un giudice

Il capo dello Stato minaccia un giudice, come sempre col coraggio dell’anonimato, a cui è scappata di bocca una grave accusa su due pezzi grossi della maggioranza. Se il parlamento concederà l’autorizzazione a procedere, i due politici potrebbero finire sotto inchiesta per le loro responsabilità nel tentativo di acquisto di una grande banca nazionale da parte della compagnia assicurativa facente capo al loro partito. Invece di scatenare un’ondata di indignazione verso i due politici rossi, non solo per la vergogna, è quel giudice a finire nel mirino dell’intera classe politica. E’ scattata una corsa al linciaggio politico del magistrato condannato per direttissima per aver diffamato la rispettabilità della politica. Niente indulto, niente sconti di pena per il reato di lesa maestà. E’ lo scambio di ruoli tra la giustizia accusata di violare la legge e una politica che fa la parte dell’innocente solo perché accusata. Non fanno più scandalo i rapporti perversi tra politica e finanza.

 

Non è successo niente

Ha ragione Massimo D'Alema: non è successo niente, tutto normale. Era solo una questione privata che non ci riguarda. Ognuno, del resto, è libero di esprimere le proprie passioni come crede. Io, per esempio, tifo Juve. Lui tifa Unipol.

 

Scoperta sensazionale: la biodiversità politica non esiste

Un piccolo gruppo di ricercatori giudiziari ha fornito le prove di ciò che si sospettava da tempo, almeno al di fuori della corrente di pensiero sostenuta da anni dal mondo accademico ufficiale. Dopo un anno di appostamenti in mimetica, sono stati rivelati i risultati di una ricerca destinata a fare rumore e a mettere in discussione la verità ufficiale dei circoli degli intellettuali secondo la quale elettori ed eletti italiani appartengono storicamente a due distinte categorie antropologiche, quella dei moralmente superiori e quella dei moralmente inferiori. Gli esperimenti condotti in ambiente sterile dimostrano che la differenza, fino a ieri attribuita ad una diversa codifica del DNA, è molto meno profonda e che, di conseguenza, non si può parlare di due razze distinte.

 

La Repubblica delle banane

Il governo ha stabilito, a suo parere, che Roberto Speciale è un bugiardo. Non si capisce allora perchè si voleva far accomodare il generale della Guardia di Finanza alla Corte dei Conti (passaggio peraltro bocciato dalla stessa ragioneria di Stato dato che l'avvicendamento non è stato firmato). Un controsenso che determina la cattiva buona fede del governo in carica che prima ha detto che Speciale è un falso dandogli però poi un contentino per tenerselo buono, aumentando ancora di più i sospetti in questa vicenda. Il massimo però lo abbiamo toccato ieri sera a Palazzo Madama. A mia memoria mi è difficile ricordare quello che ho visto dal canale satellitare del Senato. Si votavano infatti le mozioni e gli ordini del giorno presentati sia dalla maggioranza che dall'opposizione riguardo l'operato del governo nel caso Visco/Unipol/Speciale.

 

And now ... Match Race!

Ho visto cose che voi umani ... Stamane a Radio24, tal On. LaTorre stretto collaboratore di d'Alema non si vergognava di sostenere che 'sto Speciale i panni sporchi li dovrebbe lavare più discretamente! Anche secondo l'Annunziata, uno dei tanti giornalai affetti da strabismo (ma non di Venere),  'sto rifiutar le "promozioni" da parte del Generale sarebbe palese violazione di quel senso dello Stato che dovrebbe animare ogni militare, perchè 'nzomma, "qui si mette in crisi il primato della politica". Sic. Mi domando: ma c'è veramente qualcuno, loro inclusi, talmente abbruttito da credere a cotali ribaltamenti di frittata?

 

Un silurato "Speciale"

Alla fine è successo quello che noi tutti temevamo. Era purtroppo nell'aria e ormai, conoscendo il governo in carica, c'era da aspettarselo. Da oggi la Guardia di Finanza e sotto le direttive di palazzo Chigi. In un modo bislacco, Romano Prodi ha salvato, si il suo governo, ma minato nel profondo la democrazia, sempre si possa ancora parlare di democrazia nel nostro paese. Il voto previsto per la prossima settimana in Senato è stato congelato ritirando le delege sulla Gdf attribuite al viceministro dell'economia Visco, ma destituendo il generale Roberto Speciale, come tra l'altro si stava provando a fare ormai da qualche settimana, dopo la pubblicazione, del Giornale di BelPietro, delle deposizioni dello stesso generale sul caso Unipol. Questo caso è veramente incredibile, come è incredibile, in alcuni casi, l'atteggiamento dei media nell'affrontarlo. Di certo invece sta provocando, e meno male, una tempesta politica non da poco.

 
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