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tolleranza zero

Giri di vite e giri di valzer

Ancora tre settimane di pazienza e l’Italia verrà finalmente guarita dalla piaga della microcriminalità: giusto il tempo di studiare qualche provvedimento speciale e urgente e sarà scritta la parola fine sulle promettenti carriere dei lavavetri, dei graffitari, dei parcheggiatori abusivi, dei questuanti molesti e dei clienti delle prostitute stradali (sulle altre, anche Valzer Veltroni sorvola amabilmente).

In una botta sola, le città saranno ripulite della presenza di questa varia umanità, prima blandita con la promessa dell’eden occidentale a disposizione di chiunque avesse qualche migliaio di euro per pagarsi un confortevole viaggio in canotto verso Lampedusa, poi scaricata sotto la pressione della “ggente”, cioè quella sulle cui spalle è stato messo il problema nella speranza che nessuno dicesse bao.

 

La giustizia etica della tolleranza zero

In questo Paese non avremo mai, credo, un sistema giudiziario normale. E non solo per il fatto che un giudice è pur sempre un essere umano, ma soprattutto perché chi dovrebbe scrivere le leggi ama al punto la filosofia della norma che si dimentica spesso di scriverla in termini il più oggettivamente possibile applicabile.

Naturalmente, un sistema giudiziario assolutamente oggettivo e infallibile non esiste, ma tra il modello italiano e uno appena decoroso esisterà pure una via di mezzo alla quale, almeno, provare ad assomigliare. Qua, lo sanno anche i muri, il numero delle leggi è talmente vasto che la contraddizione è diventata l’abitudine per cui una supposta violazione imputata a qualcuno nasconde sempre un’eccezione o una deroga presentabile dalla difesa. Non c’è da stupirsi se le cause durano un’eternità e se ogni sentenza diventa inevitabilmente opinabile, anche salendo le scale dei tre gradi di giudizio ai quali ognuno ha diritto.

 
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