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tasse | La Voce del Padrone
 

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tasse

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Tax vobiscum

Ammetto di non essere un esperto di macroeconomia e di scienza delle finanze, ma l’ultima uscita del pupazzo che sta a Palazzo Chigi mi sembra un tantino difficile da capire. Romano Prodi dice che è inutile tagliare le tasse e aumentare di poco i salari se poi l’inflazione (cioè l’aumento dei prezzi) si mangia le concessioni del re.

In compenso, sembra che in molti a sinistra siano rimasti vittima della saudade dei prezzi amministrati così, siccome non ce la fanno a tenere il passo e a reagire al cambiamento, preferiscono la via della cristallizzazione della realtà per decreto. Una meraviglia di programma economico sul quale hanno già chiesto lumi le principali “democrazie” latinoamericane che sembrano assai interessate al progetto.

 

Il piccolo scrivano fiorentino

La moda della lettera al quotidiano nazionale prende piede e oggi è il turno di Lamberto Dini, compagno della governatrice del Costarica, quello che si è inventato lo schema del voto a favore determinato da una convinzione contraria.

Questo artista della liberaldemocrazia non finisce di stupire e ci tiene a sviluppare una teoria logica che i più hanno faticato non poco a comprendere. Secondo l’ex mammasantissima di Bankitalia, nella coalizione di governo trionfa il partito del tassa e spendi, almeno a dar retta alla serie di provvedimenti (tutti appoggiati da Dini medesimo) che hanno portato ad un aumento della spesa pubblica di qualcosa come 37 miliardi di euro interamente finanziati col furto fiscale.

 

Bellissimo bamboccione

Anche io credo che chi rimane in casa con mamma e papà fino a quarant’anni possa essere considerato un “bamboccione”. La scusa della “congiuntura economica” non regge. E’ solo un paravento per non prendersi le proprie responsabilità di fronte alla società e di fronte a se stessi. Il problema però non è tanto in questa critica - che alla fine lascia il tempo che trova perché ognuno di noi ha la sua storia – ma nel Ministro dell’Economia, che non può permettersi, come rappresentante degli italiani, di dire cose del genere. Quando i nostri politici capiranno che nella posizione che ricoprono non è possibile dire quello che si vuole, non sarà mai troppo presto.

 

Il dilemma fiscale tra pagare e non pagare

Da più parti, specie da quelle della santa alleanza governo-sindacati-confindustria, si leva periodicamente la scomunica nei confronti di chi non paga le tasse. Personalmente, non so se l’evasione sia ragionevolmente stimabile nei 100 miliardi di euro (o 200, chi lo sa?) e credo che non lo sappia nessuno, altrimenti sarebbero già andati a prenderli.

Sicuramente, si tratta di cifre consistenti e di un fenomeno assai diffuso e altrettanto certamente hanno le loro ragioni quelli che il “pagare meno, pagare tutti” l’hanno eletto a programma politico.

 

Anche Bin laden scopre che il problema sono le tasse

Se anche Osama Bin Laden, che fra tutti i leader mondiali non è certo il primo che spicca per il suo “savoir faire”, ha capito che il vero problema sono le tasse (come abbiamo visto e sentito dal suo ultimo video diramato in etere pochi giorni fa), c’è da chiedersi allora com’è possibile che in Italia ancora non ci si arrivi. E fa specie che sia proprio una cultura come quella islamica radicale, rimasta al ‘400, ad averlo capito prima dell’Italia.

 

Tagli alla spesa pubblica? Ditelo ai ministri..

E’ proprio vero, Tommaso Padoa Schioppa è la classica voce che urla nel deserto. Il ministro ha più volte ribadito che nell prossima finanziaria vi saranno tagli alla spesa pubblica per 21 miliardi di euro.
Peccato però che i vari ministri (e non sono certo pochi..) abbiano a gran voce reclamato finanziamenti per un totale di 31 miliardi di euro. Allora chi la spunterà? C’è da credere che la spunteranno i vari ministri, se non altro per superiorità numerica schiacciante.
Allora come sarà possibile sostenere questa ingente necessità di denaro? La risposta la conosciamo tutti e suona dolcissima per il governo: tasse!
Da notare che non si parla più di diminuzione delle aliquote, bensì di invariabilità delle stesse: detto in soldoni, se ci va bene continueremo a pagare lo stesso (eccessivo) ammontare di tasse.

 

Quel gran "calibro" di Umberto Bossi

Dico "calibro" perché, ovviamente, trattasi di pistola (che se chi legge è del Nord sa benissimo quello che vuol dire). Delle sue fucilate e pistolettate però ne abbiamo ingoiate parecchie, perché se è vero che i pallettoni fanno male quando però è il momento di andare a votare si aprirebbero ai bracconieri persino le oasi del WWF. E mentre eravamo tutti trafelati a disfare le valige e a prepararci a tornare a lavorare, ecco che ti spunta invece lo sciopero fiscale di Umberto Bossi, un “cadeau” pre-settembrino che suona molto di propaganda è poco di tattico.

 

Quand'è che Cesare ci restituirà quel che non è di Cesare?

Oscar Giannino[*] parla dell'altra faccia del pianeta tributario: i crediti vantati dai contribuenti nei confronti dell'erario, una somma che potrebbe facilmente arrivare a 26 miliardi di euro.
I decenni necessari per ottenere un rimborso, il paradosso della necessità di prestare garanzie per poter presentare domanda di rimborso, gli interessi irrisori sulle somme ingiustamente trattenute, se comparati a quelli dovuti in caso di debiti fiscali: quando si tratta di gestione delle materie fiscali, è proprio il governo il primo a predicar bene ed a razzolare malissimo, a dare un pessimo esempio di comportamento moroso ed arrogante, quasi a rimarcare continuamente quanto il contribuente italiano sia un suddito, non un cittadino.
Perché non cominciare a correggere questa palese ingiustizia, destinando il nuovo "tesoretto" al ripianamento di parte dell'ingente debito che lo Stato ha nei confronti del popolo italiano?
 
[*] Libero, 25 Agosto 2007

 

Where Taxes go 2008

Taxes

Qualcuno si chiede, anch'io mi chiedo, sarà mai possibile visualizzare lo spending statale? Vedere dove vanno tutti quei miei soldi "moralmente" versati al fisco-visco? La risposta per l'Italia per adesso non ce l'abbiamo, ma in compenso abbiamo un ottimo esempio di trasparenza e chiarezza, pure grafico, guarda caso dagli Usa. Si chiama Death and Taxes 2008 Poster: trovate il link su Abr's No Comment, il tumblelog di Abr, in data 23/8.
Viene presentato così: A visual guide to where your federal tax dollar go. Bellissimo esercizio di information design - e di democrazia reale. Chi paga le tasse federali - negli Usa - può vedere a colpo d'occhio e in proporzione in che programmi vanno a finire i suoi soldi.

 

Ancora tasse, ancora sulle tasse

Stabilito che anche Dio desidera che le tasse si paghino, il governo pare si voglia mettere subito al lavoro per aumentarle, stavolta “riallineando” le aliquote sulle rendite finanziarie attraverso l’adozione di un’aliquota unica al 20% sui guadagni derivanti da investimenti sul mercato dei quattrini, BOT inclusi. Era scritto nelle sacre tavole del programma unionista e non c’è da sorprendersi se questo punto troverà applicazione senza tanti scontri nella maggioranza perché, quando si tratta di passare all’incasso, sinistra riformista e sinistra radicale diventano improvvisamente un sol uomo e agiscono con lodevole compattezza. Così, mentre c’è un pezzo di paese che comincia a prendere in seria considerazione lo sciopero fiscale, cioè l’idea neanche tanto bislacca di non pagarne punte, una ristretta minoranza di bolscevichi d’assalto studia il sistema per chiederne un po’ di più dell’anno precedente che la famiglia aumenta e le bocche da sfamare crescono con lei.

 
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