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sciopero

L'Italia riparte, anzi no

L’anno scorso titolarono così il grande progetto di rilancio del Paese imperniato su una rinnovata aggressività fiscale alla quale era stata affidata la mission di recuperare denari freschi da buttare nei pozzi senza fondo della spesa pubblica. Operazione riuscita e Paese che, invece di ripartire, ha sprecato il fattore “C” che accompagna Prodi abbandonando la leggera speditezza del passo per rimettersi ad ansimare.

E, da tre giorni, piegato sulle ginocchia a causa dell’ennesimo conflitto scoppiato sui prezzi dei carburanti e sulla concorrenza straniera che sta facendo una sacrosanta pulizia di un settore economico che ha vissuto dei benefici influssi della politica pro-FIAT perseguita da ogni governo repubblicano post bellico.

 

Lo sciopero della gnocca

Sappiamo tutti che Padova si è candidata da tempo a luogo di sperimentazione sociale e che la sua amministrazione comunale (rossa) non teme di affrontare l’impopolarità assumendo decisioni che fanno discutere.
Qualche mese fa divenne un caso nazionale per la faccenda di Via Anelli. I meno smemorati si ricorderanno che, al di là di quello che predicano ai convegni, gli amministratori mancini sono capaci di scelte draconiane quando debbano risolvere problemi complessi. Siccome Via Anelli era diventata un ghetto di “extra”, per dirla alla Beppe Grillo, si decise di costruirvi intorno il muro della tolleranza, tardivo omaggio al più famoso confine dell’ex Germania divisa.

 
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