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Sarkozy

Le donne sono tutte puttane

Per fortuna gli squinternati non sono un’esclusiva della classe dirigente italiana. In Francia, per esempio, il buon Sarkòzy ha nominato ministressa delle aree urbane una intellettuale Christine Boutin salita agli onori delle cronache per la sparata sull’undici settembre. Secondo la ministressa francese, è probabile che dietro gli attentati alle torri gemelle ci sia niente meno che Bush in persona.

Qualcuno si chiederà quali prove abbia raccattato per fare un’affermazione del genere e, considerando che lo scoop arriva da una che ricopre un ruolo istituzionale di rilievo in un Paese dal peso internazionale non esattamente trascurabile, quel qualcuno penserà anche che ci abbia pensato più di una volta prima di fare una rivelazione tanto scioccante.

 

Ogni promessa è debito

Sarkozy ha vinto in Francia (e vincerà anche le legislative facendo sprofondare la sinistra francese in una crisi dalla quale sarà difficile potersi rialzare), non grazie ad una ideologia con il paraocchi o a teoremi astrusi, ma perchè è stato l'uomo della concretezza, davanti ad una sinistra populista e priva di idee. Nicolas ha avuto la grande forza (e furbizia) di offrire soluzioni concrete contro gli specchietti per le allodole e il pressapochismo della Royal. Perchè di questo ha bisogno oggi la politica, tanta chiarezza e tanti fatti. Sarkozy è questo. E per non smentirsi, non solo ha fatto entrare dei socialisti nel suo governo (a riprova della sua lungimiranza politica), ma udite udite, sta già mantenendo le promesse elettorali. Certo in Italia, e per come ci ha abituato il governo di Romano Prodi, questa cosa di mantenere le promesse elettorali dopo pochi giorni l'entrata in vigore del mandato di governo, lascia di sasso.

 

Rivoluzione Sarkozy - atto secondo

Sembrava scoppiato dopo il botto della vittoria. Invece sono bastati due giorni di sole e di mare per ricaricare le batterie ed ecco Sarkozy che brucia nuove tappe prima ancora di prestare giuramento. Nel volgere di pochi giorni il neo-eletto presidente ha scompaginato le convenzioni della politica parigina dimettendosi dalla presidenza del suo partito, convocando i sindacati e gli imprenditori e compilando la lista del suo governo. Operazioni d’immagine per mettere in pratica il suo decantato decisionismo, tutte convergenti sullo stesso bersaglio: tramortire politicamente la sinistra dopo averla fracassata elettoralmente. La strategia è antica: dividi e comanda.

 

Dategli tempo

Segnatevi questi due nomi: François Fillon e Valérie Pécresse. Lui, 53 anni da poco compiuti, già ministro durante i governi Balladour, Juppé (I e II) e Raffarin (I, II e III), sarà con molta probabilità il primo ministro di Sarkozy; lei, 40 anni tra due mesi, portavoce dell’UMP, è la punta di diamante del nutrito gruppo di “sarkozettes” che entreranno a far parte della prossima squadra di governo.

 

Fascisti go home!

C'è una contraddizione alla quale stiamo assistendo nella politica italiana ed internazionale. Frutto di decenni di arrampicamento sugli specchi. Dunque: in Francia vince le presidenziali un certo signor Sarkozy, figlio di immigrati (per quanto blasonati), e artefice di quella destra moderna che a me piace tanto.

 

La lezione francese

Sarzozy, secondo pronostico, sale all’Eliseo rimediando una netta vittoria elettorale ai danni della gauche gallica troncando sul nascere il velleitarismo d’antan della sua concorrente in gonnella e impartendo una bella lezione sia ai suoi omologhi europei sia alla visione del mondo concorrente.
Questa lectio è fatta sia di novità sia di conferme delle quali è bene che ognuno, elettore ed eletto, francese o europeo, farebbe bene a tenere conto.

 

La Francia che non c’è

Sarkozy più credibile, centristi poco convinti dalla Royal. La Francia che non c’è è quella che vi raccontano i quotidiani e telegiornali italiani, oggi. In realtà sappiamo benissimo che quel “oggi” potremmo ometterlo, il servilismo e il provincialismo che caratterizzano il giornalismo italiano sono arcinoti a tutti.

 

La tattica di Sarkò

Sarkozy e la Royal, hanno capito che per entrare all'Eliseo non potranno fare affidamento sul leader dell'Udf Bayrou.

 
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