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San Paolo

Il catechismo di Don Romano Prodi/2

Angelino Alfano, coordinatore regionale di Forza Italia in Sicilia, nota giustamente che la citazione di Prodi è da matita blu. In effetti, quel quoque discolis (che poi è etiam discolis) non l'avevo trovato nei brani citati da Prodi, forse perchè avrei dovuto cercare la prima lettera di San Pietro e non tra i carteggi del santo sbagliato.

Molto bene, prendiamo volentieri atto che Prodi colleziona figure barbine ogni volta che apre bocca e, in aggiunta alla segnalazione di Alfano, ci si permette di notare come l'obbedienza cieca che auspica il premier sia raccomandata agli schiavi nei confronti dei loro padroni. No, tanto per chiarire il modello di società che questo mezz'uomo ha nella capoccia e tanto per rendere esplicito il ruolo nella società che l'aspirante chierico assegna all'elettorato.

 

Il catechismo di Don Romano Prodi

Ovvero dei peccati fiscali, parte seconda. Romano Prodi non demorde nella proposta della sua nuova teologia “laica” e, come fanno tutti gli accattoni di povero intelletto, arruola al suo servizio quelli che non possono rispondere sulle colonne dei giornali ai quali il neopredicatore si rivolge per la predica. Oggi è il turno di San Paolo per cui, visto che le omelie in difesa del fisco non le fanno i parroci, ci pensa direttamente lui a salire sul pulpito per fare una delle affermazioni più sconcertanti che ci sia stato dato di sentire negli ultimi due secoli di storia italica. Siccome di notte non ha niente da fare, probabilmente è andato a riesumare qualche lettera dell’apostolo e, tra i vari passi, si sarà innamorato di questo che sta nella Lettera ai Romani, capitolo 13:

 
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