A me il Veltroni formato “Step” non dispiace affatto. Anzi, mi pare che la versione tutta dialogo e distintivo uscita da anni di tormento interiore incontri parecchio in giro e mi compiaccio: conferma che siamo un paese romanticamente mite disposto a dare una chance a chiunque.
Piace alla gente che piace, ma anche a quella che non piace a nessuno grazie ad una precisa scelta di non scegliere. Il re del vago ondeggia sapientemente tra Gin e Babi recitando a meraviglia la parte di oggetto del desiderio di un riformismo che, nei fatti, è solo voglia di conservazione.
Però detta con l’eleganza delle riviste soft core dove si intravede una tetta e il resto si immagina. Walter “Step” Veltroni è, in questo senso, l’uomo migliore che la Provvidenza potesse mandarci. In un paese stanco di rudezze rusticane, è il momento della supplica lagnosa per un voto.








