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polizia

La partita della vita

Qualche parola azzardata. Forse qualche spinta di troppo. Ed il tragico destino del ragazzo romano, si avvera. Un colpo di pistola accidentale, incredibile e sfortunato. Così si può morire, persino in un autogrill, avvolti in una sciarpa bianco azzurra che, tragicamente, si è tinta di rosso. Nella testa solo una partita di pallone, gli amici e la squadra del cuore. Tatuata anche sul braccio. Poi la musica, la vita, una ragazza ed il futuro che pone troppe domande per dare ad ognuna risposta. Allora forse meglio non darle e cercare di vivere un po' alla giornata che si sta meglio. Vero? Ma ecco che capita l’imprevisto per tutti noi e tutte quelle domande che ci eravamo posti, arrivate naturalmente (perché arrivano sempre così), e alle quali non avevamo dato risposta, rispuntano in un tremendo deja-vu. Ora si ha solo paura. E basta.

 

Eccezzziunale veramente

Oggi è il giorno della sociologia fina, quella dell'approfondimento sulle cause e del fermiamo il calcio che voglio scendere, della polizia assassina e della tragica fatalità, ma lo sappiamo da almeno 25 anni come gira il fumo. Certo, Abatantuono non Eisenstein e difficilmente se ne dibatte nei cineforum di Livorno fino a tarda ora, ma che allo stadio certa gente non ci vada per divertirsi non è una sorpresa e neanche una novità. Chissà che non sia giunto il momento di rendersi conto che questi qua vadano messi al gabbio non per lesioni o danneggiamenti, ma per banda armata.

 

 

Se la polizia ci rovina l’immagine…

In un Paese dove sono le segreterie di partito a decidere cosa sia e cosa non sia reato, secondo il teorema Filippelli al quale nessuno sembra aver prestato attenzione, è del tutto naturale che la polizia, per il solo fatto di esistere, un po’ nuoccia all’immagine complessiva della nazione causando danni consistenti. Sulla consequenzialità logica dell’assunto non si può obbiettare nulla, e quindi è assolutamente doveroso accendere la luce verde del semaforo anche ad Ermete Bogetti, procuratore generale della Corte dei Conti in Piemonte il quale, approfittando dell’enorme quantità di tempo libero che l’incarico gli concede, si scervella dal 2005 sul modo di portare in tribunale la polizia colpevole di aver agito per sgombrare le occupazioni stradali dei No TAV a Venaus e dintorni.

 
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