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Palestina

Pericoli pubblici

Oltre cento morti “civili”, centinaia di feriti. Appena prima, il viceministro della difesa israeliano aveva parlato di “shoah palestinese”, salvo ritrattare a breve giro di posta. Qualcuno, a Tel Aviv, ha perso la testa e si dimostra in preda ad una evidente crisi di nervi. Brutto segno, anche se pare che abbiano richiamato i blindati e che ci si possa fermare qua. Queste eccessive dimostrazioni muscolari non fanno bene alla causa di Israele, soprattutto perché offrono un bell’armamentario di alibi agli speculatori di professione, specie quelli internazionali, che si rincuorano e riprendono fiato ogniqualvolta si possa cinicamente ideologizzare un conflitto senza fine.

 

Amnesty International si accorge che Hamas e Fatah non sono gandhiani.

Amnesty International è normalmente pronta a chiudere un occhio sui danni collaterali delle valorose gesta dei terroristi palestinesi e molto diposta invece a castigare ferocemente le mancanze di Israele. L'attività di cane da guardia dei diritti umani è meritoria,
Adesso persino Amnesty accusa Hamas e Fatah di violazioni nei diritti umani e civili degli oppositori politici. Con calma e un po' in silenzio, purtroppo.
Il dubbio che ci coglie è immediato: com'è possibile che le due fazioni palestinesi siano tanto brutali fra loro, ma molto spesso non ci si preoccupa neppure di osservare il loro comportamento in caso di scontri con Israele?

Grazie a: esperimento

 

“Jenin, Jenin” sotto processo. Quando il documentario diventa pura propaganda

Il "documentario" “Jenin, Jenin” è stato oggetto di una richiesta di danni da parte di cinque soldati israeliani. Un'occasione per ricordare l'opera di propaganda e distorsione della realtà perpetrata dai media arabi e ripresa da troppi media occidentali senza neppure accordare il beneficio del dubbio all'esercito israeliano.

 

A pranzo coi cannibali

D’Alema è così, un personaggio eccentrico che si crede investito da Dio in persona di un talento fuori dal comune, ma alla prova dei fatti un improvvisatore un po’ naif convinto che l’idea trasgressiva e controcorrente sia sempre segno indubitabile di una lungimiranza politica riservata a pochi eletti.

 

Autolesionismi palestinesi

Si dice che la storia non si ripeta, ma che talvolta vada "in rima". Vale anche per la vicenda palestinese, dove la storia non si ripete eguale a se stessa, ma in versioni rivedute e corrette, in cui gil arabi palestinesi sembrano ogni volta scegliere, pervicacemente, la soluzione peggiore. Calro Panella sintetizza molto meglio di quanto potrei fare io la vicenda della guerra civile palestinese del 1937-39, dove migliaia di morti arabi furono il prezzo per impedire la costituzione di due minuscole enclave ebraiche in terra palestinese:

 

Gaza, chi semina vento raccoglie tempesta

Spiace prendersela con i defunti, ma questa è giustizia poetica: la casa di Yasser Arafat sarebbe stata saccheggiata da miliziani di Hamas. Allora forse è vero, che chi semina vento raccoglie tempesta; Hamas è anche figlio di Arafat, frutto della cultura suicida, del totalitarismo e della corruzione tipiche dell'OLP, prima e dopo il rientro in Palestina.

Yasser Arafat potrebbe benissimo essere definito come il Fuhrer dei Palestinesi, il dittatore e leader carismatico che più ha fatto per trasformare i residenti di una espressione geografica, la Palestina, negli aderenti e simpatizzanti di una setta suicida e forse, in secondo luogo, in una nazione; il suo epilogo, d'altronde, è simile a quello dell'imbianchino austriaco: ha trascinato con sé, nella rovina, il proprio popolo.

 

Il suicidio dei palestinesi

Punto e a capo. Il finale dell’ennesima puntata quotidiana di omicidi incrociati tra le due fazioni al potere in Palestina si conclude con la replica della solita tregua. Prima le scariche di fuoco per abbattere leaders e militanti dei gruppi armati, giusto per far capire che le armi restano il vero scettro del potere a Gaza. Quando i caricatori si sono esauriti, allora scatta la tregua mediata dagli arbitri egiziani, che vale giusto il tempo di procurarsi nuove munizioni e scegliere nuovi bersagli. Fantasie?

 

Israele e Hamas si scambiano i ruoli

Tutto da rifare. La volontà di pace della dirigenza palestinese era così granitica che sono bastati dieci razzi qassam su Israele per sfasciare le trattative di pace. Dopo mesi di mediazione in cui l’Arabia Saudita aveva investito il suo notevole capitale politico-diplomatico, la tregua stipulata da Novembre su Gaza è stata violata proprio nel giorno dell’indipendenza di Israele. Il presidente Abbas continua a martellare sulla pace a tutti i costi, ma i negoziati sono una moneta fuori corso in Palestina. La stessa Hamas che presiede il nuovo governo palestinese e propone la pace ad Israele ha assunto, per la prima volta, la responsabilità degli attacchi. Tutto come prima?

 
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