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Padoa Schioppa | La Voce del Padrone
 

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Padoa Schioppa

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Umorismo a senso unico

Siamo alle solite. E’ sufficiente una della tante battute di Berlusconi per far venire la bava alla bocca alla sinistra. E’ così la battuta sul precariato ha fatto infuriare e indignare Veltroni e Co., loro che senza dubbio combatteranno il precariato e garantiranno a tutti un posto di lavoro a tempo indeterminato così come ha fatto Prodi..
Ma che strano, quando Padoa-Schioppa, per restare in tema di giovani e lavoro, fece la molto meno innocente battuta sui bamboccioni tutti avrebbero dovuto ridere. Almeno a detta del governo. Valli  a capire. Evidentemente hanno anche il monopolio dell’umorismo o se preferite sono umoristicamente superiori.
Tant’è. Per fortuna la ragazza in questione, “vittima” della battuta, ha riso e scherzato col Cavaliere, che potrebbe persino votare.
Eh lo so, molti verranno a dirmi che quella ragazza è il tipico esempio di elettore di destra, troppo terra terra, incapace di discernere il bene dal male.

 

Candidare Speciale? Meglio di no

D’accordo, gaudio e tripudio per la sentenza del TAR che fa a pezzi l’ennesima decisione uterina di Padoa Schioppa e che dimostra il grado di dilettantismo di uno che fa il ministro come farebbe il barone universitario. D’accordo la richiesta – inutile – di dimissioni e logica propaganda contro l’occupazione di ogni poltrona disponibile da parte degli emuli meno dotati dell’esercito della salvezza.

 

Chiare, fresche, dolci tasse

Lo ammetto, io le battute di Padoa Schioppa non le capisco. Il suo è un umorismo troppo sofisticato e troppo intelligente per le povere facoltà mentali di cui la natura mi ha fatto omaggio. Prima del fine settimana mi era sfuggita l’ironia di quel bamboccioni con il quale il vecchio bacucco (è ironico, eh?) aveva apostrofato i pigri quarantenni che si ostinano a vivere a carico dei genitori e oggi continuo a non cogliere in pieno il messaggio dell’operazione simpatia inaugurata dal governo Prodi nel tentativo di recuperare non dico popolarità, ma almeno la sopportazione dei suoi elettori.

 

Contenti, bamboccioni?

Visto? TPS ha un pensiero buono per tutti e sotto l’albero di Natale sta per mettere un bell’incentivo all’esodo dal caldo riparo domestico per gli ultratrentenni che hanno giurato amore eterno a mammà.

 

Il viale del tramonto

Tommaso Padoa Schioppa è un anziano signore con un passato da economista e un presente fatto, per lo più, di volontariato politico che rischia di offuscare la brillantezza del suo curriculum.

E’ uno dei tanti che ha preferito cavalcare le onde del mare fregandosene dell’età e dei riflessi non più pronti rinunciando a chiudere nel momento migliore per andare a godersi un meritato riposo.

Così ce lo ricorderemo, anche nella forma, non come austero e autorevole tecnico, ma come disorientato relatore parlamentare impegnato in compiti che sono molto al di sopra delle sue doti.

Per difendere certe scelte o certi programmi politici non serve cultura tecnica, ma è necessaria la faccia vuota di un politico di professione abituata a presentarsi al pubblico sempre, comunque e a qualsiasi costo.

 

Tagli alla spesa pubblica? Ditelo ai ministri..

E’ proprio vero, Tommaso Padoa Schioppa è la classica voce che urla nel deserto. Il ministro ha più volte ribadito che nell prossima finanziaria vi saranno tagli alla spesa pubblica per 21 miliardi di euro.
Peccato però che i vari ministri (e non sono certo pochi..) abbiano a gran voce reclamato finanziamenti per un totale di 31 miliardi di euro. Allora chi la spunterà? C’è da credere che la spunteranno i vari ministri, se non altro per superiorità numerica schiacciante.
Allora come sarà possibile sostenere questa ingente necessità di denaro? La risposta la conosciamo tutti e suona dolcissima per il governo: tasse!
Da notare che non si parla più di diminuzione delle aliquote, bensì di invariabilità delle stesse: detto in soldoni, se ci va bene continueremo a pagare lo stesso (eccessivo) ammontare di tasse.

 

Guerre fiscali, tregue fiscali e finzioni tributarie

Romano Prodi e le cheerleader democratiche hanno ben poca ragione per lanciare anatemi contro Umberto Bossi e le sue (discutibili) dichiarazioni:  il loro Ministro Dell'Economia ipertecnico ha impiegato il medesimo linguaggio del becero "senatur", parlando di "finanziaria di tregua fiscale".

Il vocabolario impiegato dal Ministro dell'Economia smentisce chiunque pretenda che il governo sia animato da ideali di giustizia, a meno di non definire giustizia quella bolscevica o giacobina nel pieno del Terrore: se si parla di tregua, significa immaginare di essere in guerra con una parte della nazione, non certo a caccia di qualche evasore - compito che oltretutto spetterebbe a Vincenzo Visco e non certo a TPS. Evidentemente, si è trattato di un lapsus freudiano, che rimarca una volta di più la natura illiberale del Governo Prodi: con l'evasione, i sudditi si ribellano e di conseguenza meritano d'essere schiacciati, con ogni mezzo.

 

Tornano gli esami a settembre

Il ministro Fioroni è preoccupato perché, secondo le ultime statistiche del ministero, gli studenti che passano l’anno carichi di debiti sono troppi. Per lo più, sono debiti in matematica. Avranno copiato i compiti da Padoa Schioppa?
Update: a Settembre, per dare il buon esempio, hanno già rimandato Fassino, Latorre e anche D'Alema. Per loro, si paventa un debito notevole in Educazione Civica

 

Un ministro che fa preoccupare

Padoa Schioppa era partito per Bruxelles con la baldanza di chi era convinto che avrebbe spezzato le reni alla Comunità Europea. “Difenderemo le nostre ragioni” – disse qualche giorno fa – “In Europa sono tutti integralisti”. Insomma, si partiva per battersi fino all’ultimo e certi che i colleghi avrebbero compreso le ragioni del governo italiano la cui avanzata sul fronte del rigore ricordava vagamente quella sul confine albanese durante la seconda guerra mondiale. La volontà di potenza e l’immancabile destino annaspavano nel fango, ma la riscossa era vicina.

Ecco, il fiero alleato ci conosce troppo bene e col compitino di TPS ci ha fatto le zeppe per i tavoli traballanti perché, sostengono a Bruxelles, con quel documento si tiene in equilibrio giusto un fratino in arte povera confezionato da un falegname ubriaco.

 

C'era una volta...

Si dice che, tanto tempo fa, l’antico popolo italico scelse di affidare il proprio destino alla setta dei risanatori dei conti pubblici che per lunghi anni aveva vagato per il Paese predicando rigore e austerità nel nome supremo degli interessi inviolabili della nazione.

Promisero – e mantennero una volta ascesi al potere – lacrime e sangue perché così non si poteva andare avanti e decisero di imbandire le tavole dei sudditi a solo pane e acqua perché ognuno avrebbe dovuto fare la sua parte mettendosi ginocchioni nell’atto di penitenti.

Secondo gli antichi testi, la cura diede immediatamente i suoi benefici effetti come dimostra questo brano appartenente alla famosa raccolta delle “Meditazioni” del Grande Cerimoniere:

 
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