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Montezemolo

Epifani e il sacco di Roma

Secondo Epifani, non si conducono trattative con la calcolatrice in mano per vedere se uno certe cose se le possa permettere. Speriamo che la spesa, almeno a casa sua, la faccia la servitù perché altrimenti ce lo ritroviamo sul lastrico e avremo presto un’altra bocca da sfamare a carico della collettività. Il generalissimo della CGIL si irrigidisce di fronte alla candida ammissione di fallimento che il buon Padoa Schioppa fa sui conti pubblici: vanno male, molto male, nonostante ci si sia ferocemente provati a rapinare chiunque di qualsiasi cosa. Ma Epifani se ne frega perché sullo scalone non ci vuole stare e, costi quello che costi, quella roba lì non s’ha da fare. Del resto, sa di avere di fronte dei negoziatori disposti a cedere sempre e comunque con i quali ha in comune un solo punto, cioè il disprezzo assoluto degli interessi generali.

 

Confindustria non esiste

Come non esistono del resto tutti gli associazionismi italiani, che tanti anni fa saranno anche serviti a qualcosa. Ora invece sono diventati solo autoreferenziali e solo servi di quei pochi potenti che le foraggiano. Questa è la realtà. Quindi figuriamoci quando parliamo di un sindacato d'impresa potente come quello di Confindustria. Oggi Luca Cordero di Montezemolo, all'assemblea generale degli industriali italiani al Parco della Musica di Roma, ha parlato ai soliti noti, a quelli che gli pagano "la retta" annuale per mantenere le identità regionali e provinciali che compongono l'associazione più grande delle imprese italiane. Nelle prime file le solite persone ed i soliti poteri forti, politici ed economici.

 
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