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Medioriente

Più bombe per tutti

Se fossimo in Italia, sarebbe lo slogan perfetto. Ma se scattasse davvero la corsa al nucleare per trasformare l’intero Medioriente in una grande centrale atomica, più bombe per tutti vorrebbe dire anche più insicurezza per tutto il pianeta. La facilità con cui uno stato “canaglia” come l’Iran sta fabbricando la sua catena di montaggio per produrre energia nucleare sta spronando anche gli altri partner regionali a corteggiare l’idea di impiantare altre catene di montaggio. Giordania, Egitto, Yemen, Arabia Saudita e altri stati nordafricani stanno consultando l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, quella ripetutamente sbeffeggiata dall’Iran. Un team di esperti dell’IAEA ha appena concluso un round di consultazioni con i paesi aderenti al Consiglio del Golfo Persico. Anche tra le capitali dei principali esportatori di petrolio inizia a echeggiare il tema delle nuove risorse energetiche necessarie per sostituire quelle attuali in via di estinzione, soprattutto per produrre energia elettrica e impianti per la dissalazione.

 

Israele e Hamas si scambiano i ruoli

Tutto da rifare. La volontà di pace della dirigenza palestinese era così granitica che sono bastati dieci razzi qassam su Israele per sfasciare le trattative di pace. Dopo mesi di mediazione in cui l’Arabia Saudita aveva investito il suo notevole capitale politico-diplomatico, la tregua stipulata da Novembre su Gaza è stata violata proprio nel giorno dell’indipendenza di Israele. Il presidente Abbas continua a martellare sulla pace a tutti i costi, ma i negoziati sono una moneta fuori corso in Palestina. La stessa Hamas che presiede il nuovo governo palestinese e propone la pace ad Israele ha assunto, per la prima volta, la responsabilità degli attacchi. Tutto come prima?

 
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