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Mastella

Questa sarebbe l'alternativa?

“Auspichiamo che il prossimo consiglio nazionale dell’Udeur decida di aderire al centrodestra. In tal caso il partito guidato dal senatore Mastella sarà il benvenuto nella nostra coalizione”.

E ci mancherebbe altro! Mica si può sputare su qualche centinaio di migliaia di voti raccattati al mercato del pesce. L’importante è vincere, e vinceremo! Cicchitto e Bondi, due dei migliori cervelli della dirigenza di Forza Italia, auspicano la conversione al centrodestra di Mastella e Signora e non perdono tempo a recapitare il biglietto di benvenuto. La busta inviata alla coppia più bella del mondo campeggia su un cesto tardo natalizio che, al sicuro tra la paglietta in plastica, contiene il meglio della produzione artigianale Made in Italy: qualche primario, un paio di consiglieri regionali e un sottosegretario in confezione extralusso.

 

Facci(a) di palta

Ieri sera ero su Macchianera a scaricarmi il wallpaper di Rosaria Cannavò (a proposito, ve lo consiglio) quando mi è caduto l'occhio su questo post di Filippo Facci. Ma chi è Filippo Facci, direte voi? Innanzitutto, è un ottimo giornalista, uno dei migliori polemisti in circolazione; lavora al Giornale di Paolo Berlusconi, e la prima pagina del quotidiano diretto da Mario Giordano vale la pena di leggerla, a volte, solo perché ci scrive lui. Il problema è che a forza di tirare la corda e di voler essere originale per forza, spesso la fa fuori dal vasino. Andiamo al punto. Nel post Facci dice una cosa giustissima:

 

Che mondo sarebbe senza Mastella

Posso dirlo? A me Mastella e quelli come lui mi fanno paura. Ho la scusante che ancora non ho letto tutte le carte sui fatti, e l'aggravante che ieri sera l'ho visto dal vivo a Porta a Porta. E la gente, dal vivo, si sa che fa più paura rispetto a quando li leggi sui giornali. Per questo la tv dovrebbe essere vietata ai minori di 18 anni, perché li impressiona se per caso - tra trasmissioni educative come un cartone di un Porkomond che tartarugheggia sparando spade, una trasmissione dove ti raccontano che per essere talentuoso devi essere bravino a scimmiottare, un programma tv che mostra le grazie di veline davvero molto magre - beccano un telegiornale o, peggio, un Porta a Porta come l'ho visto io. Ma ora sto divagando. Andiamo avanti sul topic, invece.

 

Aboliamo le dimissioni

L’unica, vera riforma istituzionale che andrebbe approvata immediatamente in questo paese feudale è l’abolizione di un istituto arcaico e caduto in disuso da tanto di quel tempo che, quando capita che uno lo riscopra, succede il finimondo.

Anzi, siccome si tratta di una vecchia consuetudine di cui si è perso perfino il senso, succede che le dimissioni arrivano quando non hanno alcuna relazione con gli eventi che avrebbero dovuto provocarle perché è chiaro che se Mastella si fosse dimesso a causa di “Why not?” - do you remember? - ci avrebbe fatto la figura del delinquente, ma se rinuncia all’incarico perchè indagato dal parente della sua presunta vittima, ci rimedia la figura del martire. Di più, ci può finanche chiedere la solidarietà urbi et orbi ed imporre al governo di dichiarare la propria adesione morale alla causa della povera vittima.

 

Altarini italiani

«Vorrei sapere perché io sarei concusso per una nomina (caso Bassolino ndChris) e per tutte le altre nomine non ci sarebbero nè concussi nè concussori. Può non piacere il sistema che sta dietro ai giochi della politica, ma questo è».

 

Politica, magistratura e il nuovo '92

Siamo davvero alle soglie di un nuovo '92? L'intervento di Mastella alla Camera, e il conseguente penoso dibattito che ne è seguito ha (ri)aperto il discorso sul tema, già sollevato in precedenza durante il caso Forleo: per fortuna, in Italia i dibattiti sono la cosa più caduca che ci sia, e quindi non appena scoppierà la prossima emergenza continuativa tutto sarà dimenticato. Però, tanto vale cogliere l'occasione per buttare lì un paio di considerazioni, e vedere se sono in qualche modo condivisibile. E' vero che anche oggi assistiamo a un cortocircuito istituzionale tra politica e magistratura, è vero che di questo scontro al penultimo sangue - non è il caso di drammatizzare più di tanto: noi non dobbiamo vendere i giornali - si vedono sui mass media solo gli effetti e i motivi ultimi (e scompaiono quelli intermedi), è vero che gli animi del "popolo" sono esacerbati.

 

Solidarietà sospette

"Mi dimetto perchè tra l'amore per la famiglia e il potere, preferisco il primo".

La solidarietà a Mastella arriva da ogni politico in circolazione, a prescindere dallo schieramento di appartenenza, ma anche dalla società civile. Unica eccezione, la comprensione con riserva da parte di Di Pietro, probabilmente a causa di antiche ruggini personali. Tra i tanti commenti, si segnala quello di Bernardo Provenzano il quale, rotto il famoso riserbo nel quale si è chiuso da tempo, avrebbe confidato ai suoi vicini di cella che, nei panni del forse ex Ministro della Giustizia, avrebbe detto le stesse cose.

(Nella foto, uno di famigghia)

 

Un'ingiustizia!

Perché uno sì e l'altro no? Questo mi sembra vero e proprio razzismo. Solo ieri le prime pagine dei giornali on line - e poi anche le rispettive edizioni cartacee - erano piene della più fervida e pelosa indignazione per una di quelle notizie un po' così: Marco Ahmetovic, il 22enne rom che la sera fra il 22 e il 23 aprile travolse e uccise, col suo furgone, quattro ragazzi di Appignano del Tronto, sarebbe diventato testimonial allo scopo di promuovere una serie di gadget con il marchio "Linearom".

 

Non è ancora il partito delle Libertà. Potrà mai diventarlo?

Sognavo da tempo un colpo di reni come questo da parte di Silvio Berlusconi, un sonoro vaffa a centristi e "moderati" fino all'immobilismo ed alla rassegnazione. Purtroppo, come in certe favole, il sogno rischia di tramutarsi in un mezzo incubo, a causa dell'occasione e del modo in cui si è realizzato. Purtroppo, ieri non è nato il Partito delle libertà, come qualcuno crede. E' nato un "Partito del Popolo italiano", populista nel nome e nelle premesse:

«è quello che la gente vuole»

 

La morte della politica

Che i moralisti siano peggio dei loro bersagli è fatto ampiamente noto, fatta eccezione per certe culture naif che ancora usano considerare l’etica come parametro fondamentale di giudizio sull’operato degli umani bipedi, molto spesso preferendo attribuire punteggi altissimi ad irreprensibili incompetenti e penalizzando quelli (pochi, in verità) un po’ più maliziosetti, ma capaci. Non è il caso di alcuno di quelli che oggi hanno in mano le redini lente del governo, intendo che di capacità non si vede nemmeno l’ombra, ma quanto a moralismo si sciala abbondantemente e senza mal di capo.

 
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