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liberalismo

I liberalmedievali

pro|te|zio|nì|smo

s.m.

2a TS econ., politica economica che mira a difendere i prodotti nazionali dalla concorrenza straniera attraverso dazi doganali, agevolazioni fiscali e altri provvedimenti diretti a incentivare le esportazioni

2b TS polit., econ., estens., qualsiasi forma di intervento dello stato nell’economia nazionale

 

Moderàti un cazzo!

Premetto che io non sono bravo a mettere le citazioni colte e intelligenti qua e là per chiamare a raccolta i grandi pensatori e metterli al servizio dei miei personalissimi sproloqui. Tuttavia mi prendo comunque la libertà di disquisire pedestremente di liberalismo, a costo di far inorridire i puristi, perché o sono io che non ci ho capito niente oppure c’è qualcosa nella strategia politica di chi si professa tale che non funziona.

Probabilmente è una combinazione delle due, ma resta il fatto che i liberali, in Italia, restano costantemente una forza marginale e non hanno alcuna influenza sulle decisioni che contano. I motivi, evidentemente oscuri agli occhi di chi si trastulla di ipotetiche alleanze o di progetti fusionisti che hanno ampiamente dimostrato di essere solo pie illusioni, sono - per me - evidenti.

 

Facciamo finta

Prima che Napolitano sciolga la riserva e si risolva a comunicare al popolo la decisione di affidare l’incarico per un nuovo governo a Luciano Moggi, mi prendo il rischio di finire subissato di pernacchie e mi concedo un giochino di risiko-politiko tanto per vedere l’effetto che fa.

Per cui, facciamo finta che, nonostante gli sforzi presidenziali ispirati all’equivicinanza con alcuni e all’equidistanza da altri, nemmeno Lucianone riuscirà a far stare in piedi una baracca incollata con la Coccoina e che, persa ogni speranza di fare le sacre riforme, gli occupanti il palazzo si arrendano alle volanti della polizia ed escano dal fortino nel quale si sono arroccati.

 

In ginocchio da te

Sarà anche vero che gli anni trascorsi a macinar libri sotto l’occhio inflessibilmente vigile dei Fratelli delle Scuole Cristiane l’abbiano licenziato col massimo dei voti e col minimo di fede cristiana, ma la giovane promessa della politica italiana ha conservato di sicuro una spiccata tendenza alla genuflessione che, ormai, esegue con una tale perfezione del gesto che strappa applausi ad ogni replica.

 

Contrordine compagni: La Sinistra vince in Danimarca

Non sto delirando: Il partito liberale danese, infatti, si chiama ufficialmente "Venstre", ossia "sinistra". Si tratta in realtà di un partito liberale, liberista e soprattutto ferocemente determinato a difendere l'Occidente , quello vero, non un immagine speculare dell'Islam in salsa cristiana.

 

Bondi porta Forza Italia nel PD

Se la linea politica di Forza Italia è quella tratteggiata da quel vecchio rottame comunista di Sandro Bondi nella lettera inviata al Corriere della Sera, allora tanto valeva candidare Berlusconi alla guida del Partito Democratico e mettere una bella pietra sopra al progetto di portare un po’ di libero mercato in un paese che, evidentemente, a questo sistema è profondamente allergico.

Forse per pudore, la lettera non compare (ancora) sull’edizione on line ed è un peccato perché una tale accozzaglia di stupidaggini avrebbe meritato la più ampia diffusione, se non altro per questioni di correttezza e di trasparenza nei confronti di chi, come il sottoscritto, ha sprecato ben due voti a favore alle ultime elezioni.

 

Decidere Niet

Per farsi un’idea di cosa sia il network di Daniele Capezzone, è bene partire dalla fine di un articolo di LibMagazine:

“Decidere.net deve ora delineare meglio i contorni della sua “mission”. Un'organizzazione prettamente politica, più simile a un partito, oppure un'impresa mediatica, un polo multimediale capace di dare voce alle molte intelligenze liberali sempre più disperse? Concentrarsi sull'attivismo politico e la ricerca del consenso, oppure sulla produzione e la diffusione di idee, di proposte politiche, sul “fare rete” tra esperienze politiche diverse su obiettivi comuni?”

 

Rifondazione Khomeinista o semplice stalinismo? Uguale

Fausto Bertinotti non è mai stato iscritto al PCI negli anni dell'egemonia, ma questo non gl'impedisce di ragionare da perfetto trinariciuto, beatamente ignorante di qualsiasi principio di civiltà elaborato negli ultimi quattro secoli. Un perfetto caso di atavismo, tanto da mostrare paralleli inquietanti con un'altra rivoluzione che ha riportato in auge i Secoli bui, quella Khomeinista. Non fa che rafforzarsi la tesi per cui certi virus non fossero un'aberrazione stalinista, ma fossero diffusi in tutta la sinistra, dentro e fuori il PCI. Basterebbe aver letto Pareto, Popper o Hayek per esempio, ma in fondo ne hanno scritto soltanto un secolo fa. Poco, per i nostri preistorici di ritorno.

 

Il liberismo è di sinistra quanto l'igiene personale

Ossia, lo vorremmo tutti, ma purtroppo non è per nulla scontato.
Non ho alcun dubbio che Giavazzi, ex socialista autonomista, od Alberto Alesina siano liberali "senza se e senza ma" e che vorrebbero che il resto della sinistra italiana seguisse la strada che hanno tracciato. Questo implica, tuttavia, il ripudio delle proprie radici socialiste e che si riconoscesse l'ovvio: definirsi contemporaneamente di sinistra ed in favore del libero mercato è possibile, ma sarebbe necessario rinnegare gran parte della storia dei maggiori partiti della sinistra italiana degli ultimi 150 anni. Non lo è, rimanendo di "questa" sinistra.

 

Cercasi rivoluzionario italiano

Il 6 di agosto anche un signor nessuno come me può permettersi il lusso di entrare in polemica con Giovanni Sartori il quale, sul Corrierino di oggi, firma un editoriale quasi ineccepibile sul piano filologico, ma totalmente fuori strada su quello della realtà.

 
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