
La risposta classica agli allarmi berlusconiani sui mangiabambini dei soviet è ormai nota: il Cavaliere parla di un comunismo che non c’è più con lo scopo di radicalizzare ideologicamente la sua parte politica. E via con le analisi sulle specificità del comunismo nostrano, con le rivendicazioni sugli strappi con l’ex URSS e beatificazione berlingueriana. Poi leggi i giornali e anche il presunto moderato Dominici, sindaco di Firenze, non trova di meglio che dire di essersi ispirato ai metodi di Vladimir Il'ič Ul'janov – al secolo Lenin - per giustificare il testo dell’ordinanza sui lavavetri e rispedire al mittente Bertinotti le lagnanze sulla persecuzione degli ultimi. Ora, possono farne dieci di partiti democratici pseudo-riformisti, ma fino a quando la classe dirigente rimane quella formata alle Frattocchie il pantheon, anzi la cripta, degli dei ispiratori resta quello.






