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laicità

Marianna Binetti

Bella prova della giovine sirena di UolterUeltroni spedita a far proseliti tra i lettori del Foglio. Un paio di giorni fa, alla ragazza hanno organizzato una bella intervistina da Ferrara nella quale presentarsi come futura sposa umile e devota, tutta casa e famiglia. Così, dopo l'esordio un poco traballante e un'accoglienza in rete piuttosto freddina, scopriamo che il compito dell'algida collaboratrice di Letta il Giovane è stata reclutata con l'idea di farne il rassicurante riferimento per i cattodemocratici.

“Io sono cattolica praticante, e credo che la vita la dà e la toglie Dio, noi non abbiamo diritto di farlo. Certo è che anche per esperienza personale mi sono resa conto di quanto sia sottile la linea di demarcazione tra le cure a un malato terminale e l’accanimento terapeutico nei suoi confronti. Quindi dico no all’eutanasia, ma penso che l’oltrepassamento di quella linea sottile vada giudicato – in certi casi – da un’équipe di medici; comunque non dal diretto interessato o dai suoi parenti”

 

Attacco ideologico

Le lamentele ed il rifiuto riguardo la visita del Santo Padre, da parte di alcuni docenti e studenti dell'Università La Sapienza di Roma, non ha nulla a che fare con la cultura laica. Forse fa parte di una deriva laicista ma, anche in questo caso, è molto difficile poter “etichettare” con un termine - per altro molto abusato, anche a sproposito - una presa di posizione che non fa che confermare una lotta ideologica in atto dall’inizio dei tempi. Le nostre Università italiane dovrebbero essere luoghi aperti al dibattito e al confronto, ed è strano che alcuni docenti e studenti (la nostra futura classe dirigente) vadano controcorrente in questo modo. Cosa è successo di tanto grave per innalzare un tale muro contro una semplice visita del pontefice?

 

Garantismo laico col cappio

Uno egli atteggiamenti che preferisco, e che accomuna l’oltranzismo cattolico e veterocomunista, è il modo porsi nei confronti del sistema con il quale si pretenderebbe di dispensare la giustizia. I troppi rappresentanti delle due categorie di cui sopra hanno una visione, per così dire, un filino etica sull’argomento per cui, appena si trovano di fronte alla sola ipotesi di un reato, sputano sentenze moralistiche immediate fottendosene allegramente delle prove. Ahimè, anche su queste pagine.

 

Il club dei diversamente laici

Non provate a chiamare quelli che fanno grande professione di laicità, oggi, perché vi risponderebbe la segreteria telefonica. Sono andati al mare con qualche giorno d’anticipo, anche perché Ratzinger si è preso un po’ di riposo e, tacendo il papa, loro non hanno niente da dire.

Nemmeno su un argomento sul quale noi, baciapile elettori di centrodestra, ci siamo sorbiti pagine e pagine di ramanzine eticheggianti sui favoritismi indegni concessi alla chiesa cattolica.

 

Il laicismo sciatto dei moralisti

Ieri, girando senza una meta precisa per il web, mi imbatto in questo articolo di Gennaro Carotenuto per colpa di Ok Notizie. Non è un articolo lungo, ma vi si respira un fetido vapore già dal secondo paragrafo visto che si intuisce rapidissimamente dove voglia andare a parare. La vicenda è quella triste di Lorenzo D’Auria, il nostro militare che quasi certamente non si salverà a causa delle ferite riportate durante il blitz condotto per liberarlo dalle mani dei tagliagole che lo avevano rapito. La scusa è la celebrazione del matrimonio “in articulo mortis” grazie alla quale la sua compagna ne diventa moglie a tutti gli effetti dandole tutti i diritti di successione.

 

Matrimonio a progetto

La società europea occidentale non è in crisi, è letteralmente alla deriva. Sfortunatamente, non solo nel maleodorante stivale, ma anche nel resto del continente. A ricordarcelo ci pensa Gabriele Pauli, esponente cristiano sociale tedesca, che durante l’estate ha elaborato una specie di Legge Biagi del matrimonio con lo scopo di promuovere la diffusione dello strumento di regolarizzazione della convivenza.

 

XX Settembre, Porta Pia: 137 anni e non sentirli. Almeno per Prodi e Veltroni

La Questione romana è stata risolta? Giudicate voi: l'Unione ha sostenuto in ogni occasione di essere l'unico baluardo dell'Unità nazionale e della laicità dello Stato, di fronte alle oscure forze delal reazione clericale ed alle orde barbariche dei secessionisti padani. Quale migliore occasione del Venti Settembre, allora, per dimostrare simbolicamente il sincero attaccamento ai valori della laicità e dell'Unità Nazionale? Nessuna, parrebbe. Eppure, né il governo di centrosinistra né il comune di Roma, presieduto da Walter Veltroni, hanno pensato di celebrare con un qualche rilievo la conclusione dell'Unità d'Italia. Passare dalle parole ai fatti è difficile, per dei politici, ma non pensavo sarebbe stato così difficile passare dalle parole alle parate.

 

Laici dei miei stivali

Dopo la reazione della quasi intera e laicissima blogosfera alla provocazione del maiale di Calderoli, condannato senza appello dall'ottuso buonismo che predilige il ricorso al doppio peso quando fa la morale agli altri, qui si resta in trepidante attesa per la prossima levata di scudi in difesa del sentimento cattolico offeso dalle vignette che compaiono ovunque e che riguardano un Dio che frequenta l'Europa da oltre un paio di millenni.

Siamo certi che gli intellettuali nostrani, quelli "equivicini", si faranno venire i calli ai polpastrelli per denunciare l'inaccettabilità di questi comportamenti e citeranno articoli su articoli della costituzione italiana per dimostrare quanto sia ingiusto far scempio delle convinzioni altrui.

 

Il catechismo di Don Romano Prodi

Ovvero dei peccati fiscali, parte seconda. Romano Prodi non demorde nella proposta della sua nuova teologia “laica” e, come fanno tutti gli accattoni di povero intelletto, arruola al suo servizio quelli che non possono rispondere sulle colonne dei giornali ai quali il neopredicatore si rivolge per la predica. Oggi è il turno di San Paolo per cui, visto che le omelie in difesa del fisco non le fanno i parroci, ci pensa direttamente lui a salire sul pulpito per fare una delle affermazioni più sconcertanti che ci sia stato dato di sentire negli ultimi due secoli di storia italica. Siccome di notte non ha niente da fare, probabilmente è andato a riesumare qualche lettera dell’apostolo e, tra i vari passi, si sarà innamorato di questo che sta nella Lettera ai Romani, capitolo 13:

 

Peccati fiscali

Grazie all’intuizione dottrinale di Romano Prodi, pare che il prossimo catechismo della Chiesa Cattolica dovrà essere aggiornato in materia di peccati mortali visto che il premier, nell’intervista a Famiglia Cristiana pre-vacanziera, ha sollevato un tema sul quale già si sono messi al lavoro teologi di chiara fama.

Il presidente del consiglio continuamente uscente denuncia con stupore il silenzio dei parroci nelle chiese che evitano di parlare dell’evasione fiscale dei fedeli stigmatizzando a dovere questo comportamento che, stando a quanto stabilisce la dottrina ufficiale, ha tutti i requisiti che qualificano il gesto come di gravità suprema poiché distrugge la carità nel cuore dell’uomo a causa di una palese violazione della Legge di Dio.

 
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