Le cose sembrano andare finalmente per il verso giusto. I primi sentori erano già arrivati dal rapporto al Congresso del generale Petraeus, ma ora i dati indicano chiaramente una svolta sensibile nell'approccio degli Usa al conflitto iracheno. I numeri ed i segnali incoraggianti che continuano ad arrivare dall'Iraq sono palesi e non mentono. Settembre è stato il mese meno sanguinoso dell'anno come numero di militari americani e civili iracheni rimasti uccisi. Fonti di Baghdad hanno fissato a 827 il numero dei civili morti nel mese appena concluso, con un calo del 48% rispetto ad agosto. Nello stesso tempo, il bilancio dei caduti americani è stato di 66 militari uccisi, il totale più basso dall'agosto 2006.
islam
Il giorno del maiale

Stavolta andiamo controcorrente perché il mondo intero se la prenderà con il buon Calderoli e con la sua proposta di lanciare il “maiale day”, cioè una specie di sagra del suino il cui unico obbiettivo è quello di tenersi su un qualsiasi terreno destinando alla costruzione di nuove moschee.
Motivo della proposta: “infettare” teologicamente detti terreni e renderli immediatamente non edificabili in omaggio ai precetti dell’Islam. Trattandosi di Calderoli, trattandosi di maiale e trattandosi di Islam tutto in una volta, c’è da scommettere che alle prime reazioni già incassate si aggiungeranno molte altre lamentazioni sul razzismo, sull’intolleranza religiosa e sulla inadeguatezza (uso un eufemismo) del senatore leghista.
9/11 – Sei anni di lezioni

Sei anni fa, in queste ore, stavamo assistendo alla più convincente dichiarazione di guerra al mondo occidentale e democratico recapitataci con grande economia di carta bollata, ma scialando vite a iosa. Un’altra Pearl Harbor, ma ancora più vigliacca e cinica perché neanche lontanamente giustificabile con l’obbiettivo militare.
Da allora, secondo molti, il mondo è diventato un’altra cosa. Ma non è vero: il mondo è sempre lo stesso, diviso tra chi sa che la libertà non è un diritto acquisito e inviolabile, ma un valore che deve essere difeso ogni giorno sapendo che si tratta di una battaglia rischiosa e chi, invece, quella libertà la considera un ostacolo ed è disposto a ricorrere a qualsiasi mezzo per tagliarle la testa. In nome di un’ideologia politica, di una fede religiosa o di un interesse particolare, non importa.
Darfur: Khartoum dice ancora no all'Onu

E' successo di nuovo. Ancora una volta (dopo aver dato la disponibilità nei mesi scorsi) il governo di Khartoum ha ritirato la possibilità di far presenziare una forza ibrida di peacekeeper formata da Unione Africana (Ua), ed Onu (neanche 1000 caschi blu) e che avrebbero, tra l'altro, solo dovuto operare a livello logistico. La scusa portata dal governo islamico sudanese e che queste forze sarebbero portatrici di cattivi costumi e - soprattutto per quanto riguarda alcuni contingenti (Ua tanto per intenderci) - avrebbero portato nel paese l'Aids. Suona molto come una scusa.
Adesso continuate a chiamarla resistenza

Il merito essenziale di “Bush in Babilonia” [libro scritto da Tariq Ali, leader antimperialista pachistano – NdM] sta nel restituire dignità e legittimità all'opposizione irachena, usando finalmente a piene lettere le parole «occupazione straniera» e «resistenza», che anche parte del movimento pacifista sembra talvolta far fatica a pronunciare. Quasi che tutti si fossero scordati, pur richiamandosi continuamente all'Onu, che proprio la carta delle Nazioni unite riconosce a tutti i popoli il diritto a resistere con le armi all'occupazione straniera, ben distinguendo così fra attacco e difesa.
Luciana Castellina, il Manifesto del 21 febbraio 2004
Un velo pietoso anche su Amato

Sarà il caldo, sarà la tensione che stringe lo stomaco del governicchio, ma sembra che ognuno dei notabili abbia definitivamente concessa la libera uscita all’ultimo rimasuglio di buon senso sopravvissuto ad un anno e mezzo vissuto pericolosamente.
3 Hoorrah for Sir Salman Rushdie
Salman Rushdie è stato nominato baronetto alcuni giorni fa. Si tratta di una ottima notizia, la riaffermazione del principio della libertà di parola e della tolleranza per i tolleranti, principi che vanno purtroppo difesi da chi ne vorrebbe fare uso strumentale per imporre una nuova teocrazia e ricordati a chi sembra avere talvolta rigurgiti della vecchia. Ora manca il prossimo passo: oltre alle onorificenze, cerchiamo di mobilitare le piazze e di recuperare dignità e razionalità .
Hamas rulez

Adesso comincia il bello perché la sinistra radicale nostrana dovrà gettare finalmente la maschera e dichiarare apertamente la propria simpatia per i movimenti terroristici senza potersi più nascondere dietro l’alibi della solidarietà al popolo palestinese vittima dell’occupazione militare israeliana. Da oggi la Striscia è in mano ad Hamas e Fatah ha chiesto niente meno che l’intervento delle truppe israeliane. Il Fatah di Yasser Arafat, per essere chiari, cioè un gruppetto di amabili soggetti che ha nello statuto la mission di distruggere Israele.
GB: tra i nomi più scelti c'è Muhammad
Capito da dove arriva il boicottaggio inglese contro Israele??
Muhammad è oggi al secondo posto tra i nomi scelti per i neonati in Gran Bretagna dopo Jack ed è assai probabile che entro il prossimo anno riesca a piazzarsi al primo posto. Lo scrive il Times nella sua edizione on line.
Secondo uno studio realizzato dal quotidiano, il nome nelle sue 14 diverse grafie è stato scelto per 5.991 neonati lo scorso anno battendo Thomas, al terzo posto, Joshua e Oliver. Il professore di relazioni etniche alla Warwick University Muhammad Anwar ha detto che "i genitori musulmani amano avere qualcosa che mostri un legame con la loro religione e con il profeta".
Anche se le statistiche ufficiali mettono il nome Muhammad con questa grafia al 23.mo posto, da un'analisi dei primi 3.000 nomi fornita dall'ufficio delle statistiche nazionali risulta che, se si prendono in considerazione tutte le varie grafie, il nome balza al secondo posto.
1290-2007: dagli al Giudeo, di nuovo

Vergogna è fatta: il sindacato dei professori di Cambridge (quasi un ossimoro) chiede a gran voce l'embargo delle università israeliane, l'emarginazione degli scienziati e dei ricercatori ebrei. Non sono bastati la storia dell'espulsione degli Ebrei dall'Inghilterra del 1290, quella dalla Spagna, senza tirare in ballo tragedie molto, molto più recenti. Ha ragione Cantor: altro che Islam aggressivo, che è sempre esistito, il pericolo si annida fra noi europei.






