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Gaza

Pericoli pubblici

Oltre cento morti “civili”, centinaia di feriti. Appena prima, il viceministro della difesa israeliano aveva parlato di “shoah palestinese”, salvo ritrattare a breve giro di posta. Qualcuno, a Tel Aviv, ha perso la testa e si dimostra in preda ad una evidente crisi di nervi. Brutto segno, anche se pare che abbiano richiamato i blindati e che ci si possa fermare qua. Queste eccessive dimostrazioni muscolari non fanno bene alla causa di Israele, soprattutto perché offrono un bell’armamentario di alibi agli speculatori di professione, specie quelli internazionali, che si rincuorano e riprendono fiato ogniqualvolta si possa cinicamente ideologizzare un conflitto senza fine.

 

La paura e il buio. Ecco l'Occidente

La barbarie piomba sul Medioriente. Non è un’orda di trogloditi in cerca di razzie. E’ l’Occidente iper-tecnologico che sfodera la clava delle sanzioni economiche e del taglio dell’elettricità per colpire i suoi avversari arabi. Gli Usa sorpassano le Nazioni Unite e approvano l’ennesima raffica di sanzioni contro l’Iran, mentre Israele decide di interrompere l’erogazione dell’energia elettrica a Gaza. La strategia è di prostrare la vita quotidiana per far desistere Teheran dal fabbricarsi in casa la bomba atomica e per bloccare i razzi scagliati da Gaza su Israele. Presidenti e segretari di stato duellano come fossero re e regine. Ma la scacchiera è sempre costituita da carne umana, quella di uomini e donne che scontano con la loro vita i conflitti tra gli stati. Mai nessun attacco diretto tra le teste coronate. Sono sempre i pedoni del popolo a rimetterci.

 

A pranzo coi cannibali

D’Alema è così, un personaggio eccentrico che si crede investito da Dio in persona di un talento fuori dal comune, ma alla prova dei fatti un improvvisatore un po’ naif convinto che l’idea trasgressiva e controcorrente sia sempre segno indubitabile di una lungimiranza politica riservata a pochi eletti.

 

Gaza, chi semina vento raccoglie tempesta

Spiace prendersela con i defunti, ma questa è giustizia poetica: la casa di Yasser Arafat sarebbe stata saccheggiata da miliziani di Hamas. Allora forse è vero, che chi semina vento raccoglie tempesta; Hamas è anche figlio di Arafat, frutto della cultura suicida, del totalitarismo e della corruzione tipiche dell'OLP, prima e dopo il rientro in Palestina.

Yasser Arafat potrebbe benissimo essere definito come il Fuhrer dei Palestinesi, il dittatore e leader carismatico che più ha fatto per trasformare i residenti di una espressione geografica, la Palestina, negli aderenti e simpatizzanti di una setta suicida e forse, in secondo luogo, in una nazione; il suo epilogo, d'altronde, è simile a quello dell'imbianchino austriaco: ha trascinato con sé, nella rovina, il proprio popolo.

 

Hamas rulez

Adesso comincia il bello perché la sinistra radicale nostrana dovrà gettare finalmente la maschera e dichiarare apertamente la propria simpatia per i movimenti terroristici senza potersi più nascondere dietro l’alibi della solidarietà al popolo palestinese vittima dell’occupazione militare israeliana. Da oggi la Striscia è in mano ad Hamas e Fatah ha chiesto niente meno che l’intervento delle truppe israeliane. Il Fatah di Yasser Arafat, per essere chiari, cioè un gruppetto di amabili soggetti che ha nello statuto la mission di distruggere Israele.

 

MO: Gaza, giornaliste tv nel mirino

Gruppo armato islamico, puniremo presentatrici senza velo

  Un gruppo islamico di Gaza ha minacciato di 'punire' le giornaliste e presentatrici della Tv pubblica palestinese che non portano il velo.Lo rivela 'The Jerusalem Post'. In un comunicato il gruppo 'Le Giuste Spade dell'Islam' ha avvertito che usera' 'spada e bastone di ferro' contro le giornaliste che 'offendono l'Islam' con il loro comportamento. Il gruppo armato si e' gia' distinto nella Striscia facendo saltare in aria alcuni internet caffe', negozi di musica e di libri ritenuti 'immorali'.

 

Scusi ministro D’Alema, permette un paio di domande?

Il grado di approssimazione che caratterizza l’attività di questo governucolo è evidente, qualunque sia l’argomento di cui ci voglia occupare. Ma in politica estera ha dato, e insiste nel dare, il meglio di sé.

 

Il suicidio dei palestinesi

Punto e a capo. Il finale dell’ennesima puntata quotidiana di omicidi incrociati tra le due fazioni al potere in Palestina si conclude con la replica della solita tregua. Prima le scariche di fuoco per abbattere leaders e militanti dei gruppi armati, giusto per far capire che le armi restano il vero scettro del potere a Gaza. Quando i caricatori si sono esauriti, allora scatta la tregua mediata dagli arbitri egiziani, che vale giusto il tempo di procurarsi nuove munizioni e scegliere nuovi bersagli. Fantasie?

 
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