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elezioni

La casta siamo noi

Prendo spunto da questo post di uno dei blogger di destra che stimo di più, Abr, per dire nuovamente la mia sulla vexata quaestio dell’annullamento volontario della scheda elettorale. Lì viene rimproverata a me, e ad altri, la scelta di un ritiro volontario sull’Aventino ispirata in parte dallo snobismo (cosa vera, almeno in parte) e in parte da uno sviscerato amore per la purezza teorica del liberalismo che non ammette compromessi (cosa meno vera).

 

Facciamo finta

Prima che Napolitano sciolga la riserva e si risolva a comunicare al popolo la decisione di affidare l’incarico per un nuovo governo a Luciano Moggi, mi prendo il rischio di finire subissato di pernacchie e mi concedo un giochino di risiko-politiko tanto per vedere l’effetto che fa.

Per cui, facciamo finta che, nonostante gli sforzi presidenziali ispirati all’equivicinanza con alcuni e all’equidistanza da altri, nemmeno Lucianone riuscirà a far stare in piedi una baracca incollata con la Coccoina e che, persa ogni speranza di fare le sacre riforme, gli occupanti il palazzo si arrendano alle volanti della polizia ed escano dal fortino nel quale si sono arroccati.

 

Gli imbecilli siamo noi

Cominciamo da qui: “Andare al voto da soli è un lusso che la situazione del paese non ci consente”. Parole e musica sono di Rosy Bindi, seconda classificata alle primarie del piddì, prodiana incazzata e incazzosa, convinta che la probabilissima sconfitta del PD alle eventuali elezioni anticipate sia un lusso che noi - noi dico il paese - non ci possiamo permettere.

Ma è interpretazione forzata, la mia perché la signora, al pari dell’intero arco costituzionale dei suoi complici (pardòn, colleghi), usa indifferentemente i termini “paese” e “democrazia” come sinonimi di “partito”. E siccome si tratta di significati ampiamente condivisi, da quando Prodi si è consegnato al plotone di esecuzione senatoriale, è tutto un proliferare di gente che si preoccupa degli interessi fondamentali del paese e della salute della democrazia.

 

Le illusioni di Silvio

E’ ormai da un bel po’ di tempo che Silvio Berlusconi parla di imminente caduta del governo e di elezioni anticipate. Ma i fatti lo hanno sempre smentito. E così anche stavolta è convinto che il governo cada sulla manovra finanziaria. Sarebbe bello se fosse davvero così!
Ma se ci basiamo sulle esperienze passate è difficile concordare col pronostico del Cavaliere. E Berlusconi, continuando con questa nenia, rischia di ottenere un effetto boomerang, cioè di ricompattare la maggioranza grazie all’antiberlusconismo. Una mossa quindi che può rivelarsi controproducente.
Bisognerebbe perciò evitare di strillare ai 4 venti la necessità di nuove elezioni.
E’ vero, il governo è già andato sotto una volta durante questa sessione di approvazione della finanziaria ed è anche vero che la cosa potrebbe ripetersi, ma non illudiamoci: Prodi ha la cocciutaggine di un asino e si ostina a dire che va tutto bene.
Le poltrone sono difficili da mollare, specie per una coalizione così variegata come quella del centrosinistra.

 

Brame d'altrui francofilie

Sinistra socialcomunista al 35%, centrodestra maggioranza assoluta, centristi spazzati via.
Se i risultati saranno confermati, non sarebbe una sconfitta, ma un massacro. Spero davvero che i trotzkisti francesi, François Bayrou e Ségolène Royal siano ancora gl'idoli della sinistra italiana, come lo erano appena prima del secondo turno nelle elezioni presidenziali: quando Bayrou veniva visto come la prova provata della bontà del progetto di Partito Democratico, visto il sorprendente successo ottenuto con una formula che imitava il Pd, a sentire i nostri commentatori; quando Sègolène sembrava essere il modello per ogni futuro leader della sinistra de noantri, insieme materna e dura, solidale e di successo.

 

Governo sull'orlo di una crisi di nervi

E’ proprio vero, questa tornata di elezioni amministrative è stata una bella mazzata per la maggioranza. Ovviamente Prodi & Co. minimizzano. Verrebbe da dire “proprio come ha fatto il centrodestra nella passata legislatura”. La propaganda di sinistra sta cercando di farci bere una grossa balla. Vediamo perché.
Un paragone col centrodestra è a dir poco fuori luogo. Infatti  nella passata legislatura, se è vero che la sinistra vinceva alle amministrative, la situazione era differente. Berlusconi avrebbe dovuto dimettersi? Non ci siamo. Infatti Berlusconi aveva alle spalle una maggioranza fortissima e non aveva certo vinto per un pugno di voti come Prodi. Inoltre, consideriamo il fatto che Prodi si è già dimesso una volta a febbraio. E’ del tutto evidente, quindi, che il paragone che ci stanno propinando è del tutto sballato. La maggioranza attuale è traballante, piena di contraddizioni e sull’orlo del precipizio.
Posso capire che Prodi voglia minimizzare, ma mistificare la realtà è qualcosa di ben più losco.

 

Partito il dopo Segolene: l'unica rossa con qualche posibilità di vittoria

Partito il dopo Segolene: l'unica rossa con qualche posibilità di vittoria
 

La lezione francese

Sarzozy, secondo pronostico, sale all’Eliseo rimediando una netta vittoria elettorale ai danni della gauche gallica troncando sul nascere il velleitarismo d’antan della sua concorrente in gonnella e impartendo una bella lezione sia ai suoi omologhi europei sia alla visione del mondo concorrente.
Questa lectio è fatta sia di novità sia di conferme delle quali è bene che ognuno, elettore ed eletto, francese o europeo, farebbe bene a tenere conto.

 
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