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educazione

La fabbrica dei deficienti

La scuola italiana è rimasta l’ultima, anacronistica catena di montaggio dell’industria pubblica gestita dallo Stato. Centinaia di migliaia di alienati, assolutamente privi di un qualsiasi interesse per ciò che ci vanno a fare, girano meccanicamente le chiavi inglesi del loro moderno pensiero educativo sulle scarse e tenaci rotelle dei giovani virgulti che passano sonnecchiando sul nastro trasportatore. Da quando è caduta definitivamente nelle mani dell’orgoglio intellettuale della sinistra, quella tutti diritti e doveri niente dei reduci della stagione della fantasia al potere, ha intrapreso il suo mesto cammino in discesa consegnandosi senza combattere al principale nemico della cultura. Non è un mistero, infatti, che il rigore ideologico dei padri degli attuali tifosi di Unipol preferisse di gran lunga un popolo “formato” secondo dottrina ad uno dotato degli strumenti culturali adatti a formarsi un giudizio autonomo.

 

Carabinieri educatori e Grande Fratello: la scuola si rinnova

La sinistra italiana odia la scuola – sia quella pubblica sia quella privata -, è un dato di fatto. Dopo averne demolito l’impianto iniettandole il virus del sei politico in nome dell’egualitarismo da senzatetto cerebrale e averla riempita di professori che di enciclopedico hanno solo l’ignoranza e l’inadeguatezza al compito, oggi si appresta a darle il colpo di grazia affidandola alle sapienti mani di Beppe Fioroni e di Livia Turco, due soggetti che in un paese appena normale non solo non sarebbero ministri, ma sarebbero amorevolmente custoditi in luoghi specializzati.

 

Scuola di eccellenza/3

 

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