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Economia

Anche Bin laden scopre che il problema sono le tasse

Se anche Osama Bin Laden, che fra tutti i leader mondiali non è certo il primo che spicca per il suo “savoir faire”, ha capito che il vero problema sono le tasse (come abbiamo visto e sentito dal suo ultimo video diramato in etere pochi giorni fa), c’è da chiedersi allora com’è possibile che in Italia ancora non ci si arrivi. E fa specie che sia proprio una cultura come quella islamica radicale, rimasta al ‘400, ad averlo capito prima dell’Italia.

 

Quel gran "calibro" di Umberto Bossi

Dico "calibro" perché, ovviamente, trattasi di pistola (che se chi legge è del Nord sa benissimo quello che vuol dire). Delle sue fucilate e pistolettate però ne abbiamo ingoiate parecchie, perché se è vero che i pallettoni fanno male quando però è il momento di andare a votare si aprirebbero ai bracconieri persino le oasi del WWF. E mentre eravamo tutti trafelati a disfare le valige e a prepararci a tornare a lavorare, ecco che ti spunta invece lo sciopero fiscale di Umberto Bossi, un “cadeau” pre-settembrino che suona molto di propaganda è poco di tattico.

 

Quand'è che Cesare ci restituirà quel che non è di Cesare?

Oscar Giannino[*] parla dell'altra faccia del pianeta tributario: i crediti vantati dai contribuenti nei confronti dell'erario, una somma che potrebbe facilmente arrivare a 26 miliardi di euro.
I decenni necessari per ottenere un rimborso, il paradosso della necessità di prestare garanzie per poter presentare domanda di rimborso, gli interessi irrisori sulle somme ingiustamente trattenute, se comparati a quelli dovuti in caso di debiti fiscali: quando si tratta di gestione delle materie fiscali, è proprio il governo il primo a predicar bene ed a razzolare malissimo, a dare un pessimo esempio di comportamento moroso ed arrogante, quasi a rimarcare continuamente quanto il contribuente italiano sia un suddito, non un cittadino.
Perché non cominciare a correggere questa palese ingiustizia, destinando il nuovo "tesoretto" al ripianamento di parte dell'ingente debito che lo Stato ha nei confronti del popolo italiano?
 
[*] Libero, 25 Agosto 2007

 

In Cina, finalmente, si può fallire. In Italia, si continua a preferire la mummificazione

Esiste almeno una nazione dove la possibilità di dichiarare fallimento è una gradita novità da un paio di giorni: la Repubblica Popolare Cinese.
Nella tradizione cinese, i debiti passavano di padre in figlio, senza possibilità di negoziazione. Sotto il regime maoista, vengono solitamente ignorati o risolti con una pallottola nella nuca del burocrate che li ha "permessi".

Il capitalismo senza la bancarotta, sosteneva l'imprenditore Frank Borman, è come il Cristianesimo senza l'Inferno. Il fallimento è la sanzione definitiva della chiusura di un'avventura imprenditoriale, che permette di azzerare una gestione sballata e salvare il salvabile dell'azienda.

 
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