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Catechismo elettorale

In giorni come questi, mentre Pechino scatena l’inferno in Tibet, la CEI ha altro da fare che preoccuparsi di esprimere la propria disapprovazione nei confronti di un governo col quale la chiesa cattolica ha rapporti diplomatici assai difficili. In questo si allinea obbedientemente alla scelta del doloroso silenzio ratzingeriano: i tifosi cattolici dicono che sia per questioni di prudenza o di realpolitik, il resto della curva sostiene, con molte ragioni, che si tratti di bieco cinismo.

 

I numeri taroccati della Trimurti

Cominciamo con il peana intonato da Dario Di Vico sul Corriere di oggi che onora il suo debito di servile riconoscenza nei confronti del suo datore di lavoro scrivendo questa illeggibile porcata:

«Di fronte a tanta confusione, davanti all'incapacità di trovare un punto di equilibrio che non finisca per premiare come sempre la sinistra massimalista, Guglielmo Epifani insieme a Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti ha dato un contributo decisivo di leadership e di tenuta. Se vogliamo, ha fatto un dono alla democrazia italiana. Ha insegnato a una coalizione rissosa e inconcludente che le controversie si possono risolvere con il voto».

 

Cercasi rivoluzionario italiano

Il 6 di agosto anche un signor nessuno come me può permettersi il lusso di entrare in polemica con Giovanni Sartori il quale, sul Corrierino di oggi, firma un editoriale quasi ineccepibile sul piano filologico, ma totalmente fuori strada su quello della realtà.

 

In video, veritas

Complimenti a Repubblica che, svincolandosi per un giorno dal ruolo di organo di partito, lancia sul web il video di tale Rajo, candidato per l’UDEUR (partito della ex maggioranza) alle elezioni 2006 nel quale sarebbero dimostrati brogli a favore di tale altro Randazzo, candidato per l’Unione (ancora ex maggioranza di governo), risultato poi eletto al Senato della ex Repubblica Italiana.

Logica conseguenza una bella fioritura fuori stagione della polemica sulla validità del voto con la minoranza di governo a fare i vaghi e la maggioranza di opposizione che si straccia le vesti e piange sulla morte della democrazia. Gioco delle parti al quale il sottoscritto non partecipa perché gli argomenti di alto livello mi risultano, da sempre, assai impegnativi da digerire.

 

Destra e Sinistra

Dopo le ultime amministrative i media nostrani si sono prodigati nell’informarci dello “sfondamento” del centrodestra solo al Nord. Niente di più falso. Il centrodestra infatti non solo ha vinto al Nord, ma ha vinto anche al Sud, come dimostrato dalla vittoria dell’UDC e di Alleanza Nazionale da Roma in giù. Vorrei allora soffermarmi su articolo di Luca Ricolfi (apparso martedì scorso sulla Stampa e ripreso anche in un altro articolo di Italia Oggi) che ribadiva una verità che secondo me non va trascurata: Se al nord è uscito prepotente il gruppo dei contribuenti, ostile alla fiscalità sregolata e vessatoria imposta dal nuovo governo, al Sud invece è cresciuto il suo esatto contrario: un gruppo di elettori della spesa, meridionalista, compassionevole e con l’idea che lo Stato debba per forza di cose elargire. Uno Stato solo dei diritti e non dei doveri che, denifire blasfemo, è poco.

 

Quelli che non sanno cosa sia la democrazia

Siamo noi, quelli che stanno all’opposizione, a non sapere cosa sia la democrazia. E siamo non solo rei confessi, ma orgogliosi di non sapere cosa sia “questa” democrazia. Noi ignoriamo del tutto come si possa definire democratico un governo che impone ad un suo rappresentante di riconsegnare una delega senza motivazioni fondate (questa è la versione ufficiale), ma perché il parlamento è nervoso e che si comporta da mafioso con un generale della Guardia di Finanza che risponde ridicolizzando il presidente del consiglio rispedendo al mittente il contentino della nomina alla Corte dei Conti. Noi non sappiamo quale alta prova democratica sia una sospensione temporanea di un incarico a un vice ministro perché è fin troppo evidente che si tratti dell’ennesimo escamotage per salvare la seggiola. Noi non sappiamo che democrazia sia questa, ma sappiamo che non è una democrazia degna di questo nome: è occupazione di potere, arrogante presunzione che la gente sia fessa e fede assoluta nell’impunità di casta.

 

La "democrazia" di Putin

Nel 2008 non si voterà solo negli USA. Si voterà anche per le Presidenziali in Russia. L'11 Marzo di quest'anno, neanche due mesi fa, si sono svolte sempre in Russia le elezioni amministrative, banco di prova per l'opposizione a Vladimir Putin.

 

Democrazia alla Turca

In Turchia la Corte Costituzionale, forzando regole e precedenti, ha annullato a gran maggioranza le elezioni presidenziali che avrebbero consegnato il controllo delle principali istituzioni al partito islamico, ancorchè sedicente moderato. La storia è interessante aldilà delle vicissitudini turche perchè stimola qualche riflessione sui "massimi sistemi".

 
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