
Sei un deficiente. Per cento volte una saggia insegnate italiana, di quelle che se ne vedono poche in giro, orgogliosa della propria funzione civile e morale, ha obbligato un suo infimo studente a riconoscere la verità. Per cento volte lo squallido esemplare di studente medio italiano, vertice di ogni bassezza, ha scritto il titolo della sua insignificante autobiografia: “sono un deficiente”. Infatti. Il padre dello studente, e qui non servono aggettivi per indicare il nulla più vuoto, ha citato in giudizio l’insegnante apostrofandola come questo padre è solito fare con sua moglie (le ha dato della “cogliona”) e ha chiesto un risarcimento di venticinquemila euro. E’ vero: se il denaro è lo sterco del diavolo, chi desidera la ricchezza si sente simile allo sterco. Nella sua inconsistenza sulfurea, che ricorda le sgradevoli esalazioni emanate dalle latrine intasate, questo genitore si ritrova senza i soldi desiderati, cioè senza lo sterco. Ma almeno ha risolto il futuro occupazione di una prole nata per sbaglio.






