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criminalità

Tu chiamale, se vuoi, percezioni

Il concorso della lettera più grottesca inviata al Corriere della Sera lo vince, a mani basse, Giuliano Amato. Sfruttando il vantaggio di scrivere per ultimo, e quindi dopo aver letto quelle dei concorrenti (Veltroni e Montezemolo), si produce in un capolavoro di acrobazia logica e dialettica tutto inteso a dimostrare quanto noi, sciocchi cittadini, ci facciamo condizionare dagli spot dei media sulla criminalità. Secondo Amato, la criminalità semplicemente non esiste, o meglio, esiste soltanto come fenomeno di allucinazione collettiva provocato da giornali e televisioni che calcano eccessivamente la mano su ogni fatto criminale instillando nelle deboli menti dei cittadini paganti l’idea che in Italia i livelli di sicurezza siano non esattamente eccelsi.

 

Abolire l'ergastolo?

Da quanto appreso da diverse fonti, pare che il nuovo codice penale che il governo si accinge ad apprestare prevederà l’abolizione dell’ergastolo. Secondo tale proposta, la massima pena detentiva, espressa in anni, non dovrà superare i 38.
Ma non si sta esagerando? Indulti, porte aperte agli immigrati, pene sempre più leggere, permissivismo con le droghe..
Il governo sta a poco a poco smantellando quel minimo di sicurezza che è necessaria al vivere civile.
Abolire l’ergastolo e fissare a 38 anni il periodo massimo di carcerazione equivale, di fatto a condanne piuttosto blande.
Già oggi, con l’ergastolo, i criminali escono da dietro le sbarre dopo pochi anni, figuriamoci che succederebbe se dovesse passare questa riforma sciagurata, in una situazione, tra l’altro, in cui criminalità e terrorismo dilagano più che mai.
Se si continua così, tra qualche anno aboliranno pure il carcere..

 

La difesa della razza

Meno male che i nuovi media dovevano contribuire a fare dell’informazione e dell’opinione un qualcosa di diverso dal mainstream. Infatti si scomoda niente meno che il vate del Web consegnando ad imperitura memoria il solito post sul presunto razzismo italiano che si aggrappa con le unghie all’ennesimo caso di violenza sessuale commessa da un branco di coglioni compatrioti ai danni di una diciassettenne (anche lei tricolore) pontificando sulla diversa discrezione che i media riservano a notizie di questo genere.

 
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