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CGIL

Il sindacato che non c'è

Più della caciara della politica, sempre pronta a mobilitarsi sulla tragedia e altrettanto impaziente di mettersi in fila ai funerali per fare bella figura, stupisce la reazione del sindacato nazionale che attacca lancia in resta la Thyssen Krupp nel maldestro tentativo di chiamarsi fuori da ogni responsabilità circa l’accaduto. Ha ragione Giannino che su Libero (ripreso dal Legno Storto) sottolinea le timide ammissioni di esponenti non di primissimo livello della FIOM: il sindacato della sicurezza se ne frega, ma conta solo i cedolini che riesce a garantirsi, salvo poi insorgere quando il danno è fatto.

 

I numeri taroccati della Trimurti

Cominciamo con il peana intonato da Dario Di Vico sul Corriere di oggi che onora il suo debito di servile riconoscenza nei confronti del suo datore di lavoro scrivendo questa illeggibile porcata:

«Di fronte a tanta confusione, davanti all'incapacità di trovare un punto di equilibrio che non finisca per premiare come sempre la sinistra massimalista, Guglielmo Epifani insieme a Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti ha dato un contributo decisivo di leadership e di tenuta. Se vogliamo, ha fatto un dono alla democrazia italiana. Ha insegnato a una coalizione rissosa e inconcludente che le controversie si possono risolvere con il voto».

 

Uccellacci e uccellini

Vi è un qualcosa di enormemente malato nella polemica sui brogli nel referendum sul Welfare che in queste ore sta montando tra politici e sindacalisti. Una polemica che dovrebbe infiammare il pubblico, e invece, come si legge dalle cronache dei giornali on line, si è già sopita. Cosa è successo?

 

Epifania

Probabilmente è una richiesta eccessiva, ma forse sarebbe anche arrivato il momento che ognuno cominciasse a stare al posto che gli compete visto che, se anche ci stesse, non si capirebbe lo stesso un accidenti.

Una delle organizzazione che invade sempre più spesso il campo è, tanto per cambiare, la CGIL la quale, molto tempo fa, faceva il sindacato dei lavoratori. Almeno, così diceva di fare. Oggi, al contrario, posto che più della metà dei suoi iscritti sono pensionati per cui diventerebbe assai arduo per la CGIL sostenere di essere ancora un’organizzazione che persegue lo scopo statutario che si è data alle origini, la truppa guidata da Epifani è diventata un vero e proprio partito.

 

Il partito dei sindacati dice sempre no

Lo schema di azione di Nicolais era semplice: tagliamo i costi della Pubblica Amministrazione seguendo lo schema della rappresaglia a rovescio, cioè per ogni tre dipendenti pubblici che vanno in pensione assumiamo un giovane di belle speranze, possibilmente con abilità informatiche superiori a quelle di un macaco.

 

Epifani e il sacco di Roma

Secondo Epifani, non si conducono trattative con la calcolatrice in mano per vedere se uno certe cose se le possa permettere. Speriamo che la spesa, almeno a casa sua, la faccia la servitù perché altrimenti ce lo ritroviamo sul lastrico e avremo presto un’altra bocca da sfamare a carico della collettività. Il generalissimo della CGIL si irrigidisce di fronte alla candida ammissione di fallimento che il buon Padoa Schioppa fa sui conti pubblici: vanno male, molto male, nonostante ci si sia ferocemente provati a rapinare chiunque di qualsiasi cosa. Ma Epifani se ne frega perché sullo scalone non ci vuole stare e, costi quello che costi, quella roba lì non s’ha da fare. Del resto, sa di avere di fronte dei negoziatori disposti a cedere sempre e comunque con i quali ha in comune un solo punto, cioè il disprezzo assoluto degli interessi generali.

 
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