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CDL | La Voce del Padrone
 

Questo sito se ne sbatte del Web 2.0!

CDL

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Questa sarebbe l'alternativa?

“Auspichiamo che il prossimo consiglio nazionale dell’Udeur decida di aderire al centrodestra. In tal caso il partito guidato dal senatore Mastella sarà il benvenuto nella nostra coalizione”.

E ci mancherebbe altro! Mica si può sputare su qualche centinaio di migliaia di voti raccattati al mercato del pesce. L’importante è vincere, e vinceremo! Cicchitto e Bondi, due dei migliori cervelli della dirigenza di Forza Italia, auspicano la conversione al centrodestra di Mastella e Signora e non perdono tempo a recapitare il biglietto di benvenuto. La busta inviata alla coppia più bella del mondo campeggia su un cesto tardo natalizio che, al sicuro tra la paglietta in plastica, contiene il meglio della produzione artigianale Made in Italy: qualche primario, un paio di consiglieri regionali e un sottosegretario in confezione extralusso.

 

Solidarietà sospette

"Mi dimetto perchè tra l'amore per la famiglia e il potere, preferisco il primo".

La solidarietà a Mastella arriva da ogni politico in circolazione, a prescindere dallo schieramento di appartenenza, ma anche dalla società civile. Unica eccezione, la comprensione con riserva da parte di Di Pietro, probabilmente a causa di antiche ruggini personali. Tra i tanti commenti, si segnala quello di Bernardo Provenzano il quale, rotto il famoso riserbo nel quale si è chiuso da tempo, avrebbe confidato ai suoi vicini di cella che, nei panni del forse ex Ministro della Giustizia, avrebbe detto le stesse cose.

(Nella foto, uno di famigghia)

 

Centrodestra, adieu

Non interesserà a nessuno, ma il sottoscritto ritorna nel limbo degli annullatori di schede elettorali professionisti a partire dalla prima tornata utile e a tempo indeterminato. Le ragioni sono molte, prima fra tutte l’assoluta inconsistenza della parte politica che speravo più vicina al mio modo di vedere le cose. I fatti però dicono cose diverse e, in un modo o nell’altro, bisogna pur prenderne atto. Ergo, la ex casa delle libertà vada pure per la sua strada neostatalista, populista e clericoassistenzialista, ma ci andrà senza il mio piccolo e irrilevante avallo.

 

Delfini e tonni

E’ un grande dispiacere, in questi giorni, avere i minuti contati e non poter partecipare attivamente alla rivoluzione italica. Purtroppo ci sono esigenze prioritarie, quelle di salvaguardare la capacità di acquisto della pagnotta, che impongono scelte più orientate alla meschinità del quotidiano e la conseguente rinuncia all’interessante confronto politico tra tutti questi nuovi soggetti che son nati nelle ultime settimane.

Due minuti, comunque, li trovo lo stesso per lasciare tangibile memoria della scoperta del più clamoroso bluff politico tentato da uno dei sedicenti leader del centrodestra, cioè Gianfranco Fini.

 

Non è ancora il partito delle Libertà. Potrà mai diventarlo?

Sognavo da tempo un colpo di reni come questo da parte di Silvio Berlusconi, un sonoro vaffa a centristi e "moderati" fino all'immobilismo ed alla rassegnazione. Purtroppo, come in certe favole, il sogno rischia di tramutarsi in un mezzo incubo, a causa dell'occasione e del modo in cui si è realizzato. Purtroppo, ieri non è nato il Partito delle libertà, come qualcuno crede. E' nato un "Partito del Popolo italiano", populista nel nome e nelle premesse:

«è quello che la gente vuole»

 

Operation SichelSchnitt

Ieri, in una serata apparentemente tranquilla e dopo 18 mesi di “finta guerra”, è scattata l’Operazione “Colpo di falce” grazie alla quale Silvio Berlusconi, in versione Heinz Guderian pre natalizia, si presenta bello fresco alle porte di SedAN e coglie i suoi ex amici addormentati nei bunker della nuova Maginot.

Niente da dire! Con i suoi duecento difetti, Berlusconi resta uno degli animali da piazza più eclettici della storia repubblicana e conserva intatta una capacità di reazione che fa impallidire i presunti eredi del leader della ormai fu Forza Italia.

 

Dopo Berlusconi, il vuoto?

Ieri sera, complice Gtalk, si cazzeggiava serenamente con Gregorj il quale, da simpatico fetente sinistroide quale è, poneva una delle poche domande che possono mettere in imbarazzo quelli che non hanno votato Prodi. Una domanda che ci si fa spesso anche noi e che si potrebbe sintetizzare in un generico: “Ma dopo Berlusconi?”.

Nella sua genericità, secondo me è la domanda chiave che ci si dovrebbe fare un po’ tutti perché un conto è auspicarsi un repentino prepensionamento del rottame democristiano attualmente a capo del governo, ma ben altro conto è chiedersi come sostituire questa autentica sciagura umana che ci ritroviamo tra i piedi.

 

Il Cav tende la mano a D'Alema

E' inutile che si stiamo a prendere in giro, le intercettazioni sul caso D'Alema/Unipol hanno un fattore politico e non penale. Magari moralmente discutibile se vogliamo, ma non stiamo a prenderci in giro, la politica va per forza di cose a braccetto con l'economia, ed il potere politico in Italia viene rafforzato da quello delle Banche (almeno da noi, da altre parti funziona anche diversamente). Quello che invece stupisce è stata la sinistra che per anni ha inveito ipocritamente contro Berlusconi ed il suo conflitto di interssi. Ma ancora più interessante è sottolineare come all'epoca una parte della sinistra stava puntando parecchio sulla scalata all'Unipol, mentre un'altra parte no. Fino al punto di mettere i bastoni fra le ruote. E così poi alla fine è successo. Facendo un rapido calcolo possiamo quindi intuire come già da allora la futura maggioranza di governo fosse già divisa al suo interno. Divisioni "sottocoperta" ma che alla fine sono e risulteranno fatali. Ma non finisce qua perchè di certo non ho intenzione di sparare a zero su D'Alema e soci, come fecero loro su Berlusconi.

 

Si salvi chi può

Strano deja-vu quello di oggi. Mi sembra di vedere il Silvio Berlusconi alle amministrative di qualche anno fa. Anche allora, sulla rimonta di Fassino e Rutelli, il leader della Casa delle Libertà aveva minimizzato tralasciando il dato del malcontento. Errore che gli fu fatale. Come il Cavaliere di allora oggi la sinistra minimizza sulla sconfitta. A Romano Prodi, impegnato in Francia con Sarkozy, sarebbe bastato vedere il sorriso a paresi di Vannino Chiti nella trasmissione Porta a Porta di ieri, per rendersi conto della reale situazione dei suoi luogotenenti. Oppure gli sarebbe bastato vedere l'imbarazzo di Mastella (seduto fianco a Chiti) o peggio ancora sentire il ministro Di Pietro tirare acqua al suo mulino (Italia dei valori) davanti alla sconfitta dell'Unione ribadendo che lui ed il suo partito avevano aumentato il voti. Segnali importanti che sottolineano come ormai - ad un solo anno di distanza dal quel famigerato 9 di Aprile - i marinai stiano già abbandonando la barca per colpa di qualche "iceberg" di troppo.

 

In fondo, poteva andare peggio

Il sinistra centro gongola per l’ottimo risultato alle amministrative visto che, contro ogni previsione, qualcuno lo vota ancora. Non sono moltissimi, non sono convintissimi, ma la crocetta la mettono lo stesso sperando che il buon Dio, quello cattolico o quello ateo non importa, cominci a darsi da fare per salvare la baracca.

 
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