
Ovvero dei peccati fiscali, parte seconda. Romano Prodi non demorde nella proposta della sua nuova teologia “laica” e, come fanno tutti gli accattoni di povero intelletto, arruola al suo servizio quelli che non possono rispondere sulle colonne dei giornali ai quali il neopredicatore si rivolge per la predica. Oggi è il turno di San Paolo per cui, visto che le omelie in difesa del fisco non le fanno i parroci, ci pensa direttamente lui a salire sul pulpito per fare una delle affermazioni più sconcertanti che ci sia stato dato di sentire negli ultimi due secoli di storia italica. Siccome di notte non ha niente da fare, probabilmente è andato a riesumare qualche lettera dell’apostolo e, tra i vari passi, si sarà innamorato di questo che sta nella Lettera ai Romani, capitolo 13:






