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Calderoli

E Maometto dove lo metto?

Trionfo annunciato del maiale virtuale di Calderoli prima ancora dell’inizio del tour programmato a Bologna. Il roseo suino (il maiale) grufola beatamente fiero di un successone politico-mediatico che, in quattro giorni, ha costretto un consiglio comunale a ritirare la delibera islamicamente corretta che autorizzava la costruzione della sospirata moschea.

Contrordine compagni, anzi no. Contrordine del contrordine, perché è chiaro che la moschea si farà, è chiaro che la si farà là, ma prima bisogna sentire democraticamente cosa ne pensi la gente che ivi risiede.

 

Laici dei miei stivali

Dopo la reazione della quasi intera e laicissima blogosfera alla provocazione del maiale di Calderoli, condannato senza appello dall'ottuso buonismo che predilige il ricorso al doppio peso quando fa la morale agli altri, qui si resta in trepidante attesa per la prossima levata di scudi in difesa del sentimento cattolico offeso dalle vignette che compaiono ovunque e che riguardano un Dio che frequenta l'Europa da oltre un paio di millenni.

Siamo certi che gli intellettuali nostrani, quelli "equivicini", si faranno venire i calli ai polpastrelli per denunciare l'inaccettabilità di questi comportamenti e citeranno articoli su articoli della costituzione italiana per dimostrare quanto sia ingiusto far scempio delle convinzioni altrui.

 

Il giorno del maiale

Stavolta andiamo controcorrente perché il mondo intero se la prenderà con il buon Calderoli e con la sua proposta di lanciare il “maiale day”, cioè una specie di sagra del suino il cui unico obbiettivo è quello di tenersi su un qualsiasi terreno destinando alla costruzione di nuove moschee.

Motivo della proposta: “infettare” teologicamente detti terreni e renderli immediatamente non edificabili in omaggio ai precetti dell’Islam. Trattandosi di Calderoli, trattandosi di maiale e trattandosi di Islam tutto in una volta, c’è da scommettere che alle prime reazioni già incassate si aggiungeranno molte altre lamentazioni sul razzismo, sull’intolleranza religiosa e sulla inadeguatezza (uso un eufemismo) del senatore leghista.

 

Una classe dirigente di pagliacci e di incapaci

Violante ha deciso di lasciare il Parlamento, almeno così dice. Simpatico ragazzo questo politicante da quattro sghei che rilascia interviste sui suoi propositi di ritiro e ci aggiunge, senza bagnarsi del sudore dell’imbarazzo, che la decisione risale a due anni fa. Son strani forte questi qua: secondo il Violante-pensiero è assolutamente conseguente decidere di lasciare il Parlamento e, nel giro di sei mesi, ricandidarsi bellamente a farne parte. Probabilmente, si è sentito chiamato all’eroico sacrificio perché il Paese aveva bisogno. Va bene, diamo atto al nostro uomo di aver subito “obtorto collo” una imposizione e di aver dovuto rimandare i propositi di ritiro. C’è da dire soltanto che siamo veramente fortunato ad avere a disposizione gente che non ha paura di sacrificare se stessa fino all’ultima goccia pur di garantire al Paese un futuro migliore.

 

Una vittoria che sa di sconfitta

Prodi salva nuovamente la ghirba per il rotto della cuffia affidando a Padoa Schioppa il compito di incassare la peggior figura immaginabile in diretta tivvù. Ma il caso Visco-Speciale, probabilmente, non finisce qui grazie all’ennesima intuizione di Calderoli che, se fosse impiegato esclusivamente a creare trappole, diventerebbe una risorsa insostituibile dell’opposizione. Ma andiamo con ordine. La relazione di Padoa Schioppa deve averla scritta uno di Repubblica perché è il peggior concentrato di calunnie dell’ultima ora messo su a casaccio per giustificare ciò che per altre vie non sarebbe stato possibile fare. In una ventina di minuti il ministro delle finanze, che presta la faccia a quella impresentabile di Visco, fa un ritrattino di Speciale che lascia esterrefatti.

 
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