
«Vorrei sapere perché io sarei concusso per una nomina (caso Bassolino ndChris) e per tutte le altre nomine non ci sarebbero nè concussi nè concussori. Può non piacere il sistema che sta dietro ai giochi della politica, ma questo è».

«Vorrei sapere perché io sarei concusso per una nomina (caso Bassolino ndChris) e per tutte le altre nomine non ci sarebbero nè concussi nè concussori. Può non piacere il sistema che sta dietro ai giochi della politica, ma questo è».

Il ministro della giustizia ha paura dei processi e fugge dal giudizio del popolo. Ha paura di fare la fine di Aldo Moro. Ma non hai mai paura di fare brutta figura, di apparire fuori posto, di risultare offensivo e sgradevole. D'altronde sono le sue principali doti. Durante la sua visita a New York Mastella parla citando Aldo Moro: “non ci lasceremo processare dalle piazze”.
La sola idea di finire sotto processo deve inquietare non poco il sonno di Mastella. Ma aggiunge anche, già che c’era e soprattutto che era lontano dall’Italia, che il rischio di terrorismo politico è di nuovo alto. Dunque va avanti il processo di beatificazione del Ministro di Giustizia. Dopo le minacce di sfiduciare il cda della Rai in seguito alla trasmissione di Santoro, adesso arriva l’autoritratto di Mastella quale bersaglio dei terroristi. Quali? Per ora Mastella non scende nei particolari.
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Anche io credo che chi rimane in casa con mamma e papà fino a quarant’anni possa essere considerato un “bamboccione”. La scusa della “congiuntura economica” non regge. E’ solo un paravento per non prendersi le proprie responsabilità di fronte alla società e di fronte a se stessi. Il problema però non è tanto in questa critica - che alla fine lascia il tempo che trova perché ognuno di noi ha la sua storia – ma nel Ministro dell’Economia, che non può permettersi, come rappresentante degli italiani, di dire cose del genere. Quando i nostri politici capiranno che nella posizione che ricoprono non è possibile dire quello che si vuole, non sarà mai troppo presto.

Nell’istantanea che un osservatore straniero può scattare oggi sulla politica italiana non manca niente. Politici con le mani nella marmellata, giudici sotto processo, cittadini in piazza, media prestati alla politica. Per noi spettatori abituati a questa assurdità non manca proprio niente. Invece manca tutto. Mancano istituzioni funzionanti invece di un parlamento intasato da una miriade di leggine clientelari, di un governo che deve correre in bagno ogni volta che scoppia una dissenteria nella sua stessa maggioranza, di una magistratura fuori uso che assolve gli imputati e processa le vittime. La crisi c’è. Sono le reazioni che mancano. Questa lurida politica ha anche il coraggio di passare per vittima, come fa Mastella a New York. Gli onorevoli si sentono offesi, ingiuriati, accusati solo perché provano quella sensazioni così sgradevole di chi si fa cogliere in flagrante e anzi scarica la colpa sulla sua vittima.

Il mestiere (o il piacere) dello scrivere è davvero strano. Mai mi sarei aspettato di assumere l'onere di buttar giù due righe a difesa di Clemente Mastella. Eppure eccomi qui a farlo. Certo, il tentativo è parecchio ardito, perché quando tutto il mainstream e la blogosfera sono di fatto contro il Ministro, in un’ondata di populismo credo senza precedenti in Italia (forse solo Craxi e Berlusconi riuscirono nell'impresa di scatenare tale reazione), diventa difficile trovare una qualsiasi tesi favorevole a supporto della difesa. La mia simpatia però verso l’individuo bersagliato, verso il rinnegato, verso il boia di turno è per me un richiamo troppo forte per non tentar tale impresa titanica.

Brutto periodo per il centrosinistra. Dopo l’epoca delle intercettazioni che hanno fatto tremare la roccaforte post comunista, ora a Fassino, D’Alema e soci, tocca pure sentire Beppe Grillo che , aizzando le folle come solo lui sa fare, sta mettendo un altro tassello per la decaduta di un esecutivo inesistente. Se è vero come è vero, e ne ho già scritto ampliamente, che le derive populiste ed antipolitiche di Grillo siano vuote e prive di senno, è altrettanto vero che la sinistra ha di nuovo fatto male i suoi conti. Pochi giorni fa, in piena festa dell’Unità, il “grillismo” ha dato l’ultima sferzata ad un partito ormai morto e sull’orlo di una crisi di nervi.

Questo termine, appunto "antipolitica", strausato (ed abusato) in quest’ultimo periodo, è ormai diventato il vocabolo per rappresentare al meglio lo status di gradimento medio da parte dei cittadini verso i nostri rappresentanti in parlamento oltre ai loro partiti. Parola che sta traghettando il "carrozzone" di questa ormai morta seconda Repubblica, non si sa bene dove. Ma che cosa vuol dire esattamente il termine antipolitica?