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Alitalia

Alitalia: il piano segreto di Berlusconi

Noi, da espertoni di complotti demo-pluto-giudaico-finanziari, siamo in grado di svelare il piano segreto del Cavaliere a proposito di Alitalia.

Mentre il Paese si scanna sul futuro dei poveri dipendenti che da anni non riescono a decidersi se risiedere a Roma per “lavorare” a Milano o viceversa, sui destini dell’attività “cargo”, sulle prospettive della grande area immobiliare denominata Malpensa e sui pericoli che minacciano l’italianità tutta della nazione, il Cavaliere – assieme alla sua cordata di imprenditori – sta per mettere a segno il colpo del secolo.

 

Ali-che?

Finalmente entriamo nel vivo della questione Alitalia e le opzioni possibili cominciano a delinearsi, soprattutto dopo le esternazioni del Cavaliere Nero. In attesa che si riuniscano i consigli di amministrazione di tutte le aziende interessate, con l’eccezione della pizzeria “O Vesuvio” i cui titolari sono in ferie fino al 25 marzo (diavolo d’una Pasqua “bassa”!), ecco una sintesi dei progetti allo studio.

 

Ecco perchè Air France va meglio di Alitalia

 

Il governo dei sindacati

L’acquisto dei rottami della compagnia aerea di bandiera non conviene neanche a chi era destinato a diventare monopolista sulle tratte golose sicché AirOne si ritira ufficialmente dalla competizione. La gara, però, resta aperta probabilmente in attesa che qualcuno risponda all’annuncio su Secondamano. Ovviamente, la faccenda interesserà poco perché queste sono le giornate della commedia buffa di Emma Bonino e dei risentimenti da “Avanti popolo” dei rifondaroli antiscalone. In realtà, AirOne ha mandato un messaggio bello chiaro ai nostri cultori dell’utopia statalista che si può sintetizzare in una considerazione banale assai:

 

Parte la campagna adotta una hostess

Non c’è problema, paga Pantalone. Lo schema di privatizzazione di sinistra è sempre lo stesso: si regala quello che si può senza andare troppo per il sottile e, se avanzano costi, passa la prona cittadinanza a pagare il conto.

C’è uno, tale Alessandro Bianchi sospettato di essere ministro dei trasporti, che dice all’AGI (qui, via Repubblica) di non preoccuparsi perché gli esuberi dell’Alitalia ce li ingobbiamo tutti quanti: appena AirOne ha pagato, saranno estratti a sorte 2.350 dipendenti della ex compagnia di bandiera da assegnare a chi ne abbia fatto richiesta.

 

Vite parallele: Alitalia contro Air France-KLM

Mentre Alitalia affonda, il partner di cui abbiamo rifiutato le avances in più di un'occasione rifiorisce. Complimenti ai protezionisti nostrani ed al nostro serio governo.

Nel novembre 2006, la nostra compagnia di bandiera era per l'ennesima volta sull'orlo del fallimento, per esplicita ammissione del proprio amministratore delegato e dello stesso Romano Prodi e decise di avvicinare Air France KLM .
La logica reazione governativa sarebbe dovuta essere di interesse e supporto: da un lato, ecco la l'occasione di risanare o, nel peggiore dei casi, accollare a qualcun altro le voragini puntualmente scavate da Alitalia nei bilanci propri e del governo italiano; dall'altro, l'entrata nel mercato italiano di un operatore efficiente avrebbe stimolato la nascita di un mercato del trasporto aereo, di fatto strangolato dalla congerie di piccoli oligopoli sanzionati dal governo.

 
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