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"Migliaia, milioni di individui lavorano, producono e risparmiano nonostante tutto quello che noi possiamo inventare per molestarli, incepparli, scoraggiarli. È la vocazione naturale che li spinge; non soltanto la sete di guadagno. Il gusto, l'orgoglio di vedere la propria azienda prosperare, acquistare credito, ispirare fiducia a clientele sempre più vaste, ampliare gli impianti, costituiscono una molla di progresso altrettanto potente che il guadagno. Se così non fosse, non si spiegherebbe come ci siano imprenditori che nella propria azienda prodigano tutte le loro energie ed investono tutti i loro capitali per ritirare spesso utili di gran lunga più modesti di quelli che potrebbero sicuramente e comodamente ottenere con altri impieghi." - Luigi Einaudi
Moggi, appunto, svolgeva egregiamente quello che é il primo compito di un direttore generale, esercitare lobbyng perché la propria compagine abbia le migliori condizioni sul mercato.
Che non significa avere gli arbitri a favore ma solamente gli arbitri migliori. Una prassi d'altronde consolidata.
A me sembra strano che nel mondo del pallone dove i tifosi invitano le società a "farsi sentire", gli arbitri vengono ufficialmente ricusati dai club e i presidenti garantiscono, a mezzo stampa (non a mezza voce ma alla luce del sole), di aver tuonato in federazione e coi designatori onde non ricevere più arbitri o arbitraggi sconci, ripeto é strano che questa prassi consolidata sia stata considerata reato per il signor Luciano Moggi.
Devo presumere che i tifosi delle squadre che se ne lamentano delle telefonate di Moggi ai designatori dell'epoca presumano che i loro presidenti garantissero e tutelassero e bla bla parlando di arbitri con il portiere dello stabile o la Filarmonica di PollenaTrocchia.
Un solo inciso sull'interisti onorari. Per diventare interisti onorari, modello fronte bassa Ferri o Nicoletta Berti, bisogna non solo lamentarsi degli arbitri.
Ma anche passare dieci anni a ingaggiare Velasco, raddoppiare il contratto a Moriero già finito dopo averlo promesso ad un club inglese, scambiare Pirlo e Sedorf con Guglielminpietro, cacciare Simoni e prendere Lucescu, far fallire persino Lippi, essere competitivi solo due anni su dieci e attaccarsi agli episodi ed ai gò di Turò come una provinciale che non competendo in continuità s'aggrappa agli episodi singoli dell'unico anno e delle uniche occasioni come il Sordi che non ci fosse stata la guerra, pensare alla fine della fiera e in piena pareggite di Mancini che quel Moratti figlio era proprio un coglione, arrivare a contestare la società in blocco, gettare motorini dagli spalti, invocare Moggi.
E poi dire, mannò, era tutta colpa di Alfredo.
Questo é il paese degli interisti antropologicamente, un paese che nel 2002 dianzi Moreno voleva Moggi.
Un paese, intellettualmente disonesto, che va solo fregato.