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Non è Tinta l'ingenua, ma io che ti ho preso sul serio fino a circa metà post e mi chiedevo che c'entrasse la foto di Fassino (ah ah)!
Leggi agevolative, investire in noi stessi...quante belle parole!
Il problema è che la maggior parte non ha né i capitali, né le idee, né la voglia di intraprendere la gloriosa attività dell'imprenditore e assumersene di conseguenza tutti i RISCHI (anche quello di fallire e ritrovarsi in mutande). Senza contare che di agevolazioni ce ne sono, specie per determinate categorie (mi viene da pensare alle imprenditrici donne).
Alla maggior parte di noi basta andare a lavorare le canoniche otto ore, tornare a casa e prendersi lo stipendio, per magro che sia, ogni 27 del mese.
Io più ci penso, più credo che sia un circolo vizioso:
costo del lavoro troppo alto, troppi vincoli, poche assunzioni, disoccupazione, meno consumi, meno vendite, aziende sempre più in difficoltà, licenziamenti;
tanta flessibilità, contributi più leggeri, più precarietà, stipendio da fame, maggior sfruttamento del lavoratore (o collaboratore, fa più fine e non indica necessariamente un rapporto di lavoro subordinato anche se nei fatti spesso lo è), più incertezza per il futuro, frustrazione, meno consumi e il ciclo si ripete come prima.
Mi chiedo: come se ne può uscire cercando di garantire un minimo di flessibilità senza costringere il lavoratore a stipulare mille contrattini di 3-6-9 mesi per chissà quanti anni prima di stabilizzarsi e avere finalmente un po' di tranquillità?

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