Qualcuno avrà notato che negli ultimi giorni qui si è battuta la fiacca. Vero, e mi dolgo, ma ragioni di ordine superiore hanno richiesto tutte le energie disponibili altrove. Oggi apre, o riapre come vi pare, Giornalettismo. Ma si tratta di qualcosa di molto diverso da quello che fu sia nell’impianto sia nelle ambizioni. Cosa si candidi a rappresentare ve lo spiega in modo eccellente il buon Gregorj col quale, per circa tre mesi, ho discusso e lavorato splendidamente. Qui voglio soltanto ringraziare le decine di persone che hanno scelto di seguirci su questa strada mettendo a disposizione tempo e lavoro in cambio, per adesso, di una pacca sulle spalle.
Esteri
Radio killed Hillary star

Le cinque settimane di intervallo prima del voto in Pennsylvania stanno cambiando le regole della sfida tra Hillary ed Obama: il confronto si sposta a livello nazionale con entrambi i candidati impegnati nel convincere gli elettori americani della loro superiorità rispetto all'avversario in termini di probabilità di vittoria.
The neverending story

La "storia infinita" non è solo un titolo di un vecchio film, ma è, forse, la migliore sintesi per descrivere i risultati di ieri delle primarie in Texas ed Ohio. Hillary Clinton, che tutti davano per spacciata, rimane in vita (in Texas mancano ancora i risultati del caucus), vincendo con un buon margine in Ohio e con un risultato un po' meno esaltante nel Lone Star State. Questo le è bastato per recuperare qualche delegato e per far tirare un sospiro di sollievo al suo entourage. Fermata la striscia positiva di Barack Obama, ora anche il più piccolo Stato potrà essere determinate da qui alla convention di Denver, che da oggi diventa sempre più ago della bilancia nella scelta del candidato democratico da contrapporre a John McCain. Il Senatore dell’Arizona infatti da oggi è, oltre che formalmente, anche matematicamente il candidato repubblicano alla Presidenza degli Stati Uniti d’America.
The Dem's dream ticket

"Ho ascoltato con molta attenzione chi mi ha incoraggiato a candidarmi, ma non sono e non sarò candidato alla presidenza". Con queste parole, Michael Bloomberg, ha chiuso definitivamente le voci, che ormai da mesi, martellavano tabloid e quotidiani americani. Tutto questo però poco conta, visto che è lui stesso a dirsi disponibile ad appoggiare un candidato indipendente dai grandi poteri. Impossibile quindi non pensare subito a Barack Obama, il senatore nero dell'Illinois.
Difficile dimenticare quella colazione offerta da Obama a Bloomberg in quel freddo fine Novembre 2007 al NewYork Luncheonette, che paralizzò la East 50th Street di New York City. Da allora tutti i giornali della grande mela non hanno mai smesso di vedere un possibile ticket presidenziale Obama/Bloomberg.
Pericoli pubblici

Oltre cento morti “civili”, centinaia di feriti. Appena prima, il viceministro della difesa israeliano aveva parlato di “shoah palestinese”, salvo ritrattare a breve giro di posta. Qualcuno, a Tel Aviv, ha perso la testa e si dimostra in preda ad una evidente crisi di nervi. Brutto segno, anche se pare che abbiano richiamato i blindati e che ci si possa fermare qua. Queste eccessive dimostrazioni muscolari non fanno bene alla causa di Israele, soprattutto perché offrono un bell’armamentario di alibi agli speculatori di professione, specie quelli internazionali, che si rincuorano e riprendono fiato ogniqualvolta si possa cinicamente ideologizzare un conflitto senza fine.
Hillary è in caduta libera

Barack Obama, con la vittoria in Wisconsin di martedì scorso, ha resistito all’attacco dirompente di Hillary Clinton ed ha acquisito nuovo slancio mediatico per le primarie in Ohio e Texas, che a questo punto si preannunciano bollenti. La Clinton è ancora avanti nei sondaggi (+7,6% - +14,7%), ma Obama ha già dimostrato di poter colmare anche “gap” superiori. Molti analisti hanno fatto notare in questi giorni come la vittoria di Obama abbia sollevato parecchi dubbi sulla nuova strategia della Clinton, e sulle sue ultime scelte, soprattutto in fase di “casting” (scelta dei collaboratori).
Uno studio: dal 75% al 94% dei bambini di Sderot di età compresa tra i 4 e i 18 anni manifesta sintomi da stress post-traumatico

Secondo uno studio del Natal, il Centro Israeliano per le Vittime del Terrore e della Guerra, dal 75% al 94% dei bambini di Sderot di età compresa tra i 4 e i 18 anni manifesta sintomi da stress post-traumatico. La ricerca del Natal, che verrà pubblicata a giorni, si basa su un campione rappresentativo. Lo studio ha evidenziato che il 28% degli adulti e il 30% dei bambini di Sderot soffre di disturbi da stress post-traumatico (PTSD). Lo studio è stato coordinato dalla dr. Rony Berger, direttore del Dipartimento dei Servizi Comunitari del Natal e dal dr. Marc Gelkopf, con l’assistenza della dr. Mina Tzemach, che ha condotto il sondaggio.
La città di Sderot e il Negev occidentale nel suo complesso sono stati sottoposti al fuoco di fila dei razzi lanciati dai militanti palestinesi nella striscia di Gaza per più di sette anni.
Your dreams come true

“Yes we can”. “Your dreams come true”. Sembrano slogan del parco di Magic Kingdom ad Orlando. Ed invece non sono nient’altro che alcuni dei messaggi di Barack Obama, il nuovo front man del partito Democratico, in lizza per le Presidenziali di Novembre negli Stati Uniti. Obama vince e convince in South Carolina spazzando via Hillary Clinton che ha incamerato la metà esatta dei voti del leader di colore. Bella batosta.
La libertà muore in macelleria

Comincio a pensare che sia arrivato il momento di fermarsi a riflettere sulla necessità di esportare democrazia perché, a quel che si dice, pare che cominci a scarseggiare pure in Occidente. Se anche la perfida Albione sterza decisamente verso la collettivizzazione forzata del diritto dei singoli individui, significa che abbiamo un grande problema.
Già ad inizio d’anno, il primo ministro non eletto Gordon Brown si era distinto per la trovata di mettere a pagamento le cure mediche per gli obesi, considerati soggetti pericolosi dal punto di vista sociale in quanto portatori di un modello di comportamento non in linea con i desideri dello Stato.
Crepa, ciccione!

Il 2008 comincia con una notizia consolatoria che, sebbene non serva moltissimo a risollevare il morale, ci conferma che l’Italia non ha l’esclusiva sui minus habentes che ricoprono cariche pubbliche. La civilissima Inghilterra, infatti, deve fare i conti con Gordon Brown, successore non eletto di Tony Blair, con la sua frenetica caccia al recupero del consenso perduto (ricorda qualcuno?) e con l’inevitabile cretineria delle proposte che nascono da menti in preda a fortissime crisi di nervi.
Il Guardian riferisce che questo signore avrebbe in testa di condizionare la prestazione di assistenza sanitaria pubblica ad una specie di prova di buona condotta del potenziale paziente. Più in particolare, ai fumatori sarebbe richiesto di smettere e agli obesi di dimagrire pena l’esclusione dalla prestazione pubblica.






