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Turchia: velo sì, bikini no

Il vento che soffia sui Dardanelli sta sollevando un cattivo odore per i difensori della laicità dello stato turco. Mentre ad Ankara si festeggia l’anniversario della guerra di liberazione con cui Ataturk fondò la Turchia secolarizzata, il sindaco di Istanbul, la più grande città turca, ha proibito ai grandi centri commerciali di esporre cartelloni i pubblicitari di costumi da bagno sulle vetrate prospicienti le strade. Le pubblicità non ritraggono altro che provocanti modelle in bikini, un marketing decisamente convenzionale e scialbo per i palati occidentali – ma basta e avanza per scatenare l’inquisizione islamica che sembra ispirare l’amministrazione cittadina del sindaco Kadir Topbas. Ai centri commerciali era stato imposto di richiedere una fantomatica autorizzazione alle autorità comunali, salvo poi respingere la domanda una volta presentata. Curiosa la reazione di Faruk Yanagan, portavoce dell’amministrazione: “siamo preoccupati per l’estetica della città, perché Istanbul dopo tutto resta una città storica e dobbiamo assicurarci che i cartelloni pubblicitari siano collocati nei luoghi più adatti al loro scopo”. Ma le case produttrici di indumenti balneari non mollano. Promettono di esporre cartelloni privi di nudità, ma in cui candidi ortaggi come melanzane e cocomeri sono accostati con esplicita malizia. Forse l’eros islamico predilige i simboli fallici maschili facendo chiudere un occhio agli inquisitori. La Turchia sotto scorta armata dell’esercito è una realtà. Ma come sarà la Turchia con la democrazia sotto il velo islamico? L’immaginazione non fa troppa fatica se guarda ad Istanbul che è governata dal partito filo-islamico al governo del paese. Il divieto sulla pubblicità moralmente offensiva potrebbe essere l’assaggio del boccone che i turchi stanno per ingoiare quando eleggeranno parlamento e presidente della repubblica. Il vento sui Dardanelli sta facendo alzare il velo islamico – per ora sui cartelloni. Domani?

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ritratto di Joyce
 

Punge vaghezza che l'ammissione alla Comunità Europea sia un tantino prematura. In fondo, basta aspettare che ci islamizziamo "naturalmente". A quel punto, col Califfato Europeo divenuto realtà, dovremo sperare che la "laica" Turchia ci accolga tra le sue braccia. Spero di non esserci:-)

Dai miei ricordi di geografia studiata negli anni passati, non mi torna che la Turchia si trovi in Europa, ma essenzialmente in Asia. Istanbul e' in Europa, il resto (tra cui la capitale) no.
E' un fatto oggettivo, non mi pare che ci sia molto da discutere.

http://it.wikipedia.org/wiki/Imma...
http://it.wikipedia.org/wiki/Euro...

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