
Se non l’avete ancora visto, cioè se siete uno dei tre soggetti che solcano le onde della rete e non vi siete ancora imbattuti nel video sui preti-pedofili, allora ve lo potete guardare in coda a questo post. Del resto, se n’è abbondantemente parlato ovunque e ognuno ci ha costruito spra un po’ quello che ha voluto. Specie gli autoproclamatisi laici ci hanno sguazzato a piacimento, in ciò agevolati dal silenzio dei media più diffusi i quali, in casi come questi, invece di promuovere un confronto di idee, tentano di coprire le notizie scomode in omaggio al potentato di turno. Stavolta, però, la rete ha potuto più dell’omertà e, alla fine, anche gli altri si son dovuti adeguare. Con grande circospezione, si capisce. Pare che “Anno zero”, il feudo del finto bolscevico Santoro, abbia in programma di mandarlo in onda, sempre che dai capoccioni RAI non arrivi il veto. Poco importa, tanto avrebbe aggiunto solo qualche altra faziosità alle migliaia che si sono già lette.
Tuttavia si tratta di un documento importante. In primo luogo perché non è un’autoproduzione di Diario a caccia di brogli fantasma, ma arriva dalla BBC. Questo non significa che sia “vero”, ma la fonte merita di essere considerata con attenzione e rispetto. In secondo luogo perché il Vaticano l’ha presa comprensibilmente male, ma vi ha reagito peggio. Saltata l’insabbiatura, il piano alternativo non è che abbia proprio convinto. Anzi, ha qualcosa di vagamente mafioso perché scatenare la stampa amica a dare del terrorista a chiunque abbia osato diffondere la notizia non è esattamente un approccio condivisibile. L’attacco è feroce, senza dubbio, ma la reazione è assolutamente fuori luogo. Sia chiaro, le gerarchie vaticane hanno tutto il diritto di considerare falsa la ricostruzione della BBC, ma se è falsa e possono smentirla documentalmente, lo facciano. Non che siano obbligati a darci conto che si tratti di una montatura, ma limitarsi alla lamentazione sulle aggressioni o ipotizzare che si tratti di una manovra pro DiCo o, ancora, ragionare di esenzioni dalla critica in analogia con quanto già avviene per i seguaci del barbuto profeta dei bombaroli pare una strategia piuttosto debole. Serve, al massimo, a ricompattare i fedeli più estremisti, ma non giova né a ricostruire consenso tra quelli un pochino meno caldi né a guadagnare credibilità nei confronti di chi osservi la comunità cattolica dall’esterno. Al contrario: quando la reazione sta in questi termini, non si può evitare di ripensare alla vicenda delle vignette danesi e ci si sente incoraggiati a costruire allarmanti parallelismi. Se Ratzinger crede davvero che la chiesa debba mantenere un rapporto “laico” con lo Stato, allora non può smentirsi nel momento in cui la sua organizzazione è chiamata a confrontarsi realmente su questo terreno. L’atto di fede può richiederlo ai suoi accoliti, la reazione piccata e astiosa ci può stare a caldo, ma gli altri li deve convincere in altro modo. In fin dei conti, sappiamo che la gerarchia ecclesiastica è fatta di uomini che, in quanto uomini, hanno i loro limiti. Però sappiamo anche che gli uomini di chiesa si vantano di essere migliori degli altri e, per questo, non possono sottrarsi ad una responsabilità maggiore e non possono credere che i loro errori, specie quando sono di queste dimensioni, valgano come quelli di chi non si candidi a fare da guida morale per gli altri. Una volta coprirli poteva essere più facile perché l’informazione girava poco, in ambiti limitati e con parecchia difficoltà. Oggi la situazione è molto diversa e prima ne prendono coscienza meglio è per loro. A me, personalmente, interessa relativamente perché non appartengo a quella comunità: se vogliono arroccarsi dentro le mura della Città Santa, facciano pure. Però non dorma la legge perché certe azioni sono reati. Se quello che dice il documentario è vero, qualcuno dovrebbe aprire un bel po’ di fascicoli almeno per verificare che non ci sia stato favoreggiamento. Perché è troppo facile portare al gabbio qualche maestra laziale che non conta un cazzo e chiudere gli occhi quando la notizia di reato riguardi ambienti capaci di far male alla carriera. Per questo ai caporioni cattolici ci permettiamo solo di dare un consiglio, ma dai nostri investigatori laici l’indipendenza la pretendiamo. Loro dipendono dalla Stato e sono chiamati a valutare la questione nei termini della giustizia terrena. Che non sarà perfetta, ma è la regola che ci siamo dati e che deve valere per tutti. Ivi inclusi gli appartenenti al clero, specie considerando che dal loro punto di vista una sentenza umana ingiusta sarebbe soltanto un trascurabile incidente di percorso sanabile, nel peggiore dei casi post mortem, direttamente da Dio. Noi agnostici questa certezza non l’abbiamo e corriamo già un rischio maggiore visto che, molto probabilmente, il risarcimento finale non ci sarà. Visto che il giudizio finale è in mani Altrui, possiamo pretendere che quello in corso d’opera sia almeno uguale?
>(Nella foto, Corte Suprema)














Il "documentario" e' un capolavoro di mistificazione: attribuisce a Ratzinger decisioni prese nel 1962 (quando Ratzinger non solo non era Prefetto ma neppure vescovo).
Schiaccia la prospettiva di decisioni prese prima del Concilio su fatti successi dopo, e su polemiche non proprio disinteressate ed innocenti createsi (certo su fatti gravi) nel mondo anglosassone.
In quel mondo i misfatti (che' tali sono) di preti omosessuali vengono chiamati pedofilia (prego di andare a controllare i fatti: i casi di pedofilia reale, cioe' molestie a bambini pre-pubescenti, sono meno del 5%) perche' parlar male dell'omosessualita' e' hate-speech.
Le decisioni effettivament prese da Ratzinger stesso sono stravolte, perche' ignorano le effettive competenze dei vescovi nella propria diocesi, delle conferenze episcopali nazionali, e della congregazione per il clero, che e' responsabile per tali questioni (quindi non Ratzinger).
Queste solo le prime cose che mi vengono in mente guardando il documentario, evidentemente fatto da gente che non conosce come funziona la Chiesa, oppure si rifiuta di cercare di capire.
Questo e' pessimo giornalismo.
O ottima propaganda.
Cosa scegliere?
Ma tu l'hai visto il filmato? Si ripete almeno due volte che il Crimen è del 1962, e non se ne attribuisce affatto la paternità a Ratzinger, che invece è l'autore del Delictis Gravioribus, come correttamente specificato.
Ammesso e non concesso che abusare di un quindicenne sia meno schifoso, da dove vengono i tuoi dati? Da qui? (http://app.bishop-accountability....)
Le decisioni di Ratzinger e dei suoi predecessori erano e sono esattamente quello che consente ai vari attori di fare più o meno a discrezione.
Quello che ho capito di sicuro è che se il cardinale Law anziché in galera è l'arciprete della mia parrocchia, il merito è degli utlimi due papi. Che conoscevano perfettamente le sue responsabilità e si sono limitati a metterselo sotto la gonna, cioè a 250 metri da casa mia.
R
Stefano, apprezzo il tentativo di difesa, ma mi sembra debole. Mettiamo pure che non sia Ratzinger l'autore. Ma Ratzinger è stato Prefetto della Congregazione della Fede per più di dieci minuti. Non l'avesse condiviso, l'avrebbe modificato. Secondo, saranno anche numericamente il 5%, ma sono un reato. Qui non è questione di polemiche anglosassoni, ma di un concetto centrale che ha a che fare con la territorialità degli uomini di chiesa. O si dice che lavorano extra legem dappertutto, oppure obbediscono alle leggi secolari. Nel secondo caso, quei preti andavano denunciati all'autorità competente, non al confessore. E non dirmi che la confessione è un sacramento che obbliga al segreto perchè una norma comportamentale di un'associazione privata non può disobbedire alla legge di uno Stato. Questa è una visione laica, non necessariamente antagonista alla chiesa cattolica. Terzo, un provvedimento che tende a incoraggiare i fedeli alla denuncia nel confessionale senza menzionare il fatto che esiste una giustizia incaricata a indagare su questioni penalmente rilevanti, mi sembra una forzatura. Significa, in fondo, che la chiesa cattolica ambisce ad una franchigia che uno Stato laico non può e non deve concedere. Da ultimo, mi parli di gerarchie e di poteri di intervento quando sappiamo entrambi che l'organizzazione della chiesa non è esattamente un esempio di democrazia diretta. Un Prefetto della Congragazione può fare e disfare quello che gli pare, volendolo. Non nascondiamoci dietro alla forma. Quanto a Law, ha purtroppo ragione l'anonimo (che almeno un nick lo poteva anche usare). Law doveva andare in galera, invece celebrò niente meno che i funerali del papa santo. Io due domande me le farei, da cattolico. Poi, sono agnostico e delle beghe interne me ne frego. Ma sui reati non posso fare altrettanto.
Il nickname è R, troppo corto?
Ermetico, non l'avevo notato. Ma sta bene lo stesso.
Io sono cattolico praticante, ma mentre considero la Parola di Gesù una pietra miliare di riferimento per il comportamento umano (e mi rammarico di non essere in grado di applicarla in modo consistente nella vita di tutti i giorni), sono spesso e volentieri in disaccordo totale con le prese di posizione della chiesa (volutamente in questo caso con la "c" minuscola).
Troppe prese di posizione manichee e anacronistiche: sono d'accordo che ci siano dei principi morali di base da difendere e salvaguardare, ma arroccandosi su determinate posizioni si perde sicuramente il favore di chi è tentennante.
E' un discorso politico, certo...è anche vero che gli alti ranghi prelatizi hanno sempre avuto (e persistono) un atteggiamento prettamente più da politici che da pastori di anime (non ultima la divergenza tra l'opulenza delle loro dimore e dei loro paramenti, e la ristrettezza di aiuti in cui si trovano ad operare i coraggiosi missionari che si dedicano ai più sfortunati).
Sull'argomento specifico, sono convinto che esistano molti casi di pedofilia da parte dei parroci, e sono allo stesso tempo convinto che esistano molti casi di mitomania (o, nel caso dei racconti dei bambini stessi, di percezioni esagerate o manipolate - per carità, con l'intento di proteggere i piccoli - da parte di adulti).
Ad ogni modo credo che sia opportuno stare all'erta, e il documentario in questione deve soprattutto fungere da "altra campana" rispetto al pensiero comune, ed essere preso come un "caveat" per non avere spiacevoli e dolorose sorprese.
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