
Il grado di approssimazione che caratterizza l’attività di questo governucolo è evidente, qualunque sia l’argomento di cui ci voglia occupare. Ma in politica estera ha dato, e insiste nel dare, il meglio di sé. Tanto per confermare l’impressione che noi si vada discretamente a caso, oggi il buon Massimo D’Alema, probabilmente vittima dell’entusiasmo che solo un segretario della Lega Araba riesce ad infondere ai suoi compagni di banco, ha fatto un bel doppio salto mortale nel vuoto offrendo formalmente la disponibilità del nostro paese a valutare l’invio di una forza di interposizione internazionale a Gaza.
E’ chiaro! Ognuno è libero di lasciarsi uscire di bocca le fanfaronate che crede, ma uno che fa il ministro degli esteri dovrebbe pensare attentamente a quello che dice e a quello di fa, specie se dice o fa davanti ad una platea di gente abituata ad ascoltare dichiarazioni un minimo sensate.
Posto che non mi risponderà mai, mi permetto comunque di lasciargli alcune domande che, spero, si sia fatto prima di aprire bocca. E spero che si sia anche dato una risposta.
La prima che mi viene in mente riguarda l’atteggiamento che dovrebbe avere questa forza internazionale nei confronti dei contendenti. Quasi tutti sanno che, a spararsi, sono quelli di Fatah e quelli Hamas, cioè due fazioni di palestinesi che stanno entrambe al governo. In caso di rogne, di chi si prende la difesa? E usando quale criterio? Oppure si adotta la strategia libanese e andiamo a dirigere il traffico nei giorni di tregua? Mi rendo conto che sono dettagli da valutarsi in un secondo momento, però sarei curioso di avere qualche notizia in più su ciò che alberga nella mente del più grande politico della sinistra italiana.
Seconda questione. Come D’Alema sa benissimo, e come meno bene sappiamo di qua causa distrazione degli organi di informazione, nel tempo libero le fazioni in lotta si tengono in allenamento facendo piovere missili Qassam nei pressi di ogni israeliano raggiungibile. In questi casi, la forza internazionale che fa? Si limita a dire che sta lì per impedire che i palestinesi si ammazzino tra di loro opponendo il fatto che la gestione dei rapporti con Israele non è nel mandato? Oppure fanno il tifo perché qualche missile arrivi all’obbiettivo? O fornisce supporto logistico alle rampe mobili? E’ certamente un’altra questione di dettaglio, ma l’ambiente è quello e bisognerebbe tenerne conto.
Terzo. Facciamo l’ipotesi - remota, per carità - che l’esercito israeliano decida di intervenire in qualche frangente per sedare gli schiamazzi armati. La situazione vedrebbe sul terreno i seguenti schieramenti: Fatah spara ad Hamas per la proposta di legge sui DiCo; Hamas risponde al fuoco perché vuole la legge sul conflitto di interessi; entrambe aprono il fuoco sull’esercito israeliano che pretende che la musica si interrompa prima delle 23 per consentire un sonno tranquillo ai residenti. La forza internazionale sta nel mezzo per definizione (è di interposizione) e come si comporta? Apre un dibattito? Si schiera per sorteggio? Convoca le parti sociali per una pizza?
Sono consapevole che si tratti di domande indegne del livello culturale di un ministro, ma sarebbe una buona occasione per imparare qualcosa e per crescere politicamente. Senza la pretesa di giungere alle inarrivabili vette dello statista di Gallipoli, si capisce. Però sarebbe molto educativo, sul piano della maturazione di una più alta coscienza civile, sentire il piano della Farnesina.
Forse, però, la boutade di D’Alema è solo un messaggio trasversale lanciato ai suoi compari di coalizione perché quando sostiene che: «… in questo momento bisogna esercitare una pressione politica sulle parti che stanno confliggendo [si noti la delicatezza del verbo “confliggere” al posto del più esplicito “combattere” che evoca scenari guerreschi indigeribili per la sinistra radicale, N.d.A.] e che sono paradossalmente membri dello stesso governo…» oppure che : «Non è il governo che deve cessare, ma i combattimenti», sembra di capire che i livelli di lettura possano essere più di uno. Ma resta comunque il dubbio. Quando Mastella sparerà a Diliberto, i Partiti Democratici da che parte si metteranno?
(Nella foto, gente che confligge)














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