
Sembrava scoppiato dopo il botto della vittoria. Invece sono bastati due giorni di sole e di mare per ricaricare le batterie ed ecco Sarkozy che brucia nuove tappe prima ancora di prestare giuramento. Nel volgere di pochi giorni il neo-eletto presidente ha scompaginato le convenzioni della politica parigina dimettendosi dalla presidenza del suo partito, convocando i sindacati e gli imprenditori e compilando la lista del suo governo. Operazioni d’immagine per mettere in pratica il suo decantato decisionismo, tutte convergenti sullo stesso bersaglio: tramortire politicamente la sinistra dopo averla fracassata elettoralmente. La strategia è antica: dividi e comanda. Nel nuovo governo ci sarà posto per almeno una figura di prua del socialismo francese, quel tanto che basta a far girare la testa alla sinistra. Ma la saggezza romana si accompagna all’arte militare tedesca: l’effetto sorpresa è decisivo per colpire il nemico agonizzante. Includere eminenti socialisti nel nuovo governo ignorando l’imminente voto parlamentare è un vero blitz: scompaginare anche l’ultima trincea dei socialisti per dimostrare che il baricentro del potere non si sposterà molto facilmente dagli appartamenti dell’Eliseo. Tagliando col coltello del potere i burrosi confini tra destra e sinistra, Sarkozy sta trasformando la politica nelle sue strutture. Sarkozy svaluta le imminenti elezioni parlamentari al punto tale da scegliere già il nuovo governo a prescindere dal risultato – verosimilmente sfavorevole alla sinistra. Perché allora calpestare il senso della democrazia e di un parlamento già depotenziato dalla costituzione? Per apporre il sigillo sul dominio personale del presidente, il potere al di sopra degli altri poteri. Per farlo, occorre liberarsi dagli schemi convenzionali. Sarkozy prima ha polarizzato la divisione tra destra e sinistra. Adesso la sta affossando. Destra o sinistra ora non contano perché conta solo il presidente. Non serve nemmeno più essere il leader del partito di maggioranza e le proteste della destra per la nomina di personalità socialiste non creano imbarazzo al presidente -destra e sinistra sono arnesi che a Sarkozy non servono più per maneggiare il suo potere. E’ un ribaltamento dei punti di riferimento che ridefinisce gli schieramenti in senso pro o contro Sarkozy. Non è più destra contro sinistra. E’ pro o contro un presidente di destra che guida un governo aperto alla sinistra. Se destra e sinistra si fanno appannate, il conflitto politico diventa più fluido perché si dispiega sui problemi e sulle proposte, sbloccandosi dalla rigida contrapposizione tra blocchi ideologici. Il nuovo conflitto politico si innesca tra i problemi della Francia e il suo presidente. I primi passi di Sarkozy camminano tra la perfetta padronanza delle più antiche tattiche di potere e lo spregiudicato sconvolgimento degli equilibri. In mezzo a questo balletto tra passato e futuro si staglia la potenza di Sarkozy, l’unica certezza di oggi.














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