
Ieri, sul Corrierino dei piccoli, ampio reportage sul problema del turismo sessuale. Intanto sappiamo che gli italiani che si dedicano a questo tipo di vacanza sono 80 mila, sebbene non si capisca chi li abbia contati, chi li abbia censiti e, soprattutto, su quali basi si affermi che abbiano in media 27 anni e un reddito medio.
O meglio, lo dice l'End Child Prostitution, pornography And Trafficking in children for sexual purposes (ECPAT), ma sul sito la citazione di qualsiasi fonte documentale al proposito io non l'ho trovata. Ovvio che, con questo, io non intenda minimamente mettere in discussione l'esistenza del fenomeno, ma semplicemente osservare che mettere in giro un numero senza chiarire come lo si sia ricavato possa anche servire a dimensionare il problema in modo discutibile. Mi spiego: 80 mila persone sono una bella cifretta ed è ovvio che, se il numero fosse realistico, saremmo in presenza di un problema non banalmente imputabile a qualche devianza personale. Nei fatti, quel numero imporrebbe una profonda riflessione su un fenomeno che interessa l'intera società italiana poichè riguarda una fetta consistente dei suoi componenti.
Però è lo stesso numero citato dieci mesi fa dal sito Unimondo.org e attribuito alla medesima fonte (il Presidente di Ecpat, Marco Scarpati) in occasione delle proteste per la giornata dell'orgoglio pedofilo. Ma è un numero che circola ormai da un triennio assieme al profilo del pedofilo-tipo: età inferiore ai trenta, diplomato e internettaro. Ne parlò anche Repubblica il 19 aprile 2005.
Ora, uno si chiederà il perchè debbano essere rilevanti i numeri: in fondo, la pedofilia è una brutta cosa e va combattuta a prescindere. E invece sono importanti, perchè un numero dato qua e uno dato là fanno la differenza tra un problema tendenzialmente marginale e gestibile da un manipolo di psichiatri e uno di rilevanza sociale del quale si occupano fior di Onlus.
E che non si tratti di questione di lana caprina lo ammette la stessa Ecpat, nelle Faq (l'ultima), quando dice che lei numeri non ne fornisce più.
Ecpat ha deciso di non rilasciare più dati numerici sull'entità dei fenomeni di cui si occupa, per due motivi: in primo luogo la difficoltà di rilevazione, da cui dipende l'oggettiva impossibilità di fornire dati o stime accurati e attendibili, vista la natura sommersa del fenomeno.In secondo luogo, come associazione impegnata in una ormai più che decennale campagna di sensibilizzazione, Ecpat ha deciso di evidenziare maggiormente gli aspetti qualitativi del turismo sessuale che sono i più funzionali alla formazione di awareness nel grande pubblico.
Perchè Scarpati, invece, smentendo coi fatti la policy dell'associazione che presiede, continua ad insistere sugli 80 mila? Oltretutto, che sia un'affermazione a credibilità limitata trova riscontro in un altro dato che il Corrierino riporta in modo totalmente acritico e senza aver fatto un minimo di controllo di attendibilità logica.
A un certo punto del reportage, a proposito di un progetto in Bulgaria, si accenna ad un minore che avrebbe servito fino a 6.000 clienti l'anno. Fatti due conti, vuol dire che ne ha serviti quasi due all'ora avendo "lavorato" 24 ore su 24 e per 365 giorni l'anno.
Allora qualche domanda bisogna farsela perchè questo modo di affrontare il problema non è mica tanto chiaro: lo scopo di questa gente è quello di combattere un fenomeno reale o quello di gonfiarne artificialmente le dimensioni per giustificare, o per dare rilievo, alla propria esistenza? Perchè nel primo caso associazioni come Epcat sarebbero da lodare senza remore, mentre nel secondo sarebbero da bandire dal mondo civile visto che speculare mediaticamente su codeste faccende dà il voltastomaco nè più e nè meno di quanto lo diano le gesta dei casanova da viaggio.
Io non ho elementi per asserire che si tratti dell'uno o dell'altro caso, ma è chiaro che il "metodo" non sia esattamente trasparente. E mi ci attacco per ricordare a Epcat e a tutti gli altri che si occupano di questo delicato argomento che esistono anche i diritti di chi, causa clima sociale favorevole all'operato dei nostri piccoli Torquemada alle vongole, resta invischiato in storiacce di questo genere senza averne alcuna responsabilità.
Spero che Scarpati ci rifletta e che, la prossima volta, si mostri un tantino più cauto nel dare certe informazioni. E mi appello a lui, che suppongo essere persona di buon senso, perchè se aspettiamo che i conti li faccia il Corriere stiamo freschi.
(Nella foto, non sempre è tutto una merda)














Invia nuovo commento