L'industria culturale dell' "Ah, che bello, non sappiamo esser cattivi, noi siamo l'Inter", tutta roba che nulla ha a che vedere con la Grande Inter di Moratti padre e Italo Allodi padre (di Moggi), tutta roba nata ai tempi di Pasinato, Beccalossi e Scanziani, ai tempi delle braghe bianche di Fraizzoli e dei biscotti con il Genoa, della scoperta della Coppitalia e più in generale dei premi di consolazione, le targhe Beppe Viola, i premi Campiello, gli Ultimo minuto fatti a suon di mete splendidamente fallite all'ultimo secondo ed é pur bello così, proseguita e consacratasi coi bauscia per eccellenza come Zenga e Ferri e Beppe Baresi (gente che in Juve l'avrebbero presi a calci, anziché costruirci sù una poetika del Ciambellino buona per grassare scrittori, comici e sfigati in generale), ha ripreso, grazie a quell'angelo vendicatore e sterminatore del molto pratico signor di Camoranesi, gente che non legge giornali e non si arrapa alla visione di "Baciami stupido", gente che mozzica se gli stai stendendo la mano per darti complimenti anziché soldi o la mercede del primato, a stantuffare, cenacoli e pie' di pagina. Li si nota di più così, al di là delle parti in gara, terzi va.













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