
Le cinque settimane di intervallo prima del voto in Pennsylvania stanno cambiando le regole della sfida tra Hillary ed Obama: il confronto si sposta a livello nazionale con entrambi i candidati impegnati nel convincere gli elettori americani della loro superiorità rispetto all'avversario in termini di probabilità di vittoria.
La sfida già tesa tra Obama e la Clinton ha ricevuto un’ulteriore dose di nervosismo dalla affermazione della ex-candidata democratica alla vice-presidenza Geraldine Ferraro che avrebbe dichiarato che "se Obama fosse stato bianco non sarebbe nella posizione in cui si trova oggi" E’ anche su questa affermazione che si poggia l’arguta analisi, di qualche giorno fa, dell’ottimo Chris Cillizza su The Fix.
Sono ormai anni (esattamente dal 1990) che i sostenitori del partito Repubblicano si confrontano sulle talk radio. Uno strumento organizzativo, motivazionale ed insostituibile del Grand Old Party (pensiamo all’influente Rush Limbaugh), sfruttato da milioni di conservatori per confrontarsi su attualità e politica. I liberal non hanno mai avuto una tale piattaforma per potersi confrontare. Le Talk radio di sinistra sono sempre state inesistenti, e non vi era nessun altro spazio comune per i progressisti dove parlare, discutere e confrontarsi sulle varie news e sulle strategie politiche democratiche.
Negli ultimi cinque anni, l'ascesa dei cosiddetti "netroots" - non solo per la parte Democratica - ha cambiato questo stato di cose. La sinistra infatti si è adeguata e sono in tanti oggi i democratici che si confrontano su questo tipo di piattaforma. Anche i progressisti, come da più tempo i conservatori, possono godere delle loro star, come Ed Schultz e Stephanie Miller , anche se il più importante punto di incontro dei liberal a livello nazionale rimane il programma di Keith Olbermann "Countdown" della MSNBC. "Countdown" è diventato uno dei programmi più guardati sulla televisione via cavo grazie alla linea editoriale volta a richiamare l'amministrazione Bush su qualunque tema possibile ed inimmaginabile: dalla guerra in Iraq alle problematiche interne. Insomma un "V-day grilliano" all'americana che, per esprimere il proprio populismo - al posto della piazza - ha scelto la televisione. Il risultato? Quando Olbermann parla, i progressisti ascoltano.
Visto lo status di icona di Keith, un occhio attento come Cillizza non poteva non sottineare un cuorioso commento proprio su Geraldine Ferraro, che l'Anchorman avrebbe definito arrogante e, come modi, molto vicina ai Repubblicani. Apriti cielo.
Il portavoce della Clinton, Howard Wolfson, ha fatto di tutto per edulcorare le affermazioni di Olbermann: "Noi, ovviamente, siamo in disaccordo con l'opinione troppo dura di Keith, anche se tutti noi siamo suoi fan". E' stato Ben Smith, su The Politco, influente blogger di area democratica, a riportare la risposta di Wolfson per porla all'attenzione dei suoi numerosi lettori. Olbermann, dal canto suo, ha fatto di tutto per rimarcare che il suo commento contro la Ferraro non fosse in alcun modo un suo endorsement pro Obama ma, la pesantezza delle sue osservazioni in crossover all'influenza che esercita tra gli attivisti progressisti, potrebbe risultare un duro colpo per la campagna elettorale della Clinton, già provata dai debiti e dalla lotta estenuante con il senatore dell'Illinois.
Sono stati per primi i Democratici a sottovalutare la potenza di Limbaugh, e se ne sono viste le conseguenze in questi anni. Fossi nella ex First Lady, come suggerisce anche Cillizza, starei molto attento a questi nuovi opinionisti, sia nella tv sia nei talk radio; in America ormai possono davvero spostare l'esito di un'elezione.
Al momento i sondaggi vedono Hillary in testa con buon margine in Pennsylvania. Già dal clan di Obama si tenta di sminuire l'importanza dello scontro in uno stato che assomiglia molto all'Ohio, dove la Clinton ha già trionfato. Il senatore nero potrebbe scegliere la strategia di concentrare i suoi sforzi sulle battaglie successive nei nove stati dove si voterà ancora dopo la Pennsylvania in modo da mantenere invariato il suo margine di vantaggio sulla rivale arrivando alla convention di agosto a Denver ancora in testa. Il partito Democratico invece spera di risolvere la questione molto prima, in modo da evitare che il logoramento fra i due candidati non favorisca il Repubblicano John McCain, il quale sta già sfruttando il suo tempo magnificamente avendo già in programma diverse visite in Europa e nel medio oriente (da ieri il senatore dell'Arizona si trova in Iraq), con l'intento di trovarsi alleati "pesanti" anche al di fuori delle "mura domestiche", fattore importante in vista dell'election day di Novembre.
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