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Luci della ribalta

Vi consegno codesto pezzo redatto dal valentissimo Doktorfranz per agevolare ai più la comprensione dello Calearo-show messo in scena dal Grande Cineasta che guida il PD verso l'immancabile vittoria. Fatene buon uso.

A tutti, si sa, piacciono le luci della ribalta, anche a Massimo Calearo.

C’è chi, per essere protagonista, si lancia in promesse da imbonitore e chi mette in mostra due tette nuove di zecca, ma all'ormai ex-presidente di Federmeccanica le morbide protuberanze non si addicono granché ed i proclami paiono alquanto inflazionati.

Gli sarebbe tanto piaciuto far sua la poltrona dell'amico LucaLuca, però - ahilui - vi ha da tempo virtualmente adagiato le terga la Siora Emma, la quale – umana ingratitudine! - nemmeno l’avrebbe considerato per un ruolo di rilievo. Lui! Lui che tanto ha fatto per sé (e va ben “butei”, chi è senza peccato scagli la prima pietra), ma soprattutto per gli altri.

Che fare, quindi visto che ormai il tempo del regno su Confindustria Vicenza – la terza d’Italia, ricordiamolo – è scaduto? Anzi, visto che è scaduto anche l’ anomalo overtime della proroga concessagli per dargli il tempo di associare al trono un successore degno? Missione impossibile e questione lasciata in sospeso perché le successioni le può governare solo chi resta in zona e sale la scala degli onori, non chi esce dai giochi.

In fondo è ancora giovane ed ogni quattro anni riparte il giro di valzer. Momentaneamente chiuse altre possibilità ai vertici associativi, uno del suo talento poteva tornare in azienda a contare le antenne montate sui gioiellini motorizzati targati Montezemolo?

Sarebbe stato un spreco e quindi, visto che sta passando il treno, si sale anche in seconda classe e via verso la politica.

Lì è sempre pieno di gente, si consolidano rapporti, si acquisiscono benemerenze. Si investe, insomma, da bravo imprenditore. Però – accidenti! - si pone un problema: il nostro ha sempre espresso posizioni piuttosto chiare, ad esempio che non parrebbero coincidere con l’apprezzamento padoaschioppico per la bellezza delle tasse; quindi logica avrebbe voluto la scelta dello schieramento di centrodestra. Tutto perfetto se non fosse che il diavolo fa le pentole e non i coperchi: in Veneto un Re c’è già, Re Galan I, gode di ottima salute e ha il suo bel daffare a piazzare altri notabili perché da quelle parti il consenso non è un problema, ma i posti al sole si.

Da quella parte in carrozza, insomma, posto non ce n’è. Ma siccome Uolter è costretto a lottare per un trofeo che non è in palio e per farlo è disposto a schierare chiunque prometta o millanti voti, lo spazio per infilarsi tra una rettifica e l’altra del Pantheon Democratico, nobilmente nato a sinistra del centro e definitivamente morto sul lato opposto di Casini coi gomiti attaccati a quelli di Forza Italia – pardon, Popolo delle Libertà – ecco che si apre il pertugio giusto verso la sempiterna gloria, infilato non senza aver trascorso notti insonni a preparare il piano.

L’adesione entusiastica al nuovo che avanza è scelta facile facile, altrettanto mettere la mani avanti sulla gravità del momento. Dà un tono professionale. Meno brillante l’idea della rivalutazione di Mastella, ma basta essere pronti alla retromarcia per calmare i nervi di Parisi ed evitare la prima tormenta.

In ogni caso c’è sempre il refrain del programma perché il programma viene incontro alle istanze delle imprese e Lui è l’impresa.

Suona bene, fa proprio una bella impressione .... e ci può ricamare sopra la tela di ogni strategia presente e futura anche partendo a spararle grosse. Al limite ci si rimedia l’immagine dell’inascoltato grillo parlante, quello che si dimette dal gruppo parlamentare, fonda un tavolo bipartisan pronto per successive scelte coraggiose da vero leader al quale non si può negare un ruolo di prestigio sempre, s’intende, nell’interesse del Paese. Bravo, ottimo imprenditore, ma politicamente fa un po’ Capezzone in Re maggiore.

Signori e signore, si apre una partita lunga e fra quattro anni si vedrà. Ma ha talento.

(Nella foto, diva)

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ritratto di Mthrandir
 

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