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I liberalmedievali

pro|te|zio|nì|smo

s.m.

2a TS econ., politica economica che mira a difendere i prodotti nazionali dalla concorrenza straniera attraverso dazi doganali, agevolazioni fiscali e altri provvedimenti diretti a incentivare le esportazioni

2b TS polit., econ., estens., qualsiasi forma di intervento dello stato nell’economia nazionale

Iersera ha parlato l’oracolo. Giulio Tremonti, candidato da Berlusconi al Ministero dell’Economia, andava confrontandosi con Bertinotti in un supposto faccia a faccia tra opposti che poi, alla fine della fiera, sono apparsi meno opposti di quello che si sarebbe immaginato. Direi abbastanza uguali, sebbene ognuno con le sue peculiarità: ortodossamente ideologico sulla lotta di classe il secondo, vagamente nazionalsocialista il primo. Insomma, potrebbero tranquillamente allearsi e candidarsi sotto l’unica insegna del fascio e martello.

Ma lasciamo perdere Bertinotti che fa il comunista da una vita e occupiamoci dell’altro no-global in giacca e cravatta che sarebbe poi quello che applicherà le ricette liberali di Berlusconi.

Ha parlato per tutto il tempo di dazi, di quote, di provvedimenti vaghi da adottare per impedire le scelte di delocalizzazione, di difesa della razza produttiva italiana a qualsiasi costo perché - Santo Dio! - abbiamo il diritto inalienabile di produrre tessuti e il resto del mondo ha il dovere morale di comprarceli al prezzo che diciamo noi.

Non siamo capaci di stare sul mercato? Cazzi del mercato, è il mercato che si sbaglia e noi abbiamo il sacro compito di correggerlo per fargli capire quanto sia sexy produrre nelle pastoie di centomila regolamenti nazionali, regionali, provinciali, comunali, di quartiere, di zona artigianale e di buon vicinato. E’ il mercatismo che non funziona, questa la sintesi, e come sempre paga chi non può difendersi, cioè la libera iniziativa.

E allora, stanti le regole correnti, altre regole a difesa dell’italianità della bietola ovaiola per evitarci l’OPA vietnamita ostile la cui concorrenza asimmetrica configura azioni vietatissime di dumping.

Tremonti vuole lo “scarpatico”, la gabella sui produttori esteri per arrivare ad un allineamento artificiale dei prezzi a quelli locali in modo da neutralizzare i vantaggi cinesi ottenuti con metodi selvaggi e compensare i costi degli italiani che le scarpe le producono nel tempo libero perché l’orario di lavoro lo impiegano a farsi timbrare carte.

Pensano di fregarci con l’assenza di regole? Giammai, noi siamo troppo avanti e gli facciamo un dumping alla rovescia massacrandoli di tasse e di impedimenti burocratici e, se ci gira, gli bruciamo pure qualche container presentandoci in dogana di notte col cappuccio nero e la mascherina.

Ma vaffanculo, Tremonti, te e la tua cultura burocratica e medievale da commercialista frustrato che ha fatto della ricevuta fiscale una ragione di vita.

Io mi sono rotto di questa gente che, in barba alla legge, detiene dosi di stupefacenti propagandistici in quantità di molto superiori a quelle che giustificano l’uso personale, di questa gente che parla a vanvera di ricette liberali e poi strepita sulla necessaria difesa dell’italianità di un’impresa bollita come l’Alitalia la quale, ci fosse veramente un mercato, avrebbe portato i libri in tribunale da quel dì.

Mi son rotto le scatole di farmi prendere per il culo da questi qua, che dicono di aver dovuto cedere ai ricatti centralisti di Casini e, adesso che Casini va per conto suo, continuano sulla stessa strada di prima. Ma che differenza c’è fra Tremonti e Ferrero? Qualcuno di quelli intelligenti e informati me lo spiega? Oppure dobbiamo prendere per buona la difesa di Tremonti che sostiene di non essere protezionista perché le stronzate stataliste le scrivono anche McCain e Obama? Ma che cazzo risposta è?

Il punto è che questo sistema, che non è liberale, non lo vuole cambiare nessuno perché fa comodo a tutti, elettori per primi. Benissimo, nulla da obbiettare. Ma allora si abbia il coraggio di procedere all’ulteriore, e ultima, semplificazione della politica fondendo tutti i grandi partiti in uno solo, il Grande Partito Unico, quello che ti trova il lavoro, ti trova la casa, ti raccomanda il figliolo che è tanto un bravo ragazzo, ti paga tutto, ti dà la paghetta settimanale a te e a tutta la famiglia, a patto che risulti sposata in chiesa.

Ma smettiamola di raccontarci frottole impegnative sulla libertà, sul merito, sulla competitività, sull’innovazione. Son tutte cazzate, robe che ci diciamo per lavarci la coscienza e per far bella figura in pubblico perché, quando cala il sole, ognuno esce di casa col cappello in mano a spigolar favori. Si fa prima e dà più garanzie di risultato in cambio di un prezzo davvero modesto, cioè la vendita della dignità. Uno scambio che per la stragrande maggioranza di noi significa “gratis”.

(Nella foto, regole)

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ritratto di Mthrandir
 

Vuoi negare che sia in atto una guerra commerciale asimmetrica tra due realtà diversissime: la controllatissima, ipergarantista e socialmente evoluta Europa ed il rampante, iperproduttivo e socialmente (quello sì) medioevale estremo oriente? Pensi possibile, delocalizzazioni produttive a parte, poter competere stando in Europa (coi suoi controlli, garanzie, regole) con chi può beatamente fregarsene delle medesime regole e vincoli? Dal punto di vista del consumatore questo liberismo può essere utile, per la convenienza dell'acquisto di una larga serie di prodotti, ma se si guardano le cose da un punto di vista più generale, non vedi nessun problema? Va bene così come stanno andando le cose?

Tremonti ha il merito di essere stato tra i primi a comprendere e sollevare anche in sede europea un problema reale. Che possano non piacere i rimedi che propone, è un altro discorso. Ma il problema esiste.

Nick, non ho scritto che il problema non ci sia. E' la risposta che è illiberale. Invece di disboscare di qua, di puntare su produzioni di qualità, di investire in appoggio ai nostri prodotti, di abbassare un prelievo fiscale e contributivo svedese che si paga in cambio di servizi degni del Kenia, di stimolare seriamente ricerca e innovazione, cosa fa Tremonti? Alza i prezzi altrui e mette altre pastoie. E' la risposta di chi non idee e di chi non vuole cambiare un cazzo. D'accordo, è quella che vuole l'Italia. Benissimo, quando ci avranno defintivamente massacrato, mi prenderò la soddisfazione di ribadire che ve l'avevo detto. Magari da un altro posto.

Ma esiste sulla faccia della terra qualcuno che soddisfi le vostre esigenze? In breve, ma chi ve piace?

Non sono mica cose che mi invento: le dicono i candidati. Che dovrei dire? Vabbè, pazienza, Ferrero è un comunista, ma noi lo sostituiamo con un comunista di destra perchè destra è bello e sinistra è brutto. MI spiace, ma non fa per me. A me piacerebbe Della Vedova, se solo avesse un po' palle e la poiantasse di accettare l'elemosina di Bondi. Tant'è. La propaganda la lascio volentieri ai tifosi.

Solo per completezza. Sai bene anche tu che Tremonti non è né un troglodita, ne uno scemo: lui ha criticato l'apertura immediata e totale dei mercati mondiali in sede di WTO; la proposizione di dazi e limitazioni nelle importazioni dai paesi EE era una misura da lui caldeggiata per consentire una apertura graduale dei mercati, non per impedirla; tali misure le considera necessarie ma comunque come fase transitoria, proprio per consentire la realizzazione di quelle condizioni strutturali e strategiche che caldeggiavi anche tu (ricerca, selezione di produzioni di alta qualità, innovazione tecnologica). Se ci sono soluzioni alternative, ben vengano. Ma far nulla è irresponsabile.

Nick, la questione per me è diversa. Noi siamo lenti: lenti a pensare e lenti a fare. Guardiamo al mondo in modo statico: lo abbiamo irrigidito costantemente e abbiamo perso competitività prima che la guadagnassero altri. D'accordo che la competizione cinese è asimmetrica, ma lo è così tanto anche quella indiana? Mentre loro investivano sul cervello dei propri cittadini noi stavamo qua a grattarci l'ombelico e a dirci quanto eravamo belli. Adesso, in nome di non si bene cosa (l'italianità?, per favore...) dobbiamo penalizzare anche chi compra aumentando artificialmente i prezzi. I dazi vanno contro l'interesse di chi consuma, non dimentichiamolo. Tutto questo per ottenere cosa? In un'economia protetta dalle gabelle nessuno sarà stimolato ad innovare o a trovare sistemi per gudagnare efficienza, ma ci sarà sempre la richiesta di ulteriori protezioni e altre fasi transitorie. E altri aumenti di dazi e riduzioni di quote. Per qeusta strada le economie si chiudono, non si aprono. Poi va bene: se vogliamo il modello autarchico corporativo social fascista non c'è problema. Però diciamocelo chiaro senza ciurlare nel manico e senza prendere per i fondelli la gente col liberalismo. Anche perchè, alla fine, avrà buon gioco Bertinotti a dire che il liberalismo ha fallito. Peccato che non l'abbiamo mai applicato.

Rimango convinto che un liberale sia tutt'altro che un moderato - non potendo tollerare tutte le idiozie che si sentono in giro - ma, in effetti, un migliore gioco di squadra non sarebbe sbagliato, come dice Oscar Giannino, che sarà certamente un po' originaloide, ma non credo gli si possa negare una tessera del club (mi piacerebbe considerare i liberali uno schieramento, ma sarebbe illusorio).

Intendo dire, Mth & Nick, che avete entrambi ragione - ciascuno dal proprio punto di vista - ed, in fondo, molte delle vostre parole non sono in contrasto: IMHO si tratta sempre, perciò, di scegliere un ipotetico male minore, perché non si può dire - se non per amor di polemica - che Tremonti e Ferrero "per me pari sono" ... :-)

Senza peraltro abdicare al faticoso compito - che ci si deve comunque dare - di denunciare a gran voce le stupidaggini onnipresenti nella comunicazione politico-economica e gli errori che troppi commettono, non sempre in buona fede ... :-D

Doktor, il compromesso lo si può trovare con chi abbia qualcosa in comune: io coi dazi e con le quote, o con le fesserie dell'italianità, non credo di aver molto da spartire. La realtà è che l'Italia è un paese che statalismo, assistenzialismo, corporativismo e familismo ce li ha nel sangue. Me ne farò una ragione e tiferò perchè questo muro ce lo facciano crollare dall'esterno. Come accadde per la DDR. Non vedo l'ora:-)

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