
Su queste pagine non ci si era volutamente occupati del villaggio dei mostri, al secolo Rignano Flaminio, per due motivi: il primo è che siamo allergici alle esecuzioni di piazza (tutte), il secondo è che chi scrive ha una bella esperienza diretta sull’argomento e sa benissimo, meglio di tanti Imam dalla Fatwa facile, come funzionano le cose quando si parla di certi reati.
Al contrario, media e bloggers si sono lanciati sulla notizia perché si tratta, per l’appunto, di un argomento estremamente cool che permette a moltissimi di rimediare una bella figura a costo zero. Anzi, a costi altissimi, ma che pagano altri. E lo stesso succede con l’altro tema trendy che scatena i pruriti dei nostri moralisti d’accatto, il razzismo.
Perfetto, in due giorni ci togliamo il pensiero, e qualche sasso dalla scarpa, scrivendo di entrambi nella speranza vana che qualche fanatico dell’etica (altrui) trovi il tempo di ripensare, anche solo per un attimo, alla sua missione.
Il Tribunale del riesame, ormai lo sanno anche i muri, ha rimesso in libertà la presunta banda di Uruk Hai che frequentava la locale scuola smontando l’intera inchiesta e smentendo la verità del PM che ha condotto questa, chiamiamola pure così, indagine.
Ovviamente, la maggior parte delle prefiche che hanno pianto nei giorni scorsi ai funerali della civiltà occidentale celebrato nell’oramai famoso tramonto dei valori continuano a circolare serenamente sul web come se nulla fosse accaduto. Anzi, i più ostinati già si dilettano col complottismo. A vanvera, tanto per cambiare, perché se avessero letto, anche solo per curiosità, le pagine impedibili di questo blog forse avrebbero intuito che qualcosa non funzionava. Ma era un po' troppo professionale ed equilibrato per interessare. Ora, senza prendere le parti degli innocentisti, chiunque pretenda di ergersi a paladino della libertà e del diritto, e Dio solo sa quanti ne abbiamo che, ce ne fossero meno, si starebbe tutti meglio, dovrebbe possedere come minimo alcune nozioni di cultura giuridica. Insomma, non serve una laurea per sapere che in un Paese che rispetti il diritto uno è innocente fino a quando non si provi il contrario. E che sia colpevole deve essere provato al di là di ogni ragionevole dubbio: l’ipotesi non basta. Poi, di mio, ci aggiungo un altro paio di considerazioni. La prima è che la stragrande parte della magistratura e delle strutture incaricate di svolgere le indagini sono, ad essere ingenerosi, composte da personaggi della cui competenza è legittimo dubitare. E voglio essere buono, perché ci sono casi eclatanti di soggetti che sono palesemente in malafede o in disequilibrio con se stessi. La seconda è che nessun pm italiano fa il suo lavoro, cioè considera le prove a favore dell’indagato, come invece sarebbe obbligato a fare. E su questo punto sfido chiunque a dimostrarmi il contrario. Quindi, si può ben dire che questo sistema sia lontanissimo dall’essere laico ed equo ed è particolarmente adatto ai fan della giustizia sommaria che tanto tempo per aver scrupoli non ce l’hanno. E qui sta il punto perché ai difensori della libertà e ai pasdaran della tolleranza basta un arresto, o un titolo di giornale, per arrivare direttamente alla sentenza definitiva.
Sono quelli che non toccano Caino quando si tratta di un immigrato, ma diventano implacabili Torquemada quando si possa lapidare sulla pubblica piazza la presunta incarnazione dei reati di moda.
Sono i figli dell’entusiasmo di Mani Pulite, venuti su con l’idea che un’inchiesta sia un reality show e che il colpevole lo si decida con il televoto. Sono tifosi della magistratura che considerano giusta solo in funzione dell’applicazione ideologica al caso sottoposto alla piazza. Il caso di Rignano Flaminio è il paradigma che mostra quanto siano poco delicate e pericolose le mani in cui ognuno di noi potrebbe trovarsi, senza che vi sia una ragione particolare.
E nessuno si aspetti scuse o ravvedimenti perché questi intellettuali da bocciofila con i loro magistrati da avanspettacolo sono, ormai, la maggioranza del paese. Maturano un’idea e piegano la realtà fino a quando non coincide con quello che loro considerano tale. Riempiono pagine di ordinanze, di giornale e di blog: non danno tregua ad alcuno, non conoscono pause nella loro vocazione alla propaganda per un mondo migliore.
Ieri è toccato alla presunta banda dei torturatori, ma nessuno è al riparo. Ognuno di noi potrebbe diventare, un giorno, la carne nella quale ficcheranno i loro denti marci per soddisfare la fame di odio che li tormenta. Hanno bisogno di un orco fuori per mettere a tacere l’orco che hanno dentro.
(Nella foto, una visione del mondo)
Anche qua: Giustizia Giusta














Sempre per la serie "Distruggere una reputazione in 5 minuti", vorrei sollevare un'analoga argomentazione riguardo all'autista del pullman della gita che si è ribaltato nel vercellese provocando la morte di due poveri bimbi.
Ora, l'autista ha sicuramente le sue colpe, per le quali dovrà essere punito adeguatamente (ma non esiste punizione in grado di restituire la vita ai due angioletti).
Ho però trovato scandalosa la voracità predatoria e il tono tronfio da Inquisizione sfoderato dalla carta stampata nel dichiarare la causa primaria della tragedia: tracce di cannabis nel sangue.
Non so voi, ma io questa categoria di "giornalisti" (chiamiamoli così per comodità, ma usurpano il titolo) sensazionalisti la radierei all'istante, perché non solo non fanno informazione, ma soprattutto mettono la loro penna al servizio della fame di scandali del popolino mediocre (col beneplacito dei loro datori di lavoro cui interessa molto di più il guiderdone che non informare in modo asettico la gente).
Perché dico questo? Perché non c'è nessuno che mi garantisca che i giornalisti abbiano capito quanto è scaturito dalle analisi del sangue dell'autista, né che ne abbiano recepito correttamente il risultato.
Dulcis in fundo - e ne abbiamo l'ultima prova nella sconvolgente vicenda del giovane bresciano che credeva di avere solo pochi giorni di vita - nessuno mi garantisce che le analisi fossero prive d'errore.
Però l'importante è aver sancito che l'incidente è capitato perché quel mostro dell'autista è un drogato marcio! Poi che magari il suo datore di lavoro gli abbia fatto fare turni massacranti nei giorni precedenti per non perdere il posto (è solo un'ipotesi, badate bene) e che quindi fosse esausto passa in secondo piano.
(Con questo non intendo esimere l'autista dalle sue colpe: sapendo di avere la responsabilità delle vite delle persone che trasportava avrebbe avuto il dovere di astenersi se non fosse stato in condizioni adeguate)
Ricordo, in età adolescenziale, il caso di Enzo Tortora. Mi colpì molto. Per la prima volta in vita mia assaporai la delusione prima, nei confronti del simpatico conduttore di Portobello... amarezza e profondo disagio poi, per aver creduto alle fantafrottole di "giustizia" ed informazione.
Una coscienza ancor genuina, la mia, ferita dai sensi di colpa per aver "pensato male" o peggio, per essere stato "manipolato" in tal senso; reso vittima e "giustiziere" inconsapevole nello stesso tempo.
Oggi mi accorgo che sì, è vero, l'orco è ancora lì, nonostante tutto:
Vengo tamponato, subisco lievi danni fisici. Ho un ricovero, molti documenti, i rilievi della polstrada, dei referti medici, fatture di meccanici e carrozzieri che attestano indiscutibilmente quale parte del mio mezzo è stato oggetto di riparazioni. Ma i carabinieri, dopo mesi , mi chiamano alle 9 di sera, per ritirarmi la patente perché io - secondo loro - sarei il tamponante. Ho rischiato di finire in galera, quella sera, per far valere i miei fottutissimi diritti, e c'è voluto anche l'avvocato.
Il mio è solo uno stupido esempio, ma la sensazione di essere additati ingiustamente, credetemi, è disarmante.
D'un tratto si è soli contro tutti, immagino - forse - cosa si può provare quando c'è un orco in divisa, un orco che scrive ed un orco in diretta, tutti insieme appassionatamente a radunar orde di orchi. Dev'essere un incubo.
Ma tant'è, solo magre considerazioni.
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