
"Ho ascoltato con molta attenzione chi mi ha incoraggiato a candidarmi, ma non sono e non sarò candidato alla presidenza". Con queste parole, Michael Bloomberg, ha chiuso definitivamente le voci, che ormai da mesi, martellavano tabloid e quotidiani americani. Tutto questo però poco conta, visto che è lui stesso a dirsi disponibile ad appoggiare un candidato indipendente dai grandi poteri. Impossibile quindi non pensare subito a Barack Obama, il senatore nero dell'Illinois.
Difficile dimenticare quella colazione offerta da Obama a Bloomberg in quel freddo fine Novembre 2007 al NewYork Luncheonette, che paralizzò la East 50th Street di New York City. Da allora tutti i giornali della grande mela non hanno mai smesso di vedere un possibile ticket presidenziale Obama/Bloomberg.
Guarda caso, proprio pochi giorni fa, il Daily News è tornato sul suddetto tema, spiegando, per bocca del columnist Josh Greenman, come un ticket del genere potrebbe far trionfare Obama, con Hillary prima e con McCain dopo.
Il sistema bancario americano è in stallo a causa della crisi dei subprime, cioè del fallimento dei meccanismi di finanziamento del mercato immobiliare. La concorrenza globale si intensifica e il tema economico sarà uno dei temi più critici che il nuovo presidente degli Stati Uniti dovrà affrontare. Bloomberg – secondo Greenman - potrebbe prendere di petto la situazione e spiegarne la complessità - insieme con la necessità di un’azione- in termini facilmente comprensibili per tutti gli americani, ridando così la fiducia ai mercati.
Il New York Sun, che è un giornale conservatore rispetto al Daily News, sostiene addirittura - citando Douglas Schoen ( ex consigliere del sindaco) - che Bloomberg potrebbe correre come vice, sia per Obama sia per McCain, anche se, la sola idea di un ticket con il Repubblicano, farebbe salire la bile a buona parte della base conservatrice del Grand Old Party, da poco ricompattata verso il Senatore dell’Arizona, anche grazie alla bufala del New York Times riguardo la fasulla love story con la lobbista Vicki Iseman.
La fortuna di Michael Bloomberg si può quantificare tra i 5 e i 12 miliardi di dollari. Scaduto il suo mandato come sindaco, il magnate della finanza, ed ex Repubblicano (ora Indipendente), ha sempre ufficialmente dichiarato di voler continuare la sua attività curando le sue fondazioni e facendo beneficenza. In pochi ci hanno creduto. Gli analisti infatti attribuiscono al sindaco di New York l’intenzione di volere contare di più nella vita politica americana, oltre a rimarcare ampio scetticismo verso questo possibile ticket democratico, che porterebbe via voti al ledaer nero dell’Illinois.
A fronte di questo, ecco rispuntare anche il nome di Bill Ritchardson, governatore del New Mexico e potenziale bacino elettorale degli ispanici, elettori fondamentali per la conquista della sala ovale. Nonostante tutto Bloomberg, a fronte del curriculum inesistente di Obama, potrebbe rilanciare il leader nero presso quei poteri che di fatto influenzeranno la convention democratica di Denver, ormai diventata fondamentale per via dei super delegati, dove Hillary sta già cercando di far valere il suo peso politico.
A rileggerci
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