Domandina: La izquierda radical se siente abandonada por su decisión de presentarse solo. Y usted evita pronunciar la palabra izquierda...
Rispostina: Es que somos reformistas, no de izquierdas. Los ciudadanos son ciudadanos antes que nada. No se levantan diciendo soy de centroderecha. Hemos cerrado la alianza con ellos porque las diferencias eran abismales en muchos campos. Hemos tenido el valor de decirlo, y ahora la cosa está cada vez más clara.
A “El Paìs” Uolter affida l’ultima, decisiva sterzata nuovista del Partito Democratico e completa la giravolta necessaria a non rimediare una batosta spettacolare alle elezioni.
“Noi non siamo di sinistra” è il tentativo penoso di tagliare il cordone ombelicale con la ex coalizione governativa per non dover pagare il dazio imposto dai due anni passati a sostenere il governo più impopolare e cialtrone della storia repubblicana.
E’ anche umanamente comprensibile il desiderio di sganciare dal pullman il rimorchio ingombrante di Prodi, ma chissà cosa ne pensano quelli che all’idea di dirsi di sinistra ancora ci tengono?
Probabilmente faranno finta di non aver sentito lasciando che prevalga la voglia di rivincita, ma esiste il rischio concreto che questa foga nel prendere le distanze da una tradizione che di chiama “ieri”, non un secolo fa, possa anche alienargli le simpatie di chi, comunque, ad un minimo residuo di identità ci tiene ancora.
E non è mica detto che il tentativo lampante di insidiare le quote di mercato di Berlusconi sia destinato al successo. Anzi, in un paese che ragiona in modo piuttosto schematico, è possibile che la fuga in avanti disorienti lo zoccolo duro dell’elettorato ex DS ed ex Margherita.
Probabilmente è un rischio calcolato e probabilmente è una scelta dettata dalla mancanza di alternative. In effetti, il PD di oggi una forma definita non ce l’ha ancora e il tentativo di dare una ripassatina alla mobilia vecchia per farla sembrare nuova di zecca, o al limite un investimento consapevole nel settore del modernariato, ha un suo senso.
Puntasse sulla continuità o sulla tradizione, non avrebbe speranze di sopravvivere politicamente al voto di un paese incazzato nero col governucolo in carica. Il rischio è che si faccia prendere dall’entusiasmo e che, dopo aver mal scimmiottato un programma elettorale simil liberale, punti dritto in un vicolo cieco. I berluscones, come li chiamano gli intellettuali di sinistra, hanno dimostrato di poter offrire una solidarietà politica al loro leader paragonabile a quella sulla quale poteva contare il vecchio PC. Di là, non può sfondare anche se si mette la maschera di gomma con la faccia del cavaliere.
Restano gli indecisi, che sono tanti, e che si suppone stiano al centro: l’obbiettivo è convincerli che la sinistra italiana è morta e che nasce una sinistra ammerikana.
Qua si gioca la partita decisiva ed entrambi gli aspiranti al trono se le daranno di santa ragione per metterseli in tasca.
Intanto, prima ancora che comincino a fare sul serio, scopriamo che nessuno dei due grandi partiti è di sinistra e che quella collocazione geopolitica viene giudicata dai più come scarsamente affascinante sul piano elettorale.
Immagino che Forza Italia, o il Popolo delle Libertà o quel diavolo che sia, stia godendo come non mai. Alla faccia di chi continua a dire che è Uolter a fare l’agenda. Uolter sta semplicemente giocando l’unica partita possibile e più si addentra in territorio nemico, più lascia il fianco scoperto.
Per ora i bollettini parlano di vittorie fulminanti un po’ ovunque, ma somiglia tanto all’Operazione Barbarossa e c’è la grande probabilità che la gloria rimediata oggi finisca come quella di Paulus a Stalingrado. Cioè, non benissimo.
(Nella foto, sic transit gloria mundi)














:-(
Un commento senza parole...
Si fa difficile, eh? :-D
Però intanto questi proclami si guarda bene dal farli in Italia...