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Sorry, Mr. Blair!

L’addio a Tony Blair val bene l’eccezione di scrivere in prima persona. Tony Blair è stato l’unico leader che mi ha fatto provare simpatia per il Labour. Sarà anche l’ultimo. E’ naturale quindi che le parole che sto scrivendo siano intinte nel doppio sentimento dell’amarezza e della nostalgia. Si può dire di tutto su Blair. Il tempo è stato l’asso con cui prima ha vinto tutto ma con cui dopo ha riperso tutto. La sua virtù più brillante è stata la forza che ha avuto nel rompere col passato per portare il futuro nella realtà. E’ stato l’antesignano del cambiamento generale, il visionario che ha trasformato in solida realtà quella che era disdegnata come profezia e utopia. All’inizio Blair era l’uomo che veniva dal futuro. Bastava poco a strappare le ragnatele ideologiche che fasciavano gli occhi ai laburisti. Ma solo Blair l’ha fatto e ha vinto e c’è riuscito perché aveva capito che le ideologie incatenano la libertà d’azione, vitale come l’aria nell’epoca dell’ultra-globalizzazione e del terrorismo globale. Purtroppo lo aveva capito solo lui. Blair ha segnato un’epoca così profondamente che il suo vero erede è il leader dei conservatori. Blair il creatore del nuovo Labour e della nuova Inghilterra, Blair il vero re d’Inghilterra. In un paio d'anni Blair il giovane leader diventa un vecchio perdente, osteggiato dai suoi elettori, criticato senza rispetto dai suoi alleati. Precorrere i tempi ha condotto alla vittoria. Perdere il passo coi tempi ha riportato alla sconfitta. Quando l'innovazione finisce assopita, il tempo accelera - e consuma. Andata e ritorno, parentesi aperta e parentesi chiusa su dieci anni d’oro. Quando il volto giovanile inizia a trasformarsi in una smorfia d’invecchiamento, è il segno del potere che fa sentire il suo logoramento. La lenta uscita di scena sotto la triste colonna sonora della sconfitta è l’eclissi finale. Si ritorna indietro, con l’opaco Mr. Brown e la diaspora di chi si prepara a trascorrere una lunga notte fuori dal numero 10 di Downing Street. Titoli di coda.

P.S. Mentre l'Inghilterra fa come Crono che divora i suoi figli, qui nel Belpaese (che non è la marca di un formaggio) teniamo vivo il culto dei morti commemorando Aldo Moro ucciso ventinove anni fa e non sappiamo ancora chi sono i suoi assassini. Sipario.

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ritratto di Joyce
 

Ah, perché su Ustica invece dopo 27 anni sappiamo qualcosa in più?
E, scusa, credi che fra 30 o 40 anni sapremo chi ha veramente ucciso Samuele Lorenzi?

Where there's a will there's a way...dove invece è interesse fare in modo che certe verità non vengano a galla, il mistero permane...

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