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Me gratto li cojoni!

In fondo, non è che vada poi tutto così male. Prendiamo la giustizia, ad esempio, della quale tutti si lamentano. Un po’ perché giudica a capocchia, un po’ perché per arrivare alla sentenza definitiva ci impiega spesso tempi che superano l’aspettativa media di vita delle parti in causa.

Eppure, quando l’oggetto del contendere è di particolare rilievo sociale, capita che si dimostri in grado di portare a termine il proprio compito con una velocità impressionante.

Di questo dovremmo gioire tutti, un po' meno il 42enne operaio di Como condannato in Cassazione, Terza sezione penale (penale, si badi bene!), al pagamento di 200 euro di multa – più mille da versare nelle casse ammende - per essersi vistosamente palpeggiato i genitali mentre camminava per strada. In poco più di un anno, l’iter processuale si è completato e si è fatta giustizia di questo gravissimo attentato al pubblico decoro per il quale circa sessanta milioni di italiani si erano dichiarati profondamente angosciati.

Insomma, ora siamo tutti più tranquilli e sereni sapendo che nessun altro oserà ripetere quella odiosa violenza al sentimento comune dell’uomo medio e potremo riprendere a passeggiare per le strade senza la fastidiosa compagnia di un’angoscia che si era fatta, giorno dopo giorno, autentico terrore.

Ha fatto bene la Suprema Corte, dopo una meditata riflessione, a rigettare la tesi difensiva del reo il quale, con la consueta arroganza dei maleducati, aveva provato a sostenere l’impulsività di un gesto finalizzato a sistemare il cavallo delle braghe.

I giudici hanno ritenuto che detta operazione, per nulla attenuata nella gravità dal fatto che la posizione del sacco scrotale sia stata variata dall’esterno dei calzoni, avrebbe dovuto compiersi in luogo apposito e riservato, in ogni caso non accessibile al pubblico.

E le ragioni sono di una evidenza lampante:

“[…] il palpeggiamento dei genitali davanti ad altri soggetti, in quanto manifestazione di mancanza di costumatezza ed educazione, deve considerarsi atto contrario alla pubblica decenza, concetto comprensivo di quel complesso di regole comportamentali etico-sociali che impongono a ciascuno di astenersi da condotte potenzialmente offensive del sentimento collettivo della compostezza del decoro, generanti disagio, disgusto e disapprovazione nell’uomo medio.”

Sembra un pezzo del programma di Veltroni, ma è una sentenza di importanza fondamentale per il paese che dimostra quanto sia alto il livello di attenzione degli organi giudicanti quando c’è in ballo la deriva nella moralità dei costumi. Perché si gioca tutto lì il nostro futuro, nel rispetto del complesso di regole etico-sociali che permettono al medioman italiano di tenersi retto e, di conseguenza, di pretendere rettitudine.

E’ chiaro che il minimo cedimento in materia potrebbe incoraggiare il diffondersi di comportamenti sempre più lontani dal rispetto dei sentimenti collettivi della compostezza. Se lasciassimo andare questa, domani qualcuno comincerebbe a mettersi le dita nel naso e, lassismo dopo lassismo, magari qualcun altro comincerebbe a girare in pubblico con pantaloni che lascino scoperto il culo o minigonne a figa alta, più che a vita bassa.

E quando degrada il decoro pubblico nei comportamenti più banali e semplici, allora scendere ancora più giù nel baratro è un attimo. Bene, quindi, ha fatto la Cassazione a pronunciarsi con tale rigida determinazione nella stigmatizzazione di una deriva etica pericolosa prima che i danni diventino irreversibili.

Non ci vuole un genio, infatti, per capire che se non ci preoccupassimo di questi fenomeni, in brevissimo tempo potremmo trovarci catapultati in una società senza valori dove ognuno si sentirebbe libero di violare non più e non solo l’etica della condotta pubblica, ma addirittura la legge. Ora, non vorrei passare per catastrofista, ma esiste il reale pericolo che, continuando così le cose, in un futuro ancora lontano - prima o poi - il disprezzo impunito delle regole si possa trasformare in vera e propria illegalità diffusa. E quando l’illegalità diffusa arriverà perfino ad ispirare l’azione della classe dirigente del paese, allora sarà davvero troppo tardi per tornare indietro. Questo non deve accadere, almeno in Italia, e non a caso la Cassazione stessa ha esteso la condanna del gesto anche se finalizzato alla manifestazione scaramantica. Certi inquietanti scenari, per quanto improbabili, si evitano promuovendo attivamente il modello eticamente composto del socially correct, mica alzandosi dalla sedia e, portate le mani all’inguine, shakerare urlando: “Me gratto li cojoni!”.

(Nella foto, pericolose derive etiche)

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ritratto di Mthrandir
 

Un altro tassello che va a comporre il puzzle dell'immagine da cui è lampante come la magistratura italiana dovrebbe essere rimossa alla radice (assieme ai loro nemiciamici politici, ovviamente)
Non solo la sentenza, ma tutto il procedimento, ed in particolare il fatto stesso di aver dato inizio ad un procedimento per un tale fatto dimostra quanto il potere giudiziario in Italia sia in mano a degli emeriti imbecilli.

La sproporzionatezza della sanzione, inoltre, dimostra che i cosiddetti giudici (pfui) non hanno un minimo di senso pratico e di criterio! 200 € per uno che magari ne guadagna 1000 al mese non sono propriamente bruscolini!

Ed intanto i veri delinquenti sono a spasso (anche grazie al magico indulto del fortunatamente ex Ministro della - tze - Giustizia)

Peraltro....ma CHI è stato a denunciare il tizio in questione?
Ma è proprio vero che c'è gente che non ha un cazzo da fare tutto il giorno!

Colpa delle diavolerie moderne e delle aspirazioni classiste!
Se invece di portare boxer, perizomi, raccattapalle assortiti quell'operaio avesse indossato un'umile mutanda, peraltro piu' consona al suo status di proletario, non sarebbe stato ne' accusato, ne' condannato!

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