Da: enzo ricchiuti Inviato: mercoledì 27 febbraio 2008 11.03.44 A: ildirettore@ilfoglio.it; lettere@ilfoglio.it; moratoria@ilfoglio.it. Al Ferrara che fa Lenin, rispondo al suo "Che fare ?" con spudorata e scostumata onestà. Ed a nome non solo mio ma di tanti quanti si sono esposti ognuno nel suo proprio e piccolo o vi hanno semplicemente ragionato in privato.Non ci dice nulla di nuovo, il suo pessimismo della ragione, perdipiù vessato e sottoposto alle lusinghe di pressioni e affanni, é il nostro. I suoi dubbi di oggi i nostri di ieri.Nessuno ha mai creduto (nemmeno lei nonostante la giusta faccia per dirlo e le intelligenti fanfaronate per costruirvi sopra un, chissà, successo) alla cosa, alla balla va', del sei per cento divenuto poi quattro e poi ancora tre. Nessuno di noi si è mai illuso si riuscisse a superare l'uno virgola ed a sinistra dell'uno s'intende. Tanti si son disperati pure e persino della semplice raccolta firme. E quando s'è balenata e poi dissolta la speranza dell'apparentamento siamo rimasti scettici e indefessi come lei.Yes, we can, noi possiamo capire tutti.La Chiesa che non vuole legarsi a una listina matta per poi farsi contare e pesare da tutti quei boccuccia.Il Cav che giustamente vuol pescare un po' ovunque per il suo contenitore, non sposandosi nessuno.Possiamo capire anche un direttore di un giornale che si ritrova a non saper neanche come organizzare e far fruttare tutta 'sta gente che s'è svegliata dopo quarant'anni e ora ha fretta, fame, buona volontà e pochi spicci,tutta questa volontà di fare poi chissà che cosa, matta et disperatissima a rompergli i coglioni.Ma oramai é fatta. Chi più chi meno ha messo la faccia e un ritiro inglorioso non sarebbe solo il suo, Capitano mio Capitano.Saremmo, noi della moratoria tronca, romantici e patetici come la setta dei poeti estinti. E si era poi detto, niente cinismo modernista questa volta.Se lei molla, e la lista chiude i battenti, di temi eticamente sensibili resterà a parlarne quello che fa venir l'orchite a Marcenaro, il rispettabilissimo ma targato Signor Pierferdy di Casini, ma a me, scusi, che son di sinistra e a tanta altra gente che se sta qui a scriverle lo fa in un trasversalismo della razza umana né di destra e né di sinistra, a noi checcefrega di Casini ?Lei ha citato l'episodio del Mugello, di quando si scontrò con la dura legge della cella di rigore interpretata da quell'uomo popolare che aveva il mondo ad uso di mondo dietro sé.Noi non saremo il mondo, magari un po' di porco mondo casomai.Ma le ribalto ad uso suo quello che era lo slogan di lor altri. Vada avanti, Giuliano. Vincenzo Ricchiuti













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