
D’accordo che siamo all’inizio della campagna elettorale e d’accordo che, nella fase di reclutamento delle truppe cammellate, ci si possa concedere di non andare troppo per il sottile, ma questa fase della rivoluzione politica italiana fa semplicemente pena.
I due grandi partiti, cioè il più bel numero illusionistico mai rappresentato in pubblico al di sotto del Brennero, sono assai impegnati a contendersi l’investitura ufficiale a "casa dei cattolici" nella speranza di raccattare l’endorsement del grande elettore di Oltretevere, considerato – probabilmente a ragione – l’unico in grado di rompere un equilibrio numerico che in Senato si annuncia fragile come quello sul quale Prodi pretese di durare cinque anni.
Nel centrosinistra, i teodem si stanno facendo andare di traverso l’ingresso dei radicali ai quali vorrebbero imporre l’impegno ufficiale, firmato col sangue, di non rompere i coglioni con tutte le cianfrusaglie laiche che si portano appresso. Nel centrodestra, invece, il problema non si pone neppure perché i laici sono morti da quel dì come dimostra il breve discorso commemorativo di Berlusconi Silvio recitato al convegno organizzato da Bonsignore (nomen omen):
«Non hanno valutato sufficientemente [l’UDC, n.d.M.] che siamo riusciti, per la prima volta in Italia, a portare tanti laici su posizioni della Chiesa su temi cruciali come i valori della vita e della famiglia. Il Pdl è il centro».
Ha fatto bene a dichiarare pubblicamente di essere in missione per conto del Vaticano e di avere nel programma la necessità di convertire i reprobi. E farebbero bene a rifletterci per benino anche quelli che ancora coltivano la pia illusione che ci sia spazio per lobbies liberali nella discarica statalista in cui si è trasformata la ex CDL.
Finora, quindi, di politica non si è sentito parlare, forse perché nessuno ha alcunché da dire e, quando lo dice, propone idee bislacche come i salari minimi a mille euro per ricacciare i precari nel sommerso o la ripresa del grande progetto Ponte di Messina, un’autostrada sospesa di 4 chilometri piazzata tra due mulattiere.
Quindi la buttano sull’etica e sui grandi principi accodandosi al coinvolgente dibattito che ci ammorba quotidianamente sul dilemma “194 si - 194 no” o sull’opportunità di prendersi la RU486 quando il mal di testa non dà tregua.
E’ chiaro che, se questi sono gli oggetti del contendere, i liberali sono fuori gioco per definizione e sono chiusi in un angolo a fare da spettatori.
Ma il problema non è neanche quello dell’assenza dei liberali, che in Italia contavano un cazzo prima e conteranno altrettanto domani, nonostante i deliri di Giordano che parla di collocazione neoliberale di Veltroni (cioè parla di cose che non capisce, come al solito), il problema sta proprio nei contenuti di questo presunto scontro.
Se tutti i contendenti permettono che la scena sia perennemente occupata da temi che hanno a che fare con una scelta di coscienza individuale che nulla ha a che fare con un programma politico, vuol dire che nessuno si sente abbastanza forte per prendersi la responsabilità di cambiare discorso. In altri termini, vuol dire che non esiste in alcuno degli schieramenti una capacità politica autonoma di rappresentare qualcosa che non sia tifo da stadio. Ed è inevitabile che, data la rinuncia spontanea della politica ad occuparsi di ciò che dovrebbe, il palcoscenico lo occupino altri portatori di interessi strutturalmente più attrezzati.
Sia chiaro che è perfettamente legittimo che un’associazione persegua i propri fini tentando di premere sul potere, ma è altrettanto chiaro che uno sfondamento così clamoroso è la dimostrazione che la classe dirigente del paese ha abdicato al suo compito.
Anzi si è messa in coda, fa a gara per risultare la più gradita e aspetta di essere investita della legittimazione non secondo la regola democratica del voto, bensì da quella corporativa dell’investitura. Peccato che non c’è da contare troppo nemmeno su quella perché ogni gruppo di influenza che persegua finalità apolitiche tenderà a farsi rappresentare ovunque sia possibile perché lo scopo è quello di condizionare il vincitore, non tizio o caio in particolare.
In questo senso, tanto il PD che il PdL si possono ben definire il partito dei Vescovi o quello di Confindustria o quello di qualsiasi altra lobby esterna. Quello che non si può fare è definirli in ragione di un progetto politico autonomo o di una visione originale della società per il semplice fatto che non hanno né l’uno né l’altra. E, alla fine, in assenza di una visione strategica, chiunque vincesse le prossime elezioni non potrà che continuare l’andazzo della coltivazione dei piccoli orticelli, il foraggiamento dei club degli amici e l’occupazione militare delle poltrone per dimostrarsi il più veloce a toccare il colore che chiama la strega.
Ma mettetevi in testa che il gioco, questo gioco, è la strega che lo comanda.
(Nella foto, strega e, sotto, momenti di ottimismo)














Mthrandir scrive:
E, alla fine, in assenza di una visione strategica, chiunque vincesse le prossime elezioni non potrà che continuare l’andazzo della coltivazione dei piccoli orticelli, il foraggiamento dei club degli amici e l’occupazione militare delle poltrone per dimostrarsi il più veloce a toccare il colore che chiama la strega.
Ma è quella la strategia!
E anche l'obiettivo unico, su cui tutti sono d'accordo!
"Anzi [la classe dirigente] si è messa in coda, fa a gara per risultare la più gradita e aspetta di essere investita della legittimazione non secondo la regola democratica del voto, bensì da quella corporativa dell’investitura."
e si tornasse una buona volta alla camera dei fasci e delle corporazioni! non che mi 'ntusiasmi, sia ben chiaro, ma visto che è dimostrata l'impossibilità di tornare alla nazione liberale, democratica e capitalistica (in senso lato) che abbiamo potuto apprezzare tra il '61 e il '26, tanto vale eliminare l'ormai costosissima quanto irreale "classe politica", chiara espressione di un qualcosa che non esiste. insomma, il socialista corpulento aveva messo su un certo tipo di economia e distato, fatto di oligarchie, cartelli e federazioni di uguali organizzate in modo da non pestarsi i pedi tra di loro. a legiferare in proposito c'era una classe rappresentativa delle comunelle stesse, chiaro pulito e lampante, tutto alla luce del sole: non c'era bisogno di fare lobby, perché le lobby stesse concionavano in parlamento.
se poi decidi che le cose non vanno più bene così, e vuoi un parlamento rappresentativo del paese inteso come gruppi di associazioni di pensiero (come in molti altri paesi al mondo), allora è giocoforza cambiare anche le regole che muovono l'economia. altrimenti arrivi ad uno stato schizofrenico, come s'è dimostrato in molte occasioni la nostra repubblichetta: psicologicamente fragile, piena di sensi di colpa e di insicurezze, pronta a far la voce grossa con chi non potrebbe rispondere, o non vorrebbe nemmeno essere interpellato, sempre col telefono a portata di mano per concordare regolamenti e norme in un certo senso sorprendenti, e comunque con l'intima convinzione di averci fatto un grande affare.
chiaramente, per chi gliele commissionava, di volta in volta si trattava poco più che di mance...
di conseguenza, abbiano (se non lo trovano i politici) almeno i vertici dei cosiddetti poteri forti il coraggio di fare una vera rivoluzione, e in parlamento andarci direttamente loro: si risparmierebbero soldi e tempo, si risolverebbero i millemila conflitti d'interesse più o meno palesi, si smetterebbe di prender per il culo l'italiano medio e qualunquista, e il tutto a prezzi decisamente modici....
p.s., vista l'attuale composizione delle corporazioni, il uolter è emanazione delle coop, delle banche o della giuve?
ah, mi dicono dalla regia, egli è creatura delle coop, ma anche delle banche, della giuBBe ma anchedella ferrari, della fiatte ma anche di armani.... che tempi....
Non è che confondi i "laici" con gli "atei" dell'UAAR e i "liberali" con i "libertari" alla Radicale?
Non ti sfiora il dubbio che se tanti non credenti si sono avvicinati alle posizioni dei cattolici (su argomenti che non hanno a che vedere con i dogmi di fede, come il valore della vita umana) il motivo potrebbe essere che si tratta di posizioni "ragionevoli", di puro buon senso?
Ti risparmio la solita citazione di Norberto Bobbio in tema di aborto, che ricorderai bene spero.
In fondo il "laico" non credente dovrebbe essere quello che non ha dogmi, che ha il "dubbio" come metodo... o no?
Non mi pare il caso di essere così pessimista in fondo. ;-)
BiGi, credo sia una scelta residuale dettata dall'incapacità di essere qualcuno:-)
baron, ti risulta che ne siamo mai usciti dalla camera dei fasci? Il potere vero in politica non ci scenderà mai. Meglio, e più pratico, piazzarci i suoi burattini che si scannano per il "consenso", o se lo pagano con le mancette di lorsignori. Il resto son seccature per ragionieri, a quelli non interessa. Della giubbe no di sicuro, che a Veltroni i rigori glieli danno ancora tutti, inclusi quelli che non ci sono:-)
Omonimo stimatissimo, non confondo alcunchè. Gli atei sono solo cattolici in negativo, fotograficamente parlando. Quanto ai libertari, io son eticamente tale per cui li riconosco al volo. Ma il liberalismo è un'altra cosa e, per me medesimo, vale come approccio all'economia. Non parlavo di questo nel post.
Mi sfiora il dubbio, però, che non sia statutariamente prevista la missione di conversione al cattolicesimo del cattolicissmo partito Forza Italia: forse, lo lessi male. Ora che lo so, non lo voto. Semplice.
Chiudo dandoti ragione: quello del dubbio è lo scettico, ma diciamo pure che lo scetticismo sia atteggiamento laico. Io il dubbio ce l'ho e non mi sognerei di vantare come successo l'aver convertito altri nella condivisione di posizioni di valore sulle quali, io per primo, non sono convinto. Di quello, si vanta Vanna Marchi.:-)
Chi, quel fulgido esempio di multiforme cultura, elegante tolleranza, invidiabile apertura mentale e rispettosa accettazione del confronto paritetico tra diverse posizioni che risponde (?) al nome di Vanna Marchinger Decimasesta?
Qualcuno davvero pensa che sia così grave professarsi un tantinello scettici?
No Mauro. Il laico è quello che, su temi in cui non esiste una risposta univoca, tende a lasciare che ognuno si dia la sua. Il cattolico è quello che è convinto che la risposta univoca esiste (la sua) e tende a imporla. Il laico che va sulle posizioni della Chiesa, invece, è un servo opportunista. Questo era, questo è.
Se mi consenti il paradosso, condivido le tue argomentazioni, ma non condivido la tua opinione.
La situazione attuale è sconfortante, ma gli eventi girano nella direzione di una evoluzione delle cose, nonostante tutto e suo malgrado, positiva.
Certo occorre avere la capacità di distaccarsi dalla attualità minuta, che, per quanto sia la realtà più evidente, può essere parziale e fuorviante. La strega condiziona anche con ciò che vuole che appaia, vale a dire con l'inganno o il tranello.
Bisogna riuscire a guardare oltre.
tanto per rompere un po', vorrei chiedere a tutti di trovare un'altra parola per "persona che non intende seguire gli insegnamenti dei Vangeli e/o le parole del papa, alle quali dedica invece generico e perlopiù infondato disprezzo".
abbiate un minimo di rispetto per la lingua italiana, e per la tradizione cattolica, chiamatelo giampiero, accappatoio o anche ipotenusa, ma abbiate l'accortezza di non chiamarlo "laico", ché questo è tutt'altra altra cosa.
da circa 2000 anni il laico è il cristiano non ordinato sacerdote (sai la novità), e contrapporre quindi le azioni e i pensieri del "laico" a quelle del "cattolico" non ha il minimo senso: tutti i cristiani sono laici (esclusi preti, frati e suore), nessun non cristiano può essere laico.
se e quando la lingua italiana accetterà il termine "laico" col significato di "anticlericale" e "anticristiano" invece che "non chierico", allora potrete chiamare laici chi vorrete, ma ad oggi tale cambiamento di significato non è avvenuto, e questa brutta abitudine imposta dai media è soltanto un modo di indorare la pillola, dando un nome in apparenza innocuo a pensieri ed azioni di tutt'altro tipo.
(a cosa ci si attacca per non pensare al derby....)
lài|co
agg., s.m.
AU
1 agg., s.m., che, chi non appartiene al clero; che, chi non ha alcun grado nella gerarchia della Chiesa cattolica
2 agg., che non dipende dal clero; che è formato da persone appartenenti allo stato laicale: associazione, confraternita laica
3 s.m., religioso non ordinato sacerdote, che all’interno di una comunità monastica svolge spec. attività manuali e profane; anche agg.: frate, fratello l.
4 agg., improntato, ispirato ai principi e agli ideali del laicismo: pensiero l., istituzioni laiche, istruzione laica | agg., s.m., che, chi condivide gli ideali del laicismo; che, chi auspica l’autonomia da qualsiasi forma di ingerenza ecclesiastica: intellettuali laici, dibattito tra laici e clericali
5 agg., estens., di gruppo, movimento e sim., che dichiara programmaticamente la propria autonomia rispetto a qualsiasi dogmatismo ideologico: partiti laici, nello schieramento politico italiano, ciascuno dei partiti che si definiscono programmaticamente autonomi sia dal dogmatismo cattolico sia da quello marxista; polo l., quello formato da tali partiti | agg., s.m., che, chi rifiuta di uniformarsi rigidamente e in modo acritico a un’ideologia: pensatore l., un membro l. del partito
I significati si aggiornano, baron. Avrai mica un vocabolario del millequattro?:-)
"Il laico è quello che, su temi in cui non esiste una risposta univoca, tende a lasciare che ognuno si dia la sua. Il cattolico è quello che è convinto che la risposta univoca esiste (la sua) e tende a imporla."
Vero, anche se vale per tutte le religioni, comprese quelle non confessionali come il marxismo.
Inoltre, proprio perché mosso dal dubbio anziché dalla certezza, è possibile che un laico - o, forse, meglio sarebbe dire un liberale - condivida alcune posizioni (magari solo in parte) espresse dai seguaci di Herr Fanatiker, peraltro senza pretese di immutabilità né tentativi di prevaricazione.
dizionari del millequattrocento ne ho un paio (spassosissimi), e pure - la cosa ti sorprenderà - ne ho anche di più recenti.
la tua precisazione non fa che confermare ciò che ho scritto testé: se si accettano per buoni i significati lati del termine riportati ai punti 4 e 5, i laici saranno sì e no una dozzina in tutt'Italia.
perquindi, rinnovo l'invito a trovare un altro aggettivo che definisca compiutamente la gran massa di ceppaloni che laici (alla IV e alla V) si beano di farsi chiamare.
perché uno che aspetta l'imbeccata di Benedetto per ricordare a lui e a tutti come si dovrebbe davvero ragionare non è un laico, ma un cretino, e ha il pensiero libero quanto uno sgombro in scatola (e forse un po' meno vivo).
non ti ci metto in mezzo, sia ben chiaro, ma di gente di questo tipo in Italia e non solo ne vive a tonnellate.
laicissime tonnellate, che nel loro complesso non hanno la minima idea di cosa sia l'autonomia del pensiero e la libertà delle idee, compresa quella di trovarsi occasionalmente d'accordo col papa senza per questo sentirsi dei baciapile.
baron, pur ammettendo una mia certa inclinazione all'anticlericalismo, quando ho ritenuto che Benito XVI fosse dalla parte della ragione, l'ho scritto correndo il rischio (cfr. la questione sulla sapienza).
Purtroppo, sul significato dei termini non si può fare granchè: laico, come liberale, è uno dei lemmi preferiti dai falsari. Ma mica possiamo dismetterli a causa della violazione del copyright, no?:-)
baron litron scrive:
perché uno che aspetta l'imbeccata di Benedetto per ricordare a lui e a tutti come si dovrebbe davvero ragionare non è un laico, ma un cretino, e ha il pensiero libero quanto uno sgombro in scatola (e forse un po' meno vivo).
Esatto!
Ma non è neanche un cattolico (o, per estensione, un cristiano).
Io continuo a ritenere che la Chiesa sia in grandissimo ritardo sui tempi: è rimasta ferma a metodi da medioevo, dove bisognava utilizzare immagini terrificanti di punizioni divine e imporre regole manichee perché la gente indulgesse troppo in comportamenti bestiali a causa dell'enorme ignoranza diffusa all'epoca.
E, ovviamente, per il forte interesse politico della Chiesa nei tempi bui.
Ora: si può senz'altro dire che gente ignorante ce ne sia ancora a pacchi, e che la Chiesa sia ancora interessata a fare ingerenza nella vita politica italiana.
Però i tempi sono decisamente cambiati...i comportamenti che vanno contro la convivenza civile delle persone sono deprecati dalla società (almeno in teoria), e volendo i politici potrebbero dire ai prelati di occuparsi della politica dei loro 0,44 kmq (peccato che in definitiva anche a loro faccia comodo che gli alti prelati abbiano le mani in pasta)
Il clero continua a predicare il dialogo, ma più si sale nella gerarchia più questo dialogo diventa un monologo arrogante che ha come unico effetto quello di allontanare le persone (particolarmente nel nostro Paese in cui la fanno da padroni il faccioilkazzokevoglio e il 6 politico) dai luoghi in cui si viene a contatto con l'unica cosa veramente importante della religione: la Parola e gli insegnamenti di Gesù Cristo.
Che altro non sono che indicazioni ragionate per vivere meglio in un società in cui, toh, esistono anche altre persone oltre noi stessi! (anche se la maggior parte dei nostri compatrioti - e non solo - fanno di tutto per dimostrare che questo assunto è sbagliato)
Chi non accetta il dialogo e chiude le proprie orecchie a fronte di opinioni che divergano dai propri dogmi, diventa un Fondamentalista. E la cronaca giornaliera dalla Cisgiordania all'Afghanistan e così via ci porta evidenza di quali pericolose idiozie possano produrre i comportamenti di stampo fondamentalista.
Dialogo ed apertura mentale ci vanno (e a questo riguardo concordo col ritratto del Papa fatto da DoktorFranz). E prendersi un po' meno sul serio, eh.
Del resto lo dice anche la saggezza popolare che si prendono più mosche col miele che con l'aceto!
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